CRIMINALITÀ, mafia. La morte di Matteo Messina Denaro

Il boss latitante per decenni e recentemente arrestato dai Carabinieri è deceduto all’ospedale San Salvatore de L’Aquila, dove era stato ricoverato da agosto perché malato di tumore. A seguito dell’effettuazione dell’autopsia, la salma verrà trasferita a Castelvetrano, nel Trapanese, suo luogo di origine. Per disposizione della Questura di Trapani e della Curia locale non verranno però celebrate le esequie, in fondo era quello che voleva lui, lo aveva lasciato scritto in un pizzino: «Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato»

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«Con tutti gli omicidi che ho commesso ci si potrebbe riempire un cimitero», questo ripeteva sovente Matteo Messina Denaro con un atteggiamento un poco di superiorità in quelle occasioni in cui, parlando assieme ai suoi sodali, il discorso andava a finire su altri killer della criminalità organizzata. Ora è giunta l’ora anche per lui, boss mafioso incontrastato che ha latitato per decenni alimentando il mito su di sé. Il camposanto di Castelvetrano, suo paese di origine nel Trapanese, attende infatti il suo corpo privo di vita consumato dal male incurabile che attualmente giace nell’obitorio dell’ospedale aquilano di San salvatore in attesa che il medico necropata effettui l’autopsia.

MORTO NELL’OSPEDALE AQUILANO

Egli da morto non avrà il conforto di una cerimonia funebre religiosa pubblica, probabilmente un sacerdote nella massima discrezione, all’interno delle mura della morgue benedirà la sua salma, che poi verrà caricata sul carro funebre per essere trasportata in Sicilia. Sarà l’ultimo viaggio di quest’uomo che per interesse fece soffrire tanti suoi simili, un boss che negli anni alimentò la sua fama di persona crudele e spietata e al contempo affascinante, divenendo senza ombra di dubbio un mito negativo. In fondo, lui stesso desiderava che finisse così, senza messe in chiesa od orazioni funebri.

L’ULTIMO PIZZINO DEL BOSS

Lo aveva espressamente fatto sapere mediante un suo pizzino che è stato poi rinvenuto in uno dei covi individuati dai carabinieri a seguito della sua cattura, quello di Campobello di Mazara. In esso egli lasciava scritte le seguenti parole: «Rifiuto ogni celebrazione religiosa perché fatta di uomini immondi che vivono nell’odio e nel peccato. Non sono coloro che si proclamano i soldati di Dio a poter decidere e giustiziare il mio corpo esanime, non saranno questi a rifiutare le mie esequie. Sono io in piena coscienza e scienza che rifiuto tutto ciò perché ritengo che il mio rapporto con la fede è puro, spirituale e autentico, non contaminato e politicizzato. Dio sarà la mia giustizia, il mio perdono, la mia spiritualità. Chi come oggi osa cacciare e ritenere indegna la mia persona non sa che non avrà mai la possibilità di farlo perché io non lo consento, non ne darò la possibilità».

LA TUMULAZIONE NEL CIMITERO DI CASTELVETRANO

Un pizzino scritto nel maggio 2013, dunque prima che si rendesse conto della sua grave malattia e molto prima della sua cattura. Probabilmente immaginava che dopo la sua morte la Questura di Trapani non gli avrebbe concesso un funerale religioso per motivi di Ordine pubblico, così come si verifica ormai nei riguardi di tutti i boss mafiosi deceduti, per altro una cerimonia negata a queste persone anche dallo stesso episcopato siciliano. Conseguentemente, dopo l’effettuazione dell’autopsia nell’ospedale aquilano dove è morto, il corpo di Matteo Messina Denaro verrà trasportato a Castelvetrano per la tumulazione al cimitero. Nel frattempo, numerose persone sui social hanno iniziato a condividere messaggi di cordoglio e vicinanza alla sua famiglia.

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