AMBIENTE, riciclo. Materie prime critiche e strategiche: le fonti secondarie per l’approvvigionamento

Riciclo, ecodesign, riprogettazione: le città italiane sono vere e proprie «miniere urbane» a cielo aperto. Al centro della VI Conferenza annuale ICESP le criticità e le opportunità insite nello sviluppo e recupero ai fini del riuso. Accelerare la transizione verso l’economia circolare, ma come? Andrebbero esplorate tutte le ipotesi possibili, tuttavia manca ancora una strategia nazionale relativa alle Mpc. L’evento, promosso da Enea e Icesp, ha avuto luogo lo scorso 5 dicembre presso la Sala Longhi di Unioncamere a Roma; di seguito è possibile ascoltare la registrazione audio integrale della discussione (A600)

Accelerare la transizione verso l’economia circolare attraverso il recupero delle materie prime critiche e strategiche da fonti secondarie: è stato questo il focus della sesta conferenza annuale della Piattaforma italiana degli attori per l’economia circolare (ICESP) che ha avuto luogo a Roma nella sede di Unioncamere il 5 dicembre scorso. Lanciata sei anni fa quale hub italiano dell’analoga iniziativa europea (l’European Circular Economy Stakeholder Platform, ECESP), ICESP riunisce più di ottocento esperti provenienti da trecento diverse realtà tra istituzioni pubbliche, imprese e associazioni di categoria, mondo della ricerca e società civile. Nella prima sessione della conferenza, sono stati presentati i punti di vista dei ministeri, delle imprese e dei giovani; nella seconda sessione i gruppi di lavoro ICESP hanno illustrato i risultati delle attività svolte quest’anno.

VERSO L’ECONOMIA CIRCOLARE

In apertura dei lavori il presidente di ENEA, Gilberto Dialuce, ha affermato che «ICESP, promosso da ENEA nel 2018, fornisce un importante contributo alla transizione del nostro paese verso l’economia circolare. ENEA ha infatti una competenza ampia e interdisciplinare su tutti gli aspetti di essa, maturata attraverso attività poste in essere sull’intera catena dell’implementazione delle risorse. A livello nazionale supporta i ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e delle Imprese e Made in Italy, fornendo altresì il suo contributo al Tavolo nazionale materie prime critiche e alla Piattaforma italiana del fosforo, mentre in Europa partecipa a progetti e iniziative quali l’European Raw Materials Alliance».

NUOVE MINIERE O FONTI SECONDARIE?

In Europa ai fini dell’approvvigionamento di materie prime critiche (Mpc) e materie prime strategiche (Mps) sarà preferibile rilanciare le attività minerarie, oppure concentrare gli sforzi su quelle di recupero, sfruttando cioè le cosiddette fonti secondarie? Ad avviso dei relatori convenuti sul palco di Unioncamere la seconda soluzione viene ritenuta maggiormente percorribile, anche e soprattutto alla luce dell’attuale scenario internazionale e delle sue prospettive. Essi affermano che al momento lo sforzo per il recupero è ancora ridotto e, quindi, andrebbe incrementato in vista del compimento delle due transizioni, energetica e digitale. «Il territorio dell’Unione europea è il più povero al mondo di materie prime, in particolare di quelle critiche», questo il non confortante esordio di Roberto Morabito, presidente ICESP e direttore del Dipartimento ENEA sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei sistemi produttivi e territoriali.

MATERIE PRIME: LA POVERTÀ EUROPEA

È per questo che quindici anni fa Bruxelles ha elaborato una propria strategia al riguardo, redigendo una lista di Mpc necessarie alle economie dei Paesi membri che viene periodicamente aggiornata e che attualmente ne consta di trentaquattro. A esse, quest’anno sono state poi aggiunte le materie prime strategiche nel campo della transizione energetica. L’Europa è dunque costretta a importare da paesi caratterizzati da marcata instabilità i ¾ del proprio fabbisogno (l’Italia addirittura il 99%) allo scopo di soddisfare la domanda espressa dall’industria high-tech, aspetto che evidenzia i non indifferenti livelli di rischio insiti, mentre in altri importanti casi, spesso di assoluta predominanza sui mercati (si pensi alle terre rare raffinate o al litio, cobalto e grafite), i paesi fornitori sono antagonisti se non persino avversari strategici.

CRITICAL RAW MATERIAL ACT

Mobilità elettrica, Difesa, aerospazio, manifattura additiva e Ict sono tutte filiere produttive che, seppure in diversa misura tra loro, risentono fortemente della posizione di quasi monopolio della Cina Popolare nella fornitura di Mpc, in special modo a fronte dell’esponenziale incremento della loro domanda (e conseguentemente dei relativi costi) sui mercati a livello mondiale, questo al netto di crisi come quelle generate dai recenti conflitti. Allo scopo di fare fronte a questo notevole gap, nel marzo scorso l’Europa ha varato l’ambizioso Critical Raw Materials Act, che pone tra l’altro l’obiettivo del raggiungimento della quota di almeno il 10% di Mpc consumate estratte nel vecchio continente, inoltre, almeno il 40% del prodotto finito dovrà venire processato in Europa e una quota di almeno il 15% dovrà essere materia prima seconda, cioè da riciclo; infine, la dipendenza massima consentita da un solo paese esportatore è stata fissata al 65% del totale delle importazioni.

INIZIATIVE IN ITALIA

«Finalmente – sottolinea ancora Morabito – anche in Italia negli ultimi anni, seppure in ritardo, si comincia a muovere qualcosa», si tratta di alcune iniziative, quali ad esempio la Piattaforma del fosforo, lanciata nel 2019 allo scopo di conseguire l’autosufficienza nell’approvvigionamento di questa materia mediante un approccio lungo l’intera catena del valore e con la partecipazione di tutta la quadrupla elica (modello complesso e organizzato di interazioni che coinvolge gli attori dell’economia della conoscenza appartenenti ai settori della ricerca, dell’industria, delle istituzioni pubbliche e della società civile). Ulteriore iniziativa intrapresa di recente è quella del Tavolo nazionale delle materie prime critiche, organizzato in quattro gruppi di lavoro: analisi fabbisogni delle imprese; estrazione primaria (mining); ecodesign; urban mining.

UN DUBBIO

Una fondamentale considerazione di natura economica riguardo al riciclo delle materie prime va in ogni caso necessariamente svolta: chi si farà carico degli oneri relativi a operazioni del genere? In sostanza: chi ci investirà del denaro? Le imprese private del settore? Esse saranno in grado di sostenere i costi di una catena del riciclo sulla base delle reali previsioni di rientro in virtù di successivi adeguati ricavi? I volumi di materia trattata saranno sufficienti allo scopo? Con riferimento ai settori delle nuove tecnologie allo specifico riguardo alcuni si pongono dei dubbi. Si pensi alla attuali batterie al nickel manganese cobalto per auto elettriche, ebbene, la chimica che al momento nella Cina Popolare parrebbe destinata a imporsi nel prossimo futuro è quella al litio ferro fosfato: risulta dunque conveniente oggi realizzare ex novo un impianto per il riciclo delle attuali batterie se tra dieci o quindici anni la loro tecnologia sarà superata, con un mercato che non sarà più disponibile ad assorbire quella materia prima che l’imprenditore ancora ricicla ai prezzi che egli riterrà congrui? L’alternativa sarà dunque quella del finanziamento (sussidio) pubblico.

ascolta di seguito la registrazione audio integrale della VI Conferenza annuale ICESP (A600)

info: grazia.barberio@enea.it

www.icesp.it

www.enea.it

A600 – AMBIENTE, RICICLO: MATERIE PRIME CRITICHE E STRATEGICHE, le fonti secondarie per l’approvvigionamento. Al centro della VI Conferenza annuale ICESP (Italian Circular Economy Stakeholder Platform) le criticità e le opportunità insite nello sviluppo e recupero ai fini del riuso.
Accelerare la transizione verso l’economia circolare, ma come? Andrebbero esplorate tutte le ipotesi possibili, tuttavia manca ancora una strategia nazionale relativa alle Mpc. L’evento, promosso in collaborazione con ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ha avuto luogo il 5 dicembre 2023 presso la Sala Longhi di Unionecamere a Roma. Lanciata sei anni fa quale hub italiano dell’analoga iniziativa europea (European Circular Economy Stakeholder Platform, ECESP), ICESP riunisce più di ottocento esperti provenienti da circa trecento diverse realtà tra istituzioni pubbliche, imprese e associazioni di categoria, mondo della ricerca e società civile.
A esso sono intervenuti ROBERTO MORABITO (presidente ICESP, direttore Dipartimento SSPT di ENEA), GILBERTO DIALUCE (presidente di ENEA), CLAUDIA BRUNORI (vicedirettore Dipartimento SSPT di ENEA), SILVIA GRANDI (responsabile Direzione generale per l’Economia circolare del Ministero dell’ambiente e della Sicurezza energetica), GIAMPAOLO CUTILLO (ministro plenipotenziario, Direzione centrale per le questioni globali del Ministero degli Affari esteri e la Cooperazione internazionale), VERONICA BARBATI (Consiglio nazionale giovani), MARCO CONTE (Unioncamere), MARIA CRISTINA PASI (project manager di Italmatch Chemicals S.p.A.), VALENTINA MINGO (responsabile Transizione ecologica dell’Associazione nazionale costruttori edili), SEBASTIEN BUMBOLO (direttore settore internazionalizzazione di IREN), GIORGIO ARIENTI (direttore generale di Erion Weee).
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