ISRAELE, guerra. Gli attacchi di Hamas sono l’equivalente dell’11 settembre per gli Usa

Una terribile debacle dei servizi d’intelligence e una giornata sanguinosa di guerra subita nel proprio territorio, come non accadeva dalla guerra dello Yom Kippur, della quale ricorrono i cinquant’anni proprio in questi giorni. Un esempio di guerra asimmetrica con attacchi multimodali lanciati dalla striscia di Gaza dall’organizzazione terroristica Hamas. Non solo i missili Qassam lanciati a sciame sulle città israeliane, ma incursioni di guerriglieri con parapendio a motore, sfondamenti plurimi delle barriere di sicurezza e tentativi di sbarchi lungo la costa, quest’ultimi respinti con successo dalla marina israeliana.

La giornata di sabato 7 ottobre sarà ricordata in Israele come l’11 settembre negli Stati Uniti. Una terribile debacle dei servizi d’intelligence e una giornata sanguinosa di guerra subita nel proprio territorio, come non accadeva dalla guerra dello Yom Kippur, della quale ricorrono i cinquant’anni proprio in questi giorni. Un esempio di guerra asimmetrica con attacchi multimodali lanciati dalla striscia di Gaza dall’organizzazione terroristica Hamas. Non solo i missili Qassam lanciati a sciame sulle città israeliane, ma incursioni di guerriglieri con parapendio a motore, sfondamenti plurimi delle barriere di sicurezza e tentativi di sbarchi lungo la costa, quest’ultimi respinti con successo dalla marina israeliana.

A RISCHIO LO STATUS QUO DEI TERRITORI PALESTINESI

A rischiare è ora lo status quo territoriale frutto degli accordi di Oslo che ha retto negli ultimi vent’anni ed aveva portato nel 2005 al ritiro unilaterale degli israeliani dalla Striscia di Gaza, sulla quale Hamas avrebbe poi stabilito il proprio dominio politico e militare a scapito dell’Autorità nazionale palestinese. La consolidata partizione territoriale – Gaza controllata da Hamas e Cisgiordania controllata parzialmente dall’Autorità nazionale palestinese – potrebbe uscirne in frantumi qualora le forze armate israeliane decidessero di entrare militarmente nella Striscia. Nei Territori, del resto, le ultime elezioni si sono svolte nel 2006, mentre quelle previste nel 2014 sono state rinviate sine die.

L’IRAN TEME IL DIALOGO ISRAELE-ARABIA SAUDITA

Sul piano strategico l’attacco palestinese ha intanto ottenuto l’obiettivo di raffreddare il tavolo dei cosiddetti Accordi di Abramo inaugurati dalla presidenza Trump e continuati dall’amministrazione Biden, che nelle ultime settimane stavano per avviare la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e Arabia Saudita. L’eventuale sì dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo avrebbe stretto all’angolo l’Iran teocratico e sciita, isolandolo ancor più di quanto non lo sia già. Un timore per il quale deve essere apparso utile ricorrere alla leva palestinese, alla quale il mondo arabo è sempre molto sensibile, scatenando Hamas proprio al fine di impedire l’evoluzione dei rapporti israelo-sauditi .

L’ATTACCO RAFFORZA L’UNITÀ DELLO STATO D’ISRAELE

Dietro la vasta operazione lanciata da Hamas c’è la percezione di debolezza della politica israeliana, polarizzata da mesi a causa della controversa riforma della giustizia voluta dal governo Netanyahu e considerata dagli oppositori lesiva degli assetti democratici dello stato d’Israele. Contando sulle tensioni politiche interne e le incertezze del governo Netanyahu, Hamas ha colto il momento pensandolo favorevole, ma il conto dei morti e dei feriti scaturiti dall’azione terroristica ha già prodotto l’effetto contrario, favorendo – sia pure tra qualche polemica – il ripristino dell’unità nazionale israeliana. La coincidenza dell’attacco con alcune importanti festività del calendario ebraico e con la ricorrenza del conflitto del 1973 è infine l’aspetto simbolico degli attacchi di Hamas. Riproducendo quello scenario, l’organizzazione intendeva vincere sul piano psicologico riuscendo quantomeno ad imporre la propria narrazione.

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