SALUTE, eventi. Torino: Clustering Life Sciences & Health

Dagli ecosistemi di innovazione ai modelli integrati di sviluppo della filiera della salute: Regioni, imprese, ricerca e sanità assieme per un nuovo modello di sviluppo. Nella Città sabauda ha avuto luogo la giornata nazionale sul ruolo del clustering quale infrastruttura strategica ai fini della trasformazione della salute da costo in leva di crescita. Dal confronto è emersa una visione condivisa relativamente alla competitività del settore, che non «si gioca più» tra singoli attori, ma tra ecosistemi connessi

Torino, 17 giugno 2026 – Come trasformare la salute da centro di costo a motore di sviluppo economico, innovazione e competitività? È stato questo il quesito che ha caratterizzato l’intera giornata di lavori di “Clustering Life Sciences & Health: dagli ecosistemi di innovazione ai modelli integrati di sviluppo della filiera della salute”, evento promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia assieme a BioIndustry Park Silvano Fumero, bioPmed Piemonte Innovation Cluster, Federated Innovation @MIND, Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, Polo Tecnologico Alto Adriatico e AstraZeneca Italia, svoltosi ieri presso il Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino.

LA SALUTE COME PIATTAFORMA DI SVILUPPO

Nel corso dell’evento è stato evidenziato un passaggio cruciale: non più solo ecosistemi locali, bensì reti di ecosistemi connessi in grado di operare come piattaforme nazionali di innovazione e sviluppo, superando la frammentazione tra territori per rispondere alle grandi sfide dei sistemi sanitari contemporanei quali quelle dell’invecchiamento della popolazione, delle cronicità, della sostenibilità e della medicina personalizzata. Ad aprire i lavori è stato Massimiliano Fedriga (Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome), seguito da Marco Gay (Presidente dell’Unione Industriali di Torino), da Alberto Cirio (Presidente della Regione Piemonte) e da Federico Riboldi (assessore alla Sanità, ai Livelli essenziali di assistenza, alla Prevenzione, alla sicurezza sanitaria e all’Edilizia sanitaria della Regione Piemonte). Il friulano Fedriga ha sottolineato il ruolo svolto dalle Regioni, gestrici delle leve normative e finanziarie che possono orientare gli investimenti e favorire la collaborazione, trasformando il sistema sanitario da voce di spesa a motore di innovazione. Dal canto suo, Alberto Cirio ha evidenziato l’urgenza di superare la tradizionale separazione tra sistema sanitario, ricerca e sistema produttivo, lavorando su filiere integrate, mentre Gay ha inteso richiamare la funzione dell’industria nella costruzione di ponti stabili tra la ricerca e il mercato. Infine, Riboldi ha posto l’accento sull’importanza di infrastrutture organizzative e logistiche quali elementi abilitanti dell’ecosistema.

Massimiliano Fedriga

 

 

DA VOCE DI SPESA A MOTORE DI INNOVAZIONE

«I sistemi sanitari e dell’innovazione devono muoversi in maniera coordinata – ha dichiarato Fedriga -, perché la grande sfida che abbiamo davanti è migliorare la risposta ai bisogni di salute dei cittadini. La ricerca e le nuove tecnologie ci mettono a disposizione strumenti straordinari, ma è necessario ripensare profondamente i processi organizzativi. La telemedicina e l’intelligenza artificiale possono migliorare il monitoraggio dei pazienti cronici, superare le distanze, soprattutto nelle aree interne, e garantire una presa in carico più costante. Tuttavia, se non cambiano le modalità operative e l’organizzazione del lavoro, il rischio è che l’innovazione resti solo sulla carta. Non basta fornire dispositivi ai pazienti: occorre adeguare i modelli organizzativi e professionali alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie». Ad avviso di Alberto Cirio e Federico Riboldi «il Piemonte sta ampliando e diversificando le proprie vocazioni economiche, investendo con decisione in settori ad alto contenuto di innovazione come le Life Sciences, che rappresentano una delle principali direttrici di sviluppo per il futuro della nostra regione. In questo ambito le collaborazioni internazionali sono strategiche: per questo abbiamo promosso missioni e partenariati in Paesi come il Canada e il Giappone, con l’obiettivo di attrarre investimenti, competenze e nuove opportunità di ricerca. Possiamo contare su eccellenze riconosciute a livello internazionale come il Bioindustry Park di Colleretto Giacosa e su un sistema della ricerca e della sanità sempre più forte, come dimostra il riconoscimento IRCCS dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria. Sono risultati che confermano il ruolo del Piemonte come uno dei principali poli italiani dell’innovazione nelle scienze della vita».

ECOSISTEMI: IL PASSAGGIO ALLE FILIERE INTEGRATE DELLA SALUTE

Nel suo intervento Pietro Presti (CEO di Sharing Progress in Cancer Care, Direttore Generale della Fondazione Tempia e componente del Comitato Scientifico di Bioindustry Park) ha affrontato il tema relativo agli ecosistemi e alle filiere integrate della salute, concentrando il focus sulle relazioni, le connessioni e il ruolo svolto dai cluster ai fini dell’innovazione e della competitività del futuro. Nella sua keynote introduttiva egli ha delineato la cornice strategica alla quale si è informata la giornata di lavori. Al centro del suo intervento il passaggio dagli ecosistemi dell’innovazione a vere e proprie filiere integrate della salute, in un contesto caratterizzato da sfide sempre più complesse quali l’invecchiamento della popolazione, l’incremento delle patologie croniche, la medicina personalizzata, il ricorso all’intelligenza artificiale e la sostenibilità dei sistemi sanitari. Presti ha dunque ammonito: «Non basta generare innovazione, poiché è necessario trasformarla in impatto concreto. I cluster non sono semplici reti di relazioni, bensì infrastrutture strategiche di capitale relazionale e la competizione del prossimo decennio non sarà tra singole organizzazioni, ma tra ecosistemi». In conclusione, egli ha invitato tutti gli attori del sistema (istituzioni, sanità, ricerca, industria e investitori) a superare la logica del progetto fine a sé stesso per abbracciare quella della piattaforma permanente di collaborazione, in grado di trasformare l’innovazione in valore economico, sociale e sanitario, ponendo particolare attenzione all’equità di accesso e alla sostenibilità.

Alberto Cirio

 

 

DALLA RICERCA ALL’INNOVAZIONE

Nel corso della prima tavola rotonda che ha avuto luogo al Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino è stato approfondito il tema della collaborazione tra ricerca, industria e Sistema sanitario come condizione indispensabile per accelerare il trasferimento dell’innovazione verso i pazienti e il mercato. Su questo argomento si sono confrontati Fabrizio Grillo (Presidente della Federated Innovation @MIND), Marta Betti (responsabile del Clinical Trial Center DAIRI AOU di Alessandria), Erika Cecchin (Direttore di Farmacologia sperimentale e clinica presso l’IRCCS CRO di Aviano), Giandomenico Nollo (Dip. Ing. Industriale presso l’Università di Trento, Consorzio iNEST e Presidente SIHTA), Davide Minniti (Direttore dell’AOU San Luigi Orbassano) e  Roberta Lauro (di Campania Bioscience). Dal dibattito è emersa una visione condivisa sull’innovazione nelle Scienze della Vita: essa non nasce più all’interno di singole organizzazioni, ma lungo filiere collaborative integrate che coinvolgono ricerca clinica, università, ospedali, imprese e cluster territoriali. Grillo ha testimoniato riguardo all’esperienza maturata da Federated Innovation @MIND quale piattaforma esempio di prossimità e collaborazione pubblico-privato scalabile a livello nazionale, nell’ambito della quale grandi imprese, start up e centri di ricerca collaborano su obiettivi comuni. La Betti ha illustrato il modello DAIRI, infrastruttura regionale che integra stabilmente ricerca, innovazione assistenza e sanità pubblica. Cecchin ha evidenziato il valore degli IRCCS come snodi naturali in cui ricerca traslazionale, sperimentazione clinica e assistenza sanitaria convergono per generare nuove soluzioni terapeutiche e diagnostiche, lanciando un appello a superare le disomogeneità territoriali nell’integrazione clinica dei test genomici. Nollo ha sottolineato l’importanza dei Living Lab e della valutazione HTA per rendere l’innovazione adottabile e sostenibile. Minniti ha ribadito che un ospedale che fa ricerca attrae talenti, investimenti e studi clinici, diventando leva di sviluppo territoriale. Lauro ha sottolineato come il cluster non sostituisca gli attori, ma ne amplifichi l’impatto, trasformando eccellenze isolate in strategia condivisa.

CLUSTERING IN AZIONE E CASI CONCRETI DELLA FILIERA SALUTE

Nella seconda tavola rotonda in programma è stato affrontato l’argomento relativo al Clustering in azione e dei casi concreti della filiera salute. Una seconda sessione, articolata a sua volta in quattro momenti corrispondenti a differenti aree tematiche, ha portato l’attenzione sui modelli concreti di costruzione degli ecosistemi territoriali, mostrando come il clustering possa diventare uno strumento di accelerazione dello sviluppo economico e dell’innovazione. I modelli di governance congiunti Regione–Cluster che devono allineare ricerca, politiche sanitarie e strategie industriali, sono stati al centro della prima parte della seconda sessione. Alessia Rosolen (assessore al Lavoro, alla Formazione, all’Istruzione, all’Università, alla Ricerca e alla Famiglia della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia) ha ribadito che «in assenza di una regia istituzionale dei processi di integrazione tra sanità, ricerca, formazione, innovazione e sviluppo industriale non si costruisce un ecosistema competitivo», evidenziando altresì la necessità di una visione di lungo periodo capace di superare la frammentazione tra politiche e territori. Alberta Pasquero (Bioindustry Park) ha illustrato come un modello efficiente di governance pubblico-privata possa svolgere al meglio il ruolo di cerniera operativa tra ricerca, imprese e sistema sanitario, favorendo open innovation e sviluppo industriale, con ricadute sulla crescita del territorio in termini di creazione di competenze  e competitività. Andrea Paolini (Direttore Generale di Toscana Life Sciences), ha invece evidenziato il valore delle reti nazionali e internazionali: «Gli ecosistemi territoriali creano valore quando mettono in rete competenze e si aprono al mondo – ha egli sottolineato -, costruendo collegamenti con altri territori e con le principali reti nazionali e internazionali dell’innovazione». Mauro Casotto (Direttore dell’Area progetti e attività strategiche di Sistema Trentino Sviluppo), ha illustrato come territori geograficamente periferici possano diventare nodi strategici grazie a infrastrutture, specializzazione e connessioni.

IL MODELLO FRIULI VENEZIA GIULIA

«Il Friuli Venezia Giulia ha costruito un modello di competitività che, come dimostrano iniziative quali quella ospitata oggi a Torino, parte dai territori e dalle loro esigenze – ha aggiunto l’assessore Rosolen -, i punti di partenza sono l’ascolto delle necessità delle imprese e la capacità di mettere a sistema le risposte che il mondo della ricerca e il capitale umano presente sul territorio sono chiamati a fornire. L’obiettivo è costruire una vera filiera dell’innovazione, mettendo in connessione ricerca, formazione, imprese e sviluppo tecnologico. Questo è l’unico percorso in grado di garantire nel tempo la competitività del territorio, che rappresenta il fondamento stesso delle politiche industriali e della capacità del nostro Paese di affrontare le sfide future». Uno dei temi centrali della giornata è stato quello della capacità di trasformare la ricerca in impresa e sviluppo industriale, discusso nella seconda parte della seconda sessione, incentrata sull’approfondimento del modello economico e organizzativo che collega ricerca, clinica e azienda lungo tutto il percorso di sviluppo dell’innovazione. Giorgio Ciron (Direttore InnovUp, Area Director Life Sciences, Healthcare & Start up Assolombarda) ha ricordato come le start up siano il principale meccanismo di trasferimento della ricerca al mercato, «tuttavia, vanno aiutate a scalare». Rosilari Bellacosa (CTO e fondatrice SynDiag; Ambassador GammaDonna) ha recato al convegno la voce dell’imprenditoria, affermando che «una start up non ha bisogno soltanto di finanziamenti, ma di un ecosistema che la accompagni dalla validazione clinica al mercato». Dal confronto è scaturito come il valore della ricerca non possa essere misurato esclusivamente dalla qualità scientifica prodotta, ma anche dalla capacità di generare start up, attrarre investimenti e accompagnare le imprese innovative nelle fasi di crescita e industrializzazione. Particolare attenzione è stata dedicata alle condizioni necessarie per consentire alle start up di superare la cosiddetta “valle della morte” dell’innovazione, attraverso l’accesso a infrastrutture, sperimentazioni, competenze manageriali, partner industriali e capitali pazienti.

ACCELERATORI INVISIBILI DELL’INNOVAZIONE

Infrastrutture, dati e logistica sono gli acceleratori invisibili dell’innovazione e a essi è stato dedicato ampio spazio, in particolare al ruolo delle infrastrutture che rendono possibile il funzionamento degli ecosistemi delle Life Sciences. Al riguardo, Caterina Petrillo (Presidente Area Science Park) ha evidenziato il valore delle grandi infrastrutture di ricerca e delle piattaforme tecnologiche aperte, come PRP@CERIC, che sono capaci di mettere competenze e strumenti avanzati a disposizione di imprese e ricercatori, abilitando di fatto gli ecosistemi. Contestualmente, Massimo D’Angelo (Direttore di Azienda Zero Piemonte) ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico dei dati sanitari, la “nuova materia prima” dell’innovazione sanitaria. Accanto a questi temi, Ilaria Catalano (Vicepresidente DI LIPHE) ha inteso accendere i riflettori anche sulla centralità della logistica sanitaria e farmaceutica, «un pezzo invisibile ma sempre più determinante alla garanzia che farmaci innovativi, dispositivi medici e terapie avanzate possano raggiungere rapidamente e in sicurezza i pazienti».

 LA COLLABORAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO

Nella parte dedicata agli investimenti è stata posta al centro dell’attenzione la necessità di rafforzare la collaborazione tra finanza pubblica e capitale privato allo scopo di sostenere la crescita del comparto. I relatori hanno condiviso la convinzione che il successo delle Life Sciences dipenda dalla capacità di costruire ecosistemi attrattivi per gli investitori, nei quali ricerca, imprese, infrastrutture e sistema sanitario operino come parti di una stessa strategia. Mario Alparone (Direttore Generale di Finpiemonte) ha ricordato come le risorse pubbliche debbano fungere da leva al fine di mobilitare capitali privati. Raffaele Fantelli (Presidente di Agorai Innovation Hub) ha evidenziato il ruolo degli innovation hub nell’incontro tra competenze, ricerca, impresa e capitali. Elisabetta Borello (Co-founder, VP Strategy & External relations Bio4Dreams) ha sottolineato che la solidità dell’ecosistema è il fattore decisivo per gli investitori. Luigi Gallo (responsabile Public Advisory Invitalia) ha confermato le Life Sciences quali priorità di politica industriale nazionale. Infine, Claudio Longo (componente del Comitato di Presidenza di Farmindustria) ha posto l’accento sul ruolo svolto dalle imprese farmaceutiche come partner strategici di ricerca e sperimentazione clinica, «un contributo fondamentale – ha affermato -, quello delle imprese, nel trasformare le scoperte scientifiche in prodotti, tecnologie e servizi in grado di raggiungere concretamente i pazienti.

LOGICHE DA SUPERARE

Dal confronto è emersa la necessità di superare la logica del finanziamento dei singoli progetti per orientarsi verso il sostegno di ecosistemi territoriali capaci di generare effetti moltiplicativi in termini di innovazione, occupazione e sviluppo industriale. Alessia Rosolen, Andrea Tronzano (assessore allo Sviluppo economico della Regione Piemonte) e Francesco Marcolini (Presidente di Lazio Innova), hanno quindi rilanciato la prospettiva di una collaborazione strutturata e permanente tra ecosistemi regionali, indicando nella costruzione di reti interterritoriali delle Life Sciences uno degli elementi chiave per affrontare le sfide globali della salute, della ricerca e della competitività industriale. È stato inoltre ufficialmente annunciata l’edizione 2027 dell’evento, che si concentrerà sulla costruzione di Innovation Valleys della salute e su un programma operativo condiviso tra Regioni, cluster, imprese, centri di ricerca e sistema sanitario.

COSTRUIRE UNA RETE NAZIONALE DI ECOSISTEMI

Nell’ultima sessione, Francesca Patarnello (Vicepresidente Market Access & Goverment Affairs di AstraZeneca Italia) e Alessandra Gelera (Presidente Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI) hanno raccolto i principali spunti emersi nel corso della giornata, concludendo che le sfide future richiederanno una collaborazione sempre più stretta tra territori, competenze e filiere diverse. Il messaggio condiviso è che le differenze territoriali non costituiscono un limite, ma una risorsa da valorizzare all’interno di una strategia nazionale capace di mettere in connessione le eccellenze regionali. La Patarnello ha richiamato l’impegno dell’industria nel sostenere modelli di collaborazione stabile tra ricerca, sanità e territorio, mentre la Gelera ha lanciato un appello alla costruzione di una strategia nazionale delle Life Sciences: «La competitività del nostro Paese non dipende dalla forza dei singoli territori, ma dalla capacità di fare rete. I cluster sono il ponte tra eccellenze locali e visione comune. La competitività del Paese non dipende dalla forza dei singoli territori, ma dalla capacità di condividere competenze e trasformare le eccellenze in una forza collettiva. La sfida è passare dalla costruzione di singoli ecosistemi alla costruzione di vere e proprie Innovation Valleys della salute connesse. Solo lavorando come rete si potrà trasformare l’innovazione in sviluppo economico, attrazione di talenti, competitività industriale e benefici concreti per i cittadini e i pazienti».

LIFE SCIENCES

«L’incontro di oggi conferma che il tema delle Life Sciences non può più essere affrontato guardando ai singoli attori o ai singoli territori – ha dichiarato Stefano De Monte, Cluster Manager del Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia -, la vera sfida è costruire connessioni stabili tra ricerca, sistema sanitario, imprese, startup, investitori e istituzioni, creando ecosistemi capaci di generare innovazione, attrarre risorse e trasformare la conoscenza in sviluppo economico e benefici concreti per i cittadini. Come Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia abbiamo creduto fin dall’inizio nel valore del clustering come strumento per mettere a sistema competenze e opportunità. Dopo le prime esperienze di confronto tra ecosistemi territoriali, l’edizione di quest’anno segna un ulteriore passo avanti: non abbiamo parlato soltanto di collaborazione, ma della costruzione di vere reti di ecosistemi, capaci di operare come piattaforme nazionali dell’innovazione. È una prospettiva particolarmente importante per il Friuli Venezia Giulia, una regione che negli anni ha investito con continuità nella ricerca, nelle infrastrutture scientifiche e nella collaborazione tra pubblico e privato, costruendo un ecosistema riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Oggi emerge con chiarezza che la competitività delle Scienze della Vita non dipenderà dalla capacità dei singoli territori di correre da soli, ma dalla volontà di condividere competenze, infrastrutture e progettualità all’interno di una visione comune. Se vogliamo che l’Italia giochi un ruolo da protagonista nelle grandi sfide della salute, dobbiamo passare dalla logica delle eccellenze isolate a quella delle eccellenze connesse. È proprio in questa direzione che intendiamo continuare a lavorare insieme ai nostri partner nazionali nei prossimi anni».

UN PASSO AVANTI NELLA DIREZIONE DELLA VISIONE CONDIVISA

In conclusione della giornata di lavori, Sara Falvo, responsabile dell’Innovazione Strategica Bioindustry Park e Cluster Manager bioPmed, ha sottolineato che «la collaborazione che da alcuni anni stiamo sviluppando con il Polo Tecnologico Alto Adriatico, gestore del Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, e con Federated Innovation @MIND ci ha portati a confrontarci sul potenziale dei nostri ecosistemi. Oggi possiamo contare su vere e proprie infrastrutture dell’innovazione capaci di connettere ricerca, sanità, industria, startup, investitori, dati e competenze lungo l’intera filiera delle Scienze della Vita. Con l’incontro di oggi abbiamo compiuto un ulteriore passo avanti nella costruzione di una visione condivisa di sviluppo, fondata sulla collaborazione tra territori e sulla valorizzazione delle rispettive eccellenze in una reale capacità di sistema. Crediamo che il ruolo dei cluster sia quello di agire come piattaforme di connessione tra ricerca, sistema sanitario, imprese e investitori, favorendo il trasferimento tecnologico, l’open innovation e la crescita di ecosistemi sempre più integrati. Se vogliamo accelerare l’innovazione nella salute, non dobbiamo progettare soltanto nuove tecnologie: dobbiamo progettare le connessioni che permettono a ricerca, sanità, imprese e istituzioni di lavorare insieme, trasformando l’innovazione in valore concreto per i pazienti e per i territori».

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