HAITI, critica situazione. Il Paese è nelle mani della criminalità

L’allarmante grido di dolore di un religioso: «Il Paese allo sbando e in mano alle gang». Il viaggio di speranza di un carico di aiuti umanitari ha confermato la terribile condizione nella quale versa questo paese caraibico, ormai sotto il pieno controllo da parte dei gruppi criminali che si spartiscono il suo territorio. Il missionario camilliano padre Massimo Miraglio testimonia: «Per far transitare medicine e viveri costretti a pagare tangenti ai miliziani, mentre la comunità internazionale non fa ciò che invece dovrebbe»

Città del Vaticano, 22 agosto 2025; ne riferisce Federico Piana per “Vatican News”, https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-08/haiti-chiesa-camilliani-guerra-poverta.html Il viaggio di andata e ritorno di un camion carico di aiuti e speranza è iniziato e terminato a Jérémie dopo aver fatto tappa a Port au Prince. Nulla di straordinario se non fosse che le poche centinaia di chilometri che separano la cittadina haitiana del dipartimento di Grand’Anse dalla capitale del Paese caraibico sono i più difficoltosi da percorrere. E forse i più pericolosi visto che a ogni incrocio stradale e a ogni cambio di villaggio le gang criminali, che ormai si sono spartite il controllo di quasi tutto il territorio, possono fermarti in qualsiasi momento, sequestrarti tutto e, se vogliono, anche ucciderti.

AMARA VITTORIA DEI CAMILLIANI

Padre Massimo Miraglio ci ha messo due anni per organizzare nei minimi dettagli questa traversata, ma alla fine ce l’ha fatta. Per lui, missionario camilliano e parroco di un paesino di montagna nell’entroterra di Jérémie, una grande, tuttavia amara, vittoria , poiché nella pancia di quel camion è riuscito a infilarci attrezzature mediche essenziali, beni di prima necessità e materiale scolastico senza i quali le attività della sua comunità avrebbero subito un duro contraccolpo. Due anni di attesa a causa del fatto che il religioso non riusciva a trovare gli agganci giusti che gli facessero pagare a un prezzo abbordabile quei permessi necessari al transito del suo camion che le gang ormai esigono da chiunque voglia transitare indisturbato nelle strade haitiane. «Sono vere e proprie tangenti: non si passa se non di paga», racconta padre Miraglio in una conversazione con i media vaticani, svelando come il viaggio Jérémie a Port-au-Prince e il ritorno, sia la cartina al tornasole che evidenzia come lo Stato non riesca più a governare il Paese, ormai completamente in mano ai gruppi criminali.

SISTEMA MAFIOSO

«È un sistema che si è sostituito al governo legittimo – prosegue il religioso – , potremmo dire che è nato un sistema mafioso parallelo. Paradossalmente, le gang danno lavoro a moltissima gente che, ad esempio, viene impiegata a pretendere tangenti a chi sta al mercato, a chi trasporta merce e perfino a chi passeggia in strada».  Non si fa un passo senza che le bande non vogliano, con le gang che hanno fiutato l’affare spartendosi, tra gruppi rivali, ogni porzione di territorio nella quale ognuna decide le proprie regole e i propri balzelli. «I soldi – spiega il camilliano – non finiscono solamente nelle mani dei boss, perché una parte viene distribuita a pioggia anche agli strati poveri della popolazione, molto spesso manovalanza dei gruppi armati. Le gang, infatti, nelle loro attività arrivano a coinvolgere migliaia di persone, purtroppo anche adolescenti».

LA CONDANNA DELLA CHIESA E L’INERZIA DEL MONDO

Le tangenti pagate per il trasporto si ripercuotono inevitabilmente sul costo finale delle merci e quelle poche cose che dalla capitale riescono ad arrivare nei mercati periferici costano moltissimo, aumentando così la fame e la povertà. Il timore di padre Miraglio è che questa situazione possa sclerotizzarsi e durare decine di anni. «Il rischio concreto è che Haiti venga divisa di fatto in tanti piccoli statarelli quante sono le gang – conclude il religioso -, la Chiesa da tempo condanna questa situazione e l’impotenza del governo, ma è l’unica ad alzare la voce. La comunità internazionale deve aiutarci a trovare delle vie d’uscita, ma ciò che ha fatto finora è completamente insufficiente».

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