EUROPA, emergenze XXI Secolo. Può esistere un’agenda comune europea nel mondo?

Quale finanza per lo sviluppo sostenibile? A questi due fondamentali quesiti hanno provato a fornire una risposta l’Istituto Affari Internazionali e l’European Think Tanks Group

La cooperazione allo sviluppo, se non si materializza nelle forme della dissipazione delle risorse, si configura come uno strumento principe della politica estera di un paese.

E questo, nel particolare caso dell’Italia significa intervenire nelle regioni di maggiore interesse come la sponda sud del Mediterraneo, l’Africa e, per certi aspetti, anche l’Europa sud-orientale.

Forse è tardi per affrontare con una minima speranza di successo le dinamiche epocali (meglio: evoluzionistiche) in atto nella fase storica che striamo attraversando, tuttavia l’inerzia sarebbe ancora più deleteria.

Non pochi problemi generano, ad esempio, i biblici flussi migratori  – per la verità assai più biblici all’interno del continente africano che verso il nord del mondo, almeno per il momento -, ma al netto di una veritiera informazione sulle sue caratteristiche e sugli strumenti realmente disponibili alla gestione di tale fenomeno, per porre rimedio alle cause strutturali di esso risulta necessario agire in favore dello sviluppo di quei paesi disagiati.

Teoricamente, infatti, coloro i quali raggiungono più elevati livelli di benessere incidono meno dal punto di vista demografico (a meno che non siano affetti da satiriasi), vanno meno in giro a tirare bombe e, magari, se ne restano al loro paese a intraprendere – in varia misura e a seconda della loro cultura – un’attività di natura economica.

Insomma, il mondo sviluppato dovrebbe trarre un mutuo vantaggio con i paesi meno sviluppati aiutandoli appunto a svilupparsi.

Oggi l’umanità si trova a dover fare i conti con problematiche immanenti e imminenti, quali i mutamenti climatici, il boom demografico e la citata migrazione continua e di massa.

Anche e soprattutto l’Europa, in questo momento politicamente fratturata al suo interno, che però trarrebbe giovamento dal miglioramento delle condizioni di vita dei suoi partner in via di sviluppo realizzando in loco le opere necessaria a una loro crescita sostenibile.

Fino a oggi i vari membri dell’Unione europea hanno fatto ricorso al classico intervento nelle forme del finanziamento in qualità di Paesi donatori, ma da qualche tempo, tra non poche diversità di opinioni, si è iniziato a pensare a qualcosa di diverso, a uno strumento cooperativo nel quadro della programmazione finanziaria quadriennale dell’Ue.

C’è un’oggettiva urgenza al riguardo, poiché non pochi Paesi in via di sviluppo sono a rischio e si stanno avvitando in profonde crisi del debito che li condurranno in molti casi all’insolvenza. Un micidiale e silenzioso nemico dello sviluppo

Già adesso vengono posti di fronte a una scelta cruciale: chi li potrà aiutare, i democratici europei che si muovono in ordine sparso oppure la Cina, che ha i soldi cash e che, zitta zitta, piano piano, ha dimostrato di essere in grado di spostare le montagne?

Apparentemente si tratta di un’alternativa allettante, tuttavia ha le sue controindicazioni.

L’Europa, dunque, deve muoversi in fretta, dato che ancora non possiede una propria comune istituzione finanziaria per lo sviluppo. Dovrebbe essere questa la prossima priorità per la Commissione invia di insediamento a Bruxelles, nell’auspicio che riesca a rendere all’esterno un’immagine di sé maggiormente coerente e coesa.

Già, poiché ancora non esiste un’istituzione finanziaria europea deputata allo sviluppo.

Per costituirla si prospetterebbero tre opzioni: sostituire completamente la Bei (Banca europea per gli investimenti), creare una sussidiaria di essa taskata per lo sviluppo dei Paesi in difficoltà, oppure inventarsi una nuova banca che si occupi di questi non facili aspetti.

Domanda: ma i vari Paesi membri dell’Unione europea la vogliono per davvero una istituzione del genere?

Qualcuno nutre seri dubbi al proposito. Comunque, affrontare il tema del partenariato strategico con il Nord Africa e gli altri Paesi del cosiddetto «vicinato» in vista di una possibile soluzione, male certamente non fa.

Ed è quello che è stato fatto nel corso del seminario “Un’agenda per l’Europa nel mondo: quale finanza per lo sviluppo sostenibile?”, evento organizzato dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) e dall’European Think Tanks Group (ETTG) che ha avuto luogo il 7 novembre scorso presso l’Hotel Monte Citorio a Roma, del quale insidertrend.it rende fruibile la registrazione audio dei lavori (A207).

Va in ogni caso rilevato che, a monte delle ipotesi esplorate, permane il convitato di pietra dell’onerosità di un operazione del genere, con il conseguente problema, che è poi quello principale, di come mobilitare le risorse necessarie a perseguire l’obiettivo.

Poi andrebbero coordinate tutte le attività che attualmente vengono poste in essere dalle istituzioni esistenti, con le complesse trattative – a onor del vero in parte già in essere – che evitino sovrapposizioni di competenze e conflitti sugli interessi in gioco.

L’ambito risultato emerso dal seminario di Roma è quello di pervenire un unico development financial center che non sia una replica della Banca mondiale, ma qualcosa in grado di incorporare appieno i valori europei, indefettibili principi informatori della successiva concreta azione nei settori della solidarietà, del clima e di tutte le incombenti problematiche di questo nuovo secolo.

 

A209 – SVILUPPO SOSTENIBILE, EUROPA: IPOTESI DI UNA NUOVA ISTITUZIONE FINANZIARIA COMUNE. Istituto Affari Internazionali a Roma ed European Think Tanks Group hanno affrontato questi temi in un seminario che ha avuto luogo a Roma.

Un’agenda per l’Europa nel mondo: quale finanza per lo sviluppo sostenibile? Roma, Seminario organizzato dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) e dall’European Think Tanks Group (ETTG) che ha avuto luogo a Roma il 7 novembre 2019 presso l’Hotel Monte Citorio.

Sono intervenuti: FERDINANDO NELLI FEROCI (presidente dello IAI), ANTONELLA BALDINO (direttore della Cooperazione allo Sviluppo di Cassa Depositi e Prestiti), VERONICA BOGGINI (Coordinamento italiano NGO Internazionali – CINI – Italia), ELENA CLEMENTE (direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione allo Sviluppo), VERA MAZZARA (coordinatrice ETTG), FRANCO PASSACANTANDO (consigliere scientifico dello IAI), BERNARDO VENTURI (responsabile di ricerca dello IAI).

Condividi: