SCENARI, dialogo tra civiltà e beni comuni. Alla Pontificia Accademia delle Scienze un workshop internazionale

L’evento ha avuto luogo il 27 e 28 giugno, date risultate contestuali (seppure gli organizzatori del workshop comunque non hanno inteso associare le due diverse attività) alla visita del cardinale Matteo Maria zuppi in Russia, viaggio voluto dal Pontefice allo scopo di rinvenire una qualche forma di mediazione che possa condurre a una cessazione del conflitto in Ucraina. E proprio la dialogicità quale approccio fondamentale è stato uno dei temi sui quali si sono applicati i religiosi e i laici convenuti a Roma per l’occasione. Tra questi figuravano autorevoli esponenti della Repubblica popolare cinese. Al rigaurdo, insidertrend.it ha intervistato uno dei partecipanti, il professor Leonardo Becchetti (A550)

Il Vaticano, seppure attraverso una due giorni di studi di respiro internazionale, si è reso recentemente protagonista di un’iniziativa di dialogo che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di accademici della Repubblica popolare cinese.

WORKSHOP ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE

Si è trattato di un workshop che ha avuto luogo il 27 e il 28 giugno presso la Pontificia Accademia delle Scienze, date risultate contestuali (ma gli organizzatori del workshop comunque non hanno inteso associare le due diverse attività) alla visita del cardinale Matteo Maria zuppi in Russia, viaggio voluto dal Pontefice allo scopo di rinvenire una qualche forma di mediazione che possa condurre a una cessazione del conflitto in Ucraina. E proprio la dialogicità quale approccio fondamentale è stato uno dei temi sui quali si sono applicati i religiosi e i laici convenuti a Roma per l’occasione.

L’INDEFETTIBILE APPROCCIO DIALOGICO

Dagli approfondimenti su Dialogo tra civiltà e beni comuni, è purtroppo riemersa proprio la problematica relativa alla difficoltà del dialogo, seppure assieme a essa anche alcune fondate speranze riguardo al futuro. Ad avviso del professor Leonardo Becchetti, docente di economia di formazione cattolica titolare di cattedra presso l’Università degli Studi Roma 2 Tor Vergata, che ha partecipato al workshop, una indefettibile operazione preliminare consiste nella comprensione delle caratteristiche intrinseche del dialogo: «Partire dal presupposto che l’altro sia diverso da noi e non fare finta che non lo sia – ha affermato Becchetti ai microfoni di insidertrend.it -, altrimenti, se così davvero fosse, non ci sarebbe neppure bisogno del dialogo. Tuttavia, è evidente che nella realtà le cose funzionano diversamente».

LA DERIVA DELL’IO IN OCCIDENTE

L’economista di Tor Vergata a quindi aggiunto che va esteso il metodo dialogico discusso e delineato nel corso della due giorni di studi all’Accademia Pontificia delle Scienze, questo «allo scopo di avviare un’utile processo di confronto tra le diverse culture al fine di affrontare e, se non risolvere almeno ridurre, i danni recati all’umanità intera dalle varie problematiche oggi sul tappeto». Becchetti ha esplicato il concetto ricorrendo all’esempio costituito dai tempi della Net Zero, la  facendo riferimento dead-line per paesi come la Cina e o l’India è molto più allungata rispetto all’Occidente. Ora, il quesito da porsi è se in un contesto collaborativo questi processi potranno venire accelerati. Dialogo, differenze e confronto con l’Occidente che secondo «sta andando alla deriva nella direzione di una espansione illimitata e sguaiata dell’io, mentre gli orientali confuciani e taoisti hanno una cultura basata sull’autocontrollo e l’armonia».

COOPERARE CON L’AVVERSARIO STRATEGICO?

Trovare la strada della cooperazione dunque, ricerca ha visto concordi i partecipanti al workshop romano. Ma questo significherà necessariamente relazionarsi con la Cina Popolare, cioè quello che per gli Stati Uniti d’America e i suoi più stretti alleati costituisce attualmente l’avversario sul quale si deve concentrare la “competizione strategica”. «Sarebbe folle oltreché suicida non cooperare con la Repubblica popolare cinese sui problemi globali – sottolinea Becchetti -, poiché l’Occidente oggi rappresenta soltanto una parte del mondo e tutto andrebbe affrontato in un’ottica multipolare. Il prodotto interno lordo e il peso a livello mondiale dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, n.d.r.) sarà sempre maggiore, diviene dunque necessario trovare un quadro collaborativo con loro al di fuori della muscolarità».

FOCUS SULLA CINA POPOLARE E RAPPORTI TRA

Oltreché riportare il focus sulle relazioni tra Vaticano e Cina Popolare, il workshop della Pontificia Accademia delle Scienze è stata anche la sede di una discussione sulla democrazia deliberativa: «Se le decisioni venissero assunte dai cittadini le guerre non si scatenerebbero mai – afferma il docente di Roma 2 -, conseguentemente, si pone come centrale il tema del rapporto tra le popolazioni e le élite, con queste ultime di volta in volta espressione di sistemi democratici oppure autocratici, quando non addirittura totalitari. È certamente difficile giungere a forme di democrazia diretta, per alcuni si tratta di qualcosa di illusorio, tuttavia, si dovrebbe almeno incrementare il peso della volontà della gente sui processi decisionali delle élite».

la registrazione integrale dell’audio della lunga e approfondita intervista con il professor Leonardo Becchetti, docente che ha partecipato al  workshop del 27 e 28 giugno scorsi, è disponibile di seguito (A550)

A550 – SCENARI, DIALOGO TRA CIVILTÀ E BENI COMUNI: WORKSHOP ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE, una occasione di ulteriore contatto tra Vaticano e Cina Popolare.
L’evento ha avuto luogo il 27 e 28 giugno, date risultate contestuali (seppure gli organizzatori del workshop comunque non hanno inteso associare le due diverse attività) alla visita del cardinale Matteo Maria zuppi in Russia, viaggio voluto dal Pontefice allo scopo di rinvenire una qualche forma di mediazione che possa condurre a una cessazione del conflitto in Ucraina. E proprio la dialogicità quale approccio fondamentale è stato uno dei temi sui quali si sono applicati i religiosi e i laici convenuti a Roma per l’occasione. Tra questi figuravano autorevoli esponenti della Repubblica popolare cinese. Al riguardo, insidertrend.it ha intervistato uno dei partecipanti, il professor LEONARDO BECCHETTI, docente di economia presso l’Università degli Studi Roma 2 Tor Vergata. «Sarebbe folle oltreché suicida non cooperare con la Repubblica popolare cinese sui problemi globali – ha egli sottolineato -, poiché l’Occidente oggi rappresenta soltanto una parte del mondo e tutto andrebbe affrontato in un’ottica multipolare. Il prodotto interno lordo e il peso a livello mondiale dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sarà sempre maggiore, diviene dunque necessario trovare un quadro collaborativo con loro al di fuori della muscolarità».
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