MEDIA, informazione e disinformazione. Percezione della sicurezza in Europa e nuovo ordine mondiale

Nel corso di un seminario di aggiornamento professionale per giornalisti, evento organizzato dall’ente terzo formatore PiùE in collaborazione con Diplomacy (Festival della Diplomazia), che ha avuto luogo a Roma lo scorso 15 ottobre presso lo Spazio Europa (Ufficio in Italia del Parlamento europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea), sono state affrontate capillarmente le tematiche concernenti il ruolo etico del giornalista e i rischi di disinformazione al quale va incontro questa particolare figura professionale, in special modo in una fase di trasformazione critica e densa di incognite e conflitti come quella che viene attualmente attraversata. Emerge dunque come l’arsenale intellettuale di cui i giornalisti fanno parte venga oggi posto a difesa della tenuta democratica, poiché in tempi di guerra ibrida i continui attacchi «sotto soglia» di varia natura (nei casi di specie nelle modalità non lineari) tendono a erodere i sistemi dell’Occidente. In questo difficile contesto i giornalisti si trovano a essere inconsapevolmente dei potenziali strumenti delle strategie di condizionamento di attori ostili esterni. In calce all’articolo è possibile ascoltare la registrazione audio integrale dell’evento (insidertrend.it A756-15OTT25)

Roma, 20 ottobre 2025 – Un arsenale intellettuale impiegato allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo ai pericoli che sul Vecchio continente starebbe incomberebbero. A Bruxelles viene sottolineata con vigore la perniciosità dell’asimmetria della  minaccia e come uno degli obiettivi prioritari dell’avversario sia proprio il dominio cognitivo, aspetti che non a caso gli organismi di intelligence occidentali pongono al centro delle loro attività. Non è altro che la cosiddetta guerra cognitiva, ossia la manipolazione della realtà finalizzata all’induzione dell’individuo a una percezione alternativa di essa, inesistente o parzialmente esistente, che tuttavia conduce chi è oggetto passivo di questa attività ad agire contro i propri interessi.

«SICUREZZA» E SUA PERCEZIONE

In un mondo sempre più instabile, attraversato da guerre regionali, competizione tra grandi potenze, minacce ibride e crisi climatiche, l’Europa si trova a ridefinire il proprio ruolo mentre, contestualmente, l’ordine mondiale è in profonda trasformazione. Al centro di questa riflessione gli organizzatori del seminario hanno posto alcuni quesiti cruciali: cosa significa oggi «sicurezza» per gli europei? Inoltre, i media come narrano questa «sicurezza» alla pubblica opinione, loro che sono in grado di condizionare anche le scelte strategiche che devono assumere i decisori politici? Risulta dunque evidente come il ruolo che vengono chiamati a svolgere gli operatori dell’informazione rivesta una estrema importanza e sia oltremodo delicato. Nel corso dell’evento romano l’indagine è stata focalizzata sul rapporto tra la percezione pubblica della sicurezza, le politiche europee di difesa e resilienza e i nuovi assetti politici internazionali.

IL SEMINARIO A SPAZIO EUROPA

Oggetto di discussione sono state le sfide poste dal ritorno della guerra convenzionale sul suolo europeo, dal terrorismo, dalle disinformazioni, dalla dipendenza energetica e dalla vulnerabilità in campo tecnologico. Ma, al tempo stesso, come può l’Europa contribuire attivamente alla costruzione di un ordine globale più stabile, cooperativo e multilaterale, senza rinunciare alla propria identità democratica e al rispetto dei diritti umani? E inoltre, ne ha realmente le capacità di farlo? Attraverso una prospettiva interdisciplinare, tra geopolitica, sociologia, comunicazione e affari europei, l’evento ha reso disponibili alcuni strumenti utili alla comprensione di come la percezione della sicurezza stia mutando nelle menti dei cittadini e, di risulta, come questo fondamentale fattore intervenga nel momento in cui i decisori elaborano le loro strategie e assumono delle scelte.

CONQUISTARE LE MENTI

Se la Federazione Russa ha stanziato ingenti risorse (la cifra indicata è un miliardo di euro) nel settore della guerra ibrida, individuando quale suo principale obiettivo l’anello debole costituito dall’Unione europea, a Bruxelles si risponde alla minaccia con altrettanti ingenti finanziamenti nel campo del riarmo e cercando di rendere concreti i cosiddetti Piani Draghi e Letta, «poiché – si afferma nelle sedi comunitarie – l’attuale governance non risulta efficace neppure sul piano commerciale, figurarsi quindi su quello della Difesa», che comunque, di comune continua ad avere ancora poco. Non soltanto, dunque, spese per l’approvvigionamento di sofisticati sistemi d’arma, per l’implementazione della presenza e sorveglianza nello (e dallo) spazio e pel la cybersicurezza, ma un deciso intervento anche attraverso le neuroscienze.

NEUROBIOLOGIA E REALTÀ

Si è parlato anche di questo al seminario della PiùE, del ruolo della neurobiologia nella percezione della realtà da parte dell’individuo, dunque delle opinioni pubbliche. In fondo il condizionamento delle emozioni è un’attività ormai nota, tuttavia, in un ambito come quello dell’informazione a mezzo stampa la sua trattazione risulta indefettibile. Infatti, la conquista delle menti viene resa possibile dall’enorme sviluppo che hanno avuto negli ultimi decenni le scienze cognitive e le neuroscienze. La comprensione dei meccanismi di natura neurobiologiche attraverso i quali l’essere umano forma le proprie idee, quindi le proprie convinzioni, ha aperto la strada all’intervento dall’esterno su questi processi di formazione, sia con riguardo alle singole persone che alle masse.

LA PSICOSI INGENERA IL BISOGNO E ALTERA LE CAPACITÀ DECISIONALI

Se in un primo momento questi fondamentali progressi della scienza hanno trovato una loro applicazione pratica in campo terapeutico, in seguito ne è stato fatto ampio uso nel marketing e, infine, nei conflitti. Un argomento che al seminario è stato trattato dal professor Luca Diotallevi, ordinario di Sociologia presso l’Università Roma Tre. Egli in sostanza ha sottolineato come la fiducia nei decisori politici venga indotta da una percezione della sicurezza che è alterabile, ad esempio, dall’ingeneramento di una psicosi. Essa avrà quale effetto la creazione di un bisogno nell’opinione pubblica che, per quanto concerne il contesto analizzato, potrebbe successivamente esplicarsi nella richiesta del rafforzamento dell’azione securitaria con evidenti connessi rischi per le tenute dei sistemi democratici occidentali.

CHIAMALE SE VUOI… EMOZIONI

È la citata «percezione alternativa» che induce a scelte contrarie ai propri interessi. La dinamica illustrata da Diotallevi nel corso del suo intervento a Spazio Europa è sintetizzabile nel seguente modo: nel complesso sistema nervoso centrale le emozioni non vengono mediate dalla corteccia cerebrale, ma dall’amigdala (gruppo di nuclei nervosi situato nella parte interna dei lobi temporali del cervello, cruciale per la regolazione delle emozioni come paura e ansia). Si tratta di un processo che influenza notevolmente lo stato d’animo dell’individuo provocando ansia e stress. L’ansia, che a sua volta determina l’emozione, induce il soggetto a diversi stati d’animo: angoscia (emotività individuale), micropanico, panico (conseguenza dell’input ricevuto dalla parte meno razionale del cervello), terrore, paura.

PAURA

A quest’ultima si può fare ricorse quale efficace strumento per il condizionamento dell’opinione pubblica, mediante il condizionamento che genera pathos, diretto ad avere effetti in modo particolare su quei soggetti emotivamente fragili, dunque predisposti ad azioni di guerra cognitiva.

A756 – MEDIA, INFORMAZIONE E DISINFORMAZIONE: PERCEZIONE DELLA SICUREZZA IN EUROPA E NUOVO ORDINE MONDIALE. Durante il corso per l’aggiornamento professionale dei giornalisti che ha avuto luogo a Roma presso lo Spazio Europa (Ufficio in Italia del Parlamento europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea), evento organizzato dall’ente Terzo formatore PiùE in collaborazione con Diplomacy (Festival della Diplomazia), sono state affrontate capillarmente le tematiche concernenti il ruolo etico del giornalista e i rischi di disinformazione al quale va incontro questa particolare figura professionale, in special modo in una fase di trasformazione critica e densa di incognite e conflitti come quella che viene attualmente attraversata.
Emerge dunque come l’arsenale intellettuale di cui i giornalisti fanno parte venga oggi posto a difesa della tenuta democratica, poiché in tempi di guerra ibrida (nei casi di specie nelle sue modalità non lineari) i continui attacchi «sotto soglia» di varia natura tendono a erodere i sistemi dell’Occidente. In questo difficile contesto i giornalisti si trovano a essere inconsapevolmente dei potenziali strumenti delle strategie di condizionamento di attori ostili esterni. Sono intervenuti al seminario: CARLO FELICE CORSETTI (giornalista, segretario del Consiglio Territoriale Disciplina OdG Lazio; intervento sul tema relativo all’etica come linea guida della comunicazione), CARLO CORAZZA (direttore dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo; introduzione e saluti istituzionali), CLAUDIO CASINI (presidente dell’Associazione per la Cooperazione europea, saluti istituzionali), IACOPO MARZANO (analista di geopolitica e Difesa, collaboratore del periodico “Formiche”; intervento sul tema relativo a guerra ibrida e narrazioni mediatiche: il giornalismo sotto pressione), MARCO TROMBETTA (giornalista), GIORGIO BARTOLOMUCCI (giornalista, fondatore e segretario generale di Diplomacy; intervento relativo al tema diplomazia, media e percezione: costruire fiducia nell’era della disinformazione), STEFANO POLLI (giornalista, vicedirettore dell’agenzia ANSA; intervento sul tema relativo all’equilibrio dell’informazione in tempi di crisi internazionale), GUIDO D’UBALDO (presidente dell’Ordine di Giornalisti del Lazio), CARMINE SOPRANO (economista alla World Bank, docente presso l’Università di Roma Tor Vergata e la Società italiana per le organizzazioni internazionali – SIOI); intervento sul tema relativo alla sicurezza globale ed economia: come mutano gli scenari geopolitici), GIANNI LATTANZIO (segretario generale dell’Istituto per la Cooperazione con i Paesi esteri – ICPE; intervento sul tema relativo a soft power e comunicazione strategica: nuove sfide per l’Europa), PIERLUIGI FRANCO (giornalista; intervento sul tema relativo a fake news e libertà di stampa tra vigilanza e responsabilità), LUCA DIOTALLEVI (professore ordinario di Sociologia all’Università Roma Tre; intervento sul tema relativo alla sicurezza percepita e alla fiducia sociale nell’Europa del disordine).
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