MEDIO ORIENTE, dinamiche. Effetti del Piano di pace Abramo: Netanyahu e il capo del Mossad Yossi Coen volano in Arabia Saudita dal principe ereditario

Al vertice presente anche il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, tra gli artefici del tentativo di normalizzazione delle relazioni tra la petromonarchia del Golfo Persico e lo Stato ebraico. È l’indice della crescente accettazione di Israele da parte del mondo sunnita

Domenica scorsa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è recato in visita in Arabia Saudita, dove ha incontrato il principe ereditario Mohammad bin Salman e il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, si è trattato di una visita storica mai avvenuta e neppure concepibile, almeno fino a oggi.

Il premier, accompagnato dal direttore del Mossad Yossi Coen, è atterrato a Neom, località sul Mar Rosso e per oltre tre ore si è intrattenuto a colloquio con il principe ereditario saudita.

La «benedizione» di Washington. La notizia dell’incontro è stata poi confermata nel primo pomeriggio di lunedì dal ministro dell’istruzione Yoav Gallant, che ai microfoni della Radio dell’Esercito ha dichiarato di congratularsi con il primo ministro «per lo straordinario risultato», aggiungendo che «il fatto che l’incontro abbia avuto luogo e sia stato reso pubblico, seppure soltanto in maniera semi-ufficiale, costituisce un avvenimento di grande importanza (…) poiché è indice della crescente accettazione di Israele da parte del mondo sunnita, qualcosa che i nostri antenati sognavano». I colloqui a un così elevato livello sono stati in seguito confermati anche dai sauditi.

In precedenza, Pompeo aveva reso noto di aver avuto nella serata precedente al vertice di Neom un «incontro costruttivo» con il principe ereditario saudita MbS, questo al termine di una serie di visite in sette Paese che aveva incluso tappe in Israele e nel Golfo Persico, pur senza rivelare la presenza dello statista israeliano, ma ribadendo in un suo tweet la volontà di contrastare l’influenza iraniana nella regione  e continuare a perseguire gli obiettivi economici prefissi con il Piano Vision 2030.

Un vertice semi-segreto. Secondo fonti di stampa israeliane, Netanyahu e Cohen si sarebbero recati in Arabia Saudita a bordo dell’aereo privato dell’uomo d’affari Ehud Angel, il medesimo jet che il primo ministro aveva usato per la sua visita segreta in Oman l’anno scorso.

Tutto era segreto, infatti, era previsto che nella notte di domenica Netanyahu tenesse una riunione del suo gabinetto sull’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, mentre lo stesso  Benny Gantz, che in precedenza era stato tenuto all’oscuro degli sforzi tesi a stabilire legami con Emirati Arabi Uniti e Bahrain, nella giornata di domenica si era lamentato per non essere stato messo al corrente della riunione del gabinetto sul coronavirus.

Un funzionario israeliano ha fatto successivamente trapelare ai media che né Gantz né il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi, entrambi esponenti di Kahol Lavan, partito di governo in coalizione con il Likud di Netanyahu,  fossero stati preavvisati dell’imminente viaggio del premier in Arabia Saudita.

Uno spartiacque nelle relazioni in Medio Oriente. Questo viaggio segna uno spartiacque nelle relazioni tra gli Stati mediorientali poiché rafforza lo spostamento dei legami in atto tra le petromonarchie del Golfo Persico e Israele, notevolmente rafforzatisi negli ultimi mesi grazie all’azione diplomatica  dell’amministrazione Trump.

In precedenza, nel maggio del 2019 Netanyahu si era recato segretamente in visita nell’Oman, altro emirato del Golfo Persico con il quale lo Stato ebraico non ha legami diplomatici. A questo punto è lecito ritenere che i legami tra Gerusalemme e Riyadh si siano andati sviluppando profondamente in questi ultimi anni, almeno da quando il principe ereditario saudita ha iniziato a rinvenire in Israele un partner strategico nell’azione di contrasto dell’influenza iraniana nella regione mediorientale.

L’amministrazione Trump ha sempre auspicato l’allineamento saudita alle posizioni assunte in precedenza da emiratini e Bahrain nel riconoscimento di Israele, in vista dell’avvio di piene relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, un evento che, in prospettiva, si riteneva potesse incontrare ostacoli a seguito dell’elezione di Joe Biden alla presidenza Usa, con i leader sauditi che, fino a ieri, indicavano nella pace tra israeliani e palestinese un prerequisito imprescindibile a ogni rapporto con Gerusalemme.

Le reazioni. L’alto esponente e già portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha chiesto spiegazioni all’Arabia Saudita, definendo la visita come «un insulto alla nazione araba e un invito ad attaccare i diritti dei Palestinesi».

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