Roma, 20 ottobre 2025 – Un arsenale intellettuale impiegato allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo ai pericoli che sul Vecchio continente starebbe incomberebbero. A Bruxelles viene sottolineata con vigore la perniciosità dell’asimmetria della minaccia e come uno degli obiettivi prioritari dell’avversario sia proprio il dominio cognitivo, aspetti che non a caso gli organismi di intelligence occidentali pongono al centro delle loro attività. Non è altro che la cosiddetta guerra cognitiva, ossia la manipolazione della realtà finalizzata all’induzione dell’individuo a una percezione alternativa di essa, inesistente o parzialmente esistente, che tuttavia conduce chi è oggetto passivo di questa attività ad agire contro i propri interessi.
«SICUREZZA» E SUA PERCEZIONE
In un mondo sempre più instabile, attraversato da guerre regionali, competizione tra grandi potenze, minacce ibride e crisi climatiche, l’Europa si trova a ridefinire il proprio ruolo mentre, contestualmente, l’ordine mondiale è in profonda trasformazione. Al centro di questa riflessione gli organizzatori del seminario hanno posto alcuni quesiti cruciali: cosa significa oggi «sicurezza» per gli europei? Inoltre, i media come narrano questa «sicurezza» alla pubblica opinione, loro che sono in grado di condizionare anche le scelte strategiche che devono assumere i decisori politici? Risulta dunque evidente come il ruolo che vengono chiamati a svolgere gli operatori dell’informazione rivesta una estrema importanza e sia oltremodo delicato. Nel corso dell’evento romano l’indagine è stata focalizzata sul rapporto tra la percezione pubblica della sicurezza, le politiche europee di difesa e resilienza e i nuovi assetti politici internazionali.
IL SEMINARIO A SPAZIO EUROPA
Oggetto di discussione sono state le sfide poste dal ritorno della guerra convenzionale sul suolo europeo, dal terrorismo, dalle disinformazioni, dalla dipendenza energetica e dalla vulnerabilità in campo tecnologico. Ma, al tempo stesso, come può l’Europa contribuire attivamente alla costruzione di un ordine globale più stabile, cooperativo e multilaterale, senza rinunciare alla propria identità democratica e al rispetto dei diritti umani? E inoltre, ne ha realmente le capacità di farlo? Attraverso una prospettiva interdisciplinare, tra geopolitica, sociologia, comunicazione e affari europei, l’evento ha reso disponibili alcuni strumenti utili alla comprensione di come la percezione della sicurezza stia mutando nelle menti dei cittadini e, di risulta, come questo fondamentale fattore intervenga nel momento in cui i decisori elaborano le loro strategie e assumono delle scelte.
CONQUISTARE LE MENTI
Se la Federazione Russa ha stanziato ingenti risorse (la cifra indicata è un miliardo di euro) nel settore della guerra ibrida, individuando quale suo principale obiettivo l’anello debole costituito dall’Unione europea, a Bruxelles si risponde alla minaccia con altrettanti ingenti finanziamenti nel campo del riarmo e cercando di rendere concreti i cosiddetti Piani Draghi e Letta, «poiché – si afferma nelle sedi comunitarie – l’attuale governance non risulta efficace neppure sul piano commerciale, figurarsi quindi su quello della Difesa», che comunque, di comune continua ad avere ancora poco. Non soltanto, dunque, spese per l’approvvigionamento di sofisticati sistemi d’arma, per l’implementazione della presenza e sorveglianza nello (e dallo) spazio e pel la cybersicurezza, ma un deciso intervento anche attraverso le neuroscienze.
NEUROBIOLOGIA E REALTÀ
Si è parlato anche di questo al seminario della PiùE, del ruolo della neurobiologia nella percezione della realtà da parte dell’individuo, dunque delle opinioni pubbliche. In fondo il condizionamento delle emozioni è un’attività ormai nota, tuttavia, in un ambito come quello dell’informazione a mezzo stampa la sua trattazione risulta indefettibile. Infatti, la conquista delle menti viene resa possibile dall’enorme sviluppo che hanno avuto negli ultimi decenni le scienze cognitive e le neuroscienze. La comprensione dei meccanismi di natura neurobiologiche attraverso i quali l’essere umano forma le proprie idee, quindi le proprie convinzioni, ha aperto la strada all’intervento dall’esterno su questi processi di formazione, sia con riguardo alle singole persone che alle masse.
LA PSICOSI INGENERA IL BISOGNO E ALTERA LE CAPACITÀ DECISIONALI
Se in un primo momento questi fondamentali progressi della scienza hanno trovato una loro applicazione pratica in campo terapeutico, in seguito ne è stato fatto ampio uso nel marketing e, infine, nei conflitti. Un argomento che al seminario è stato trattato dal professor Luca Diotallevi, ordinario di Sociologia presso l’Università Roma Tre. Egli in sostanza ha sottolineato come la fiducia nei decisori politici venga indotta da una percezione della sicurezza che è alterabile, ad esempio, dall’ingeneramento di una psicosi. Essa avrà quale effetto la creazione di un bisogno nell’opinione pubblica che, per quanto concerne il contesto analizzato, potrebbe successivamente esplicarsi nella richiesta del rafforzamento dell’azione securitaria con evidenti connessi rischi per le tenute dei sistemi democratici occidentali.
CHIAMALE SE VUOI… EMOZIONI
È la citata «percezione alternativa» che induce a scelte contrarie ai propri interessi. La dinamica illustrata da Diotallevi nel corso del suo intervento a Spazio Europa è sintetizzabile nel seguente modo: nel complesso sistema nervoso centrale le emozioni non vengono mediate dalla corteccia cerebrale, ma dall’amigdala (gruppo di nuclei nervosi situato nella parte interna dei lobi temporali del cervello, cruciale per la regolazione delle emozioni come paura e ansia). Si tratta di un processo che influenza notevolmente lo stato d’animo dell’individuo provocando ansia e stress. L’ansia, che a sua volta determina l’emozione, induce il soggetto a diversi stati d’animo: angoscia (emotività individuale), micropanico, panico (conseguenza dell’input ricevuto dalla parte meno razionale del cervello), terrore, paura.
PAURA
A quest’ultima si può fare ricorse quale efficace strumento per il condizionamento dell’opinione pubblica, mediante il condizionamento che genera pathos, diretto ad avere effetti in modo particolare su quei soggetti emotivamente fragili, dunque predisposti ad azioni di guerra cognitiva.



