Roma, 2 maggio 2026; a cura di Antir – Ad aprire i lavori del convegno “Il futuro già presente: tecnologie trasformative e sovranità digitale. Data Center e Quantum Revolution, nuove sfide per Italia e Europa”, l’ambasciatore Riccardo Sessa, presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), secondo cui «siamo immersi in un momento di profonda trasformazione tecnologica che incide sulla nostra identità, sulla nostra vita di tutti i giorni, ma anche, tenendo conto di dove ci troviamo, sulle relazioni internazionali, cambiando gli equilibri tra le potenze, la guerra ed i suoi strumenti e anche i meccanismi di costruzione della pace».

LA FANTASCIENZA È GIÀ REALTÀ
Un futuro che sembra fantascienza, ma in realtà è già il presente: computer quantistici a Bologna che eseguono in cento secondi ciò che un supercomputer tradizionale calcolerebbe in un milione di anni. Robot autonomi, interfacce cervello-computer, fusione nucleare a portata di mano, oltre a un’intelligenza artificiale che nel giro di un decennio sarà capace di pensare come un essere umano, solo infinitamente più potente. Questo è lo scenario tracciato al convegno organizzato dalla SIOI “Il futuro già presente”, che ha visto la partecipazione di Alessandro Pansa (presidente di Sparkle), Francesco Ubertini (presidente del Cineca), Marco Emanuele (senior researcher di SIOI), Tommaso Calarco (professore di Fisica e Astronomia presso l’Università di Bologna) e Diego Brasioli (vicedirettore generale della DGCT e direttore centrale per la diplomazia cibernetica del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale). Dai lavori è emerso che l’Italia è in corsa e ha le carte per competere, dunque la partita è ancora tutta da giocare.
L’ITALIA CORRE PER IL QUANTUM COMPUTING
Ad avviso del presidente di Sparkle «l’impatto dell’intelligenza artificiale è paragonabile alla scoperta del fuoco e l’Italia corre per il quantum computing, ma dovrà sviluppare tecnologie per non essere schiava». Questa è appunto la metafora con cui il prefetto Alessandro Pansa ha definito la portata dell’intelligenza artificiale, fissando l’asticella della riflessione. Non un’ennesima ondata di innovazione, ma una soglia di civiltà. Lo scenario si muove su tre piani: l’IA generativa, oggi dominante ma più abile sul linguaggio che sui numeri; l’IA generale, attesa entro un decennio, con capacità cognitive analoghe a quelle umane ma «infinitamente più potenti»; e il calcolo quantistico, dove un computer da mille qubit risolverà in cento secondi problemi che a un supercomputer richiederebbero un milione di anni. «A queste – ha ricordato Pansa richiamando il “Wall Street Journal” -, si sommano le cinque innovazioni destinate a rimodellare il prossimo quarto di secolo: interfacce cervello-computer, estrazione mineraria spaziale, robot autonomi anche in ambito militare, controllo meteorologico privato e fusione nucleare».

COME DISSE YANIS VAROUFAKIS…
Tuttavia, la posta non è solo di natura tecnologica, ma anche geopolitica. E qui Pansa ha evocato il tecno feudalesimo denunciato dall’ex ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis: il potere delle big tech, cresciuto con la privatizzazione di internet, erode la sovranità degli stati in un mercato senza concorrenza, condizionando governi e democrazie. È in questo quadro che sorge la domanda decisiva: dove sta l’Italia? «Non siamo secondi a nessuno per intelligenza – ha egli sottolineato -, ma compriamo tutto fuori». Una contraddizione che imporrebbe una risposta industriale e non soltanto accademica. La via d’uscita è praticabile ricorrendo a tre leve da attivare insieme: industria, governance e investimenti, utilizzando al meglio questi sistemi senza esserne però schiavi. E sul calcolo quantistico la corsa è ancora aperta: «Possiamo competere», egli afferma. Il tema centrale del suo intervento ha riguardato il rischio di subordinazione tecnologica del Paese e la necessità di sviluppare capacità autonome, specialmente nel quantum computing dove la corsa è ancora aperta.
CONVIVENZA DI SUPERCALCOLATORI TRADIZIONALI E DI SISTEMI INNOVATIVI
«La potenza computazionale dichiarata vede l’Italia al terzo posto al mondo, ma manca la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi», ha dichiarato il professor Francesco Ubertini, presidente di Cineca, consorzio interuniversitario interamente pubblico che gestisce il principale centro di supercalcolo italiano, oggi numero uno in Europa per impatto della ricerca. «Il dato che fa notizia è quello che l’Italia è terza al mondo per potenza computazionale dichiarata dietro Stati Uniti d’America e Giappone – egli prosegue -, e alla fine dell’anno potrebbe essere seconda, con la Germania alle spalle e la Cina come grande incognita, perché non rende noti i propri numeri. Un risultato costruito su un investimento infrastrutturale da un miliardo di euro, per metà europeo e per metà italiano, con il contributo decisivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nei laboratori di Bologna oggi convivono supercalcolatori tradizionali, macchine ottimizzate per l’IA, sistemi di cloud computing e due computer quantistici di nuova generazione, prodotti dalla finlandese IQM Quantum Computers e dalla francese Pasqal».
Alessandro Pansa
LEONARDO …«CI DÀ LA CIFRA»
A dare la cifra del salto è Leonardo, il supercalcolatore inaugurato nel novembre 2022 dal presidente della Repubblica: 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo. «Un’ora di lavoro di Leonardo equivale a 920 anni del mio computer – ha sintetizzato Ubertini -, resta però aperta la grande questione italiana ed europea, cioè come trasformare l’innovazione in prodotti e servizi. Lungo la catena del valore l’Europa arranca su quasi tutti i segmenti tranne la gestione delle infrastrutture. Eppure, ha scandito, «la sfida dell’intelligenza artificiale non l’abbiamo persa. Siamo indietro, sì, ma soprattutto non la possiamo perdere». Richiamando il rapporto Draghi, ha ricordato che il futuro dell’Europa dipende dalla capacità di cogliere le opportunità di questa nuova rivoluzione digitale. Ubertini ha infine recato una buona notizia: «La tecnologia quantistica non è energivora, questo a differenza di altre tecnologie attualmente in uso».
DALLA SOVRANITÀ TECNOLOGICA ALL’AUTONOMIA STRATEGICA
Sul piano dell’analisi politica e filosofica, Marco Emanuele, senior researcher SIOI ed editor di The Global Eye, ha rilanciato la posta. «Non siamo in una fase di cambiamento, siamo dentro una vera e propria trasformazione»: alla velocità della rivoluzione tecnologica si aggiunge la radicalità, una discontinuità che investe identità individuale, relazioni internazionali, equilibri di potere. Tre le sfide. La prima riguarda la competizione globale: lo schema “Stati Uniti innovano, Europa regola, Cina copia” non regge più, con l’ingresso di potenze come India, che ha ospitato l’ultimo summit sull’intelligenza artificiale, e Brasile. Da qui il tema della sovranità tecnologica, «espressione da maneggiare con cura, perché il primo a usarla è stato Putin». Più solido, ha rilevato, il concetto di autonomia strategica, oggi al centro anche del dibattito all’interno della NATO». La seconda sfida è etica. Non valori «calati dall’alto», ma «un’etica pragmatica» che nasce dalla governance, sulla scia del containment proposto da Mustafa Suleyman, cofondatore di DeepMind. La terza è la più impegnativa: occorre una nuova “intelligenza visionaria” fondata su quattro pilastri, spirituale, relazionale, connettivo e planetario. Perché se gli stati rischiano di restare in secondo piano rispetto alle big tech, «i confini avranno forse un senso ancora minore».
Riccardo Sessa
LEADERSHIP NELLE COMUNICAZIONI QUANTISTICHE
A condurre nel cuore tecnico della seconda rivoluzione quantistica è stato Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna, che ha collocato l’Italia in una posizione di vertice. «Sul quantum siamo più forti che sull’intelligenza artificiale – ha esordito smantellando un luogo comune -, la leader mondiale delle telecomunicazioni quantistiche è una società svizzera, ma le due aziende che la inseguono sul mercato europeo sono italiane. Si tratta di ThinkQuantum e QTI Quantum Telecommunications Italy, il cui volume d’affari combinato supera quello della società leader. Non ce lo diciamo da soli, abbiamo numeri che documentano la nostra forza industriale». La differenza di fondo, ha illustrato Calarco, risiede nel passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica: «Non più la manipolazione di milioni di elettroni in un circuito, ma di un singolo elettrone, un singolo atomo, un singolo fotone. Da qui le applicazioni che cambieranno il volto della sicurezza, dei sensori e della diagnostica medica. La crittografia quantistica, già adottata da banche e istituzioni pubbliche, garantisce comunicazioni inviolabili: un quanto non si può spezzare a metà. Se qualcuno tenta di intercettare un fotone singolo la manomissione viene rilevata immediatamente».
DIPLOMAZIA 4.0
Per quanto concerne la sensoristica, Calarco ha citato il sistema sviluppato nei laboratori Leonardo, che è in grado di “vedere” oltre un muro tramite rivelatori a fotoni singoli. Una tecnologia dual use che pone degli interrogativi sul piano etico, ma che può anche salvare vite in scenari difensivi. A concludere la serie di interventi è stato infine Diego Brasioli, direttore centrale per la diplomazia cibernetica e l’innovazione tecnologica del Maeci, che partendo dal presupposto che oggi «la diplomazia diventa un’arma di sovranità tecnologica», ha tracciato i profili della diplomazia 4.0: «L’essere umano è l’unico essere vivente che ha integrato la tecnologia nel proprio processo evolutivo. I primi documenti scritti nella storia sono tavolette diplomatiche assiro babilonesi. Oggi chi controlla standard e infrastrutture esercita di fatto il potere: intelligenza artificiale, cyber, quantum, spazio e dati sono ormai centrali nelle relazioni internazionali e la diplomazia non può starne fuori. Da qui la riforma varata alla Farnesina lo scorso mese di gennaio, che prevede una nuova Direzione generale competente per cybersecurity, innovazione tecnologica e contrasto alla guerra ibrida. Essa si articola su due Direzioni centrali, la prima posta a protezione degli asset strategici e delle 305 sedi diplomatiche della Repubblica Italiana nel mondo, la seconda (diretta dallo stesso Brasioli) a presidio dei tavoli negoziali internazionali, della regolamentazione e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane.
CAMBIO DI PARADIGMA
Sulla scia del primo Tech Ambassador danese inviato nella Silicon Valley nel 2017, l’Italia ha aperto due anni fa l’incubatore Innovit a San Francisco, con un nuovo hub estero in arrivo a breve. Brasioli ha rivendicato anche un cambio di paradigma formativo, ricordando come il concorso diplomatico sia oggi aperto ai laureati in tutte le discipline, incluse le materie STEM. «La rigida divisione tra discipline STEM e umanistiche sta perdendo senso – ha egli concluso -, poiché il diplomatico contemporaneo deve unire competenze tecniche e visione internazionale». Fare sistema con l’umanità al centro, questo il messaggio lanciato dalle cinque voci al SIOI. La rivoluzione in corso ha la portata della scoperta del fuoco, l’Italia non è alla finestra, è terza al mondo nei numeri che contano e prima in Europa per impatto della ricerca, capace di progettare insieme a Nvidia macchine che spostano la frontiera del calcolo. Per restarci, e fare il salto di qualità, dovrà trasformare talento e infrastrutture in industria, prodotti, servizi. Dunque la corsa è iniziata in una direzione già tracciata.
UN DISPERATO BISOGNO DI FARE SISTEMA
In chiusura del convegno Alessandro Pansa si è avvalso di un esempio virtuoso, quello relativo alla nascita di QTI, attualmente unico operatore italiano ed europeo nelle comunicazioni quantistiche, frutto dell’incontro tra cinque ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Università di Firenze e la grande industria. «Abbiamo unito la scienza d’eccellenza delle nostre università con la forza commerciale dell’industria – ha rivendicato il presidente di Sparkle -, una best practice da replicare». Sulla medesima linea di pensiero Riccardo Sessa, secondo il quale «la SIOI vuole sempre più collocarsi in maniera originale in questo dibattito. Il nostro motto, “Un’idea del futuro per migliorare il presente”, dice molto: guardiamo alle giovani generazioni, in particolare a quanti vorranno dedicarsi a professionalità internazionali, i diplomatici in primis, ma non solo, per aiutarli a disporre di strumenti utili e, soprattutto, a maturare visioni adeguate nel futuro che, come abbiamo rilevato, è già presente». Sessa ha rimarcato come il convegno abbia messo a fuoco la leva su cui l’Italia può fare la differenza: «Abbiamo un disperato bisogno di fare sistema». Il monito finale ha indicato la bussola: mantenere sempre l’umanità al centro. «È qui, ha sottolineato Sessa, il compito di università, aziende e istituzioni: accompagnare il grande pubblico dentro la trasformazione, perché il Paese la viva da protagonista».



