MAROCCO, terremoto e campagne di stampa. L’indignazione per le polemiche sull’asserita «assenza» del Sovrano in queste ore critiche; lo sfogo dell’Ambasciatore a Roma: «Rispettate il dolore di un intero paese»

Chissà cosa starà davvero accadendo a Rabat in un momento drammatico come quello seguito al devastante sisma che ha colpito il Marocco. C’è bisogno di aiuti, è evidente. Tuttavia, i vertici dello Stato sono costretti a ponderare le loro risposte alle offerte di solidarietà. Certamente per ragioni di razionalizzazione e massimizzazione dell’efficienza dei soccorsi alle popolazioni colpite, ma anche perché il Regno nordafricano è da sempre al centro di dinamiche in grado di modificare gli assetti del quadro regionale. Non è un caso che Rabat, per il momento, abbia accettato due contributi apparentemente antitetici: quelli degli Emirati Arabi Uniti (che con il Marocco figurano tra i firmatari degli Accordi di Abramo) e del Qatar, altra petromonarchia fondamentale protagonista (e, se vogliamo, per certi aspetti «antagonista») delle vicende asiatiche e africane. Oggi dopo la tour Eiffel è il Colosseo a illuminarsi dei colori rosso verdi della bandiera marocchina, una vicinanza sincera, seppure fosse forse inevitabile che qualcuno alimentasse questa polemica

Lo sfogo del diplomatico. Youssef Balla, ambasciatore del Regno del Marocco presso la Repubblica Italiana e la Santa Sede ha inteso replicare alle polemiche sollevate da alcuni giornali italiani relative agli aiuti internazionali offerti al Regno nordafricano a seguito del devastante terremoto che ha colpito quel paese nella notte dell’8 settembre scorso.

RISPETTARE IL DOLORE DI UN PAESE AFFRANTO

Egli ha confidato di aver seguito «con profondo dispiacere e disapprovazione, la polemica sterile e fuorviante scatenata in alcuni mezzi di stampa italiani sul tema degli aiuti internazionali al Marocco». Ad avviso del rappresentante diplomatico di Rabat si tratterebbe di «una polemica falsa», quindi ha invitato a porre fine a queste attività denigratorie e, invece, a «rispettare il dolore di un intero paese». Youssef Balla ha rilevato che, «mentre il Sovrano e l’Esecutivo hanno espresso da subito riconoscenza per tutte proposte di soccorso giunte dall’estero, queste manifestazioni di ringraziamento sono state però grottescamente deformate e rappresentate da alcuni media rappresentate come un rifiuto».

SELETTIVITÀ NELL’ACCETTAZIONE DEI SOCCORSI DALL’ESTERO

«Mi chiedo dove hanno letto che il Marocco ha rifiutato gli aiuti? – ha proseguito il diplomatico marocchino –, se il mio paese avesse rifiutato certamente non sarebbero potute arrivare le squadre di soccorso da Spagna, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Regno Unito, oltre alle numerose organizzazioni non governative di diversi altri paesi. Lo abbiamo spiegato nei minimi dettagli ai nostri partner internazionali, e io l’ho fatto personalmente con le Autorità italiane e loro lo hanno compreso». «Nel corso della prima fase dell’emergenza i nostri sforzi sono stati concentrati sul salvataggio delle vite umane e nella prestazione delle cure ai feriti facendo ricorso alle esclusive capacità nazionali in possesso del Marocco, poi, alla luce dell’evoluzione della situazione sul terreno, è stato deciso di accettare le offerte di aiuto, che, si badi bene, corrispondevano a specifiche esigenze e necessità del contesto. È per questo che in un primo momento è stato rivolto un appello a Spagna, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Nel corso dell’evoluzione della situazione e una volta meglio definitisi i bisogni, nuove richieste verranno indirizzate ad altri paesi».

UN APPROCCIO RAZIONALE

Secondo l’ambasciatore marocchino a Roma si tratterebbe pertanto di un «approccio conforme agli standard internazionali nella gestione delle catastrofi», un approccio pragmatico che si concentra sull’efficienza degli interventi per evitare problemi di coordinamento, come è auspicabile in situazioni del genere. «In queste circostanze – sottolinea Youssef Balla -, occorre tenere in conto anche le difficoltà di accesso alle zone colpite dal sisma, difficoltà aggravate dall’orografia dei luoghi (montagna) e dei gravi danni recati dal sisma alle vie di comunicazione che, attualmente, l’esercito sta cercando di ripristinare nel minor tempo possibile. Non sarebbe dunque ragionevole appellarsi all’aiuto di team internazionali per lasciarli poi “parcheggiati” negli alberghi di Marrakech».

POLEMICHE SPECIOSE

Prosegue il diplomatico da anni a Roma che «è triste vedere come l’incredibile slancio di sostegno e solidarietà manifestato in tutta Italia venga messo in discussione in questo modo attraverso commenti opportunistici, forse anche finalizzati alla ricerca di visibilità mediatica in un momento in cui sul tema è massima l’attenzione dell’opinione pubblica. Evidentemente qualcuno è rimasto infastidito dai recenti successi conseguiti dal Marocco e, di fronte a questa drammatica realtà, si rivela  incapace di ammettere che un paese emergente come il nostro sia in grado di gestire una tale crisi facendo affidamento alle proprie capacità e alle proprie competenze nazionali e, financo, dello slancio di solidarietà manifestato dalla società marocchina. Meglio sarebbe incoraggiarli, i marocchini in questo momento».

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