VATICANO, scheletri negli armadi. Chiesa cattolica e Stato ustascia di Croazia: riesplode la polemica sul cardinale Aloijzije Stepinać

A Zagabria e oltre Tevere vorrebbero beatificarlo, tuttavia il prelato croato non ha un passato del tutto cristallino. Recentemente il nuovo Patriarca ortodosso serbo Porfirije ha definito «problematiche» alcune lettere che Stepinać scrisse a Pio XII al tempo dello Stato ustascia di Ante Pavelić

La polemica è rimbalzata nel web e ben presto è giunta anche a Roma, centro della cristianità: Porfirije, Patriarca della Chiesa ortodossa serba appena insediatosi a Belgrado, nel corso di un’intervista rilasciata alla stampa ha rivelato di essere in possesso di alcune lettere indirizzate dal cardinale croato Aloijzije Stepinać a Papa Pio XII, epistole che, a suo dire, sarebbero oltremodo «problematiche».

A questo punto, la risposta della Chiesa cattolica romana non si è fatta attendere, ed è stata fatta pervenire per bocca di monsignor Juraj Batleja, postulatore della causa di canonizzazione del cardinale croato. Egli ha dunque sfidato il religioso serbo, invitandolo energicamente a riferire pubblicamente quali parti delle lettere di Stepinać a Pio XII «possano essere problematiche», sottolineando poi, per tutta risposta, che «gli ortodossi che volevano testimoniare a favore di Stepinać dopo la Seconda guerra mondiale vennero minacciati».

Un passato che non passa

Storie vecchie si direbbe, risalenti a ottant’anni fa, che riattizzano polemiche mai sopite sulla sostegno e la partecipazione di una parte dei cattolici, in particolare di certe gerarchie clericali, all’orrore dello sterminio etnico. Qualcosa che nei Balcani inevitabilmente ritorna sempre fuori, periodicamente, generazione dopo generazione, malgrado tutto. Un fenomeno che è però frutto della mancata chiarezza storica sugli accadimenti, che per ragioni di vario genere nel dopoguerra non venne fatta.

E questo fa sì che, coloro i quali nascondono ancora degli scheletri nei loro armadi, siano particolarmente sensibili ad argomenti come quello sollevato, non senza malizia probabilmente, da Porfirije.

Anche se in Vaticano c’è qualcuno che lo vuole beatificare, con massimo gaudio della Chiesa croata, Aloijzije Stepinać fu una personalità che chiuse i propri occhi di fronte alle azioni dello Stato ustascia croato di Ante Pavelić, un’entità territoriale che, non va dimenticato, era formalmente sotto la corona dei Savoia (Tomislavo II era infatti un membro della famiglia reale italiana, seppure appartenente al ramo cadetto), seppure rispondesse più agli ordini di Hitler che di Mussolini, che negli anni precedenti ne era stato il mallevadore.

Che i cattolici lo venerino pure sui loro altari, tuttavia tengano ben presente che egli non ignorava i massacri perpetrati in quegli anni dagli uomini di Pavelić, non soltanto nei confronti dei nemici politici, ma anche di ebrei, rom e, financo, musulmani, questi ultimi alleati dei croati contro Tito.

Muro contro muro?

Però, non sempre le ciambelle riescono col buco e, proprio sul più bello, il barbuto patriarca serbo ha rovinato la festa ai protetti da san Girolamo. Egli, non appena insediatosi a capo del Patriarcato, ha infatti riattizzato la polemica sull’eventuale canonizzazione di Stepinać che era ormai pronta, con miracolo riconosciuto. La Chiesa ortodossa serba ha sollevato dubbi sull’operato del cardinale nel corso degli anni della guerra, accusandolo di collaborazionismo con i nazisti.

È dovuto intervenire il Papa, che, anche in virtù dei buoni rapporti intrattenuti con il predecessore di Porfirija (il Patriarca Irenej), si è visto costretto a istituire una commissione mista cattolico-ortodossa allo scopo di fugare i dubbi nutriti a Belgrado sulla specchiata esistenza terrena del cardinale vicino a Pavelić. Una commissione di storici che però non ha eliminato le divergenze, al punto che Bergoglio potrebbe decidere di non procedere oltre.

In questo senso sono indicative le parole di monsignor Batelja, postulatore della causa di beatificazione, che ha replicato a Porfirije affermando come gli esperti abbiano già «espresso giudizio teologico e storico sulle lettere del cardinale Stepinać a Pio XII» e che «non c’è nulla in nessuna lettera contro la fede e la morale cristiana».

Non ci sono passaggi problematici dunque, non si devono sollevare controversie, «tanto meno quelle che inducono a dubitare della coscienza pulita e della santità di Alojzije Stepinać».

Una evidente questione di opportunità

Ha aggiunto poi il postulatore: «L’arcivescovo Stepinac ha torto quando implora il Papa di essere vicino ai fedeli cattolici in Croazia? È problematico che abbia informato il Papa sulle opportunità fatali per la Chiesa nel suo popolo? Ha tradito la sua vocazione chiedendo al Papa protezione per il popolo croato e aiutato a preservarne l’identità religiosa e nazionale?»

Egli ha poi sottolineato che quelle lettere inviate a Pio XII «sono piuttosto un riflesso della sua fede e del suo amore per il popolo croato. Se è profondamente problematico che un croato voglia il suo paese e ami il suo paese, allora anche ogni croato che costruisce e ama il suo paese è profondamente problematico».

Uomini di fede, timorati di Dio. Sempre pronti a benedire i propri popoli, un’abitudine radicata nei Balcani, che si ripete non infrequentemente. L’ultima volta, a memoria d’uomo, tra il 1992 e il 1995, quando, aspersorio in mano, benedivano i carri armati e i loro equipaggi mentre partivano per i varo fronti della guerra nella ex Jugoslavia, sia che recassero le insegne della scacchiera che quelle con le quattro “S”.

Proseguiva poi Batelja con veemenza: «Il Patriarca Porfirije avrebbe contribuito molto di più alla fiducia e alla riconciliazione se avesse menzionato che i vescovi della Chiesa ortodossa serba rimasero alla corte dell’arcivescovo di Zagabria fino al 1935, ogni volta che venivano e da dove provenivano. O se avesse tenuto conto del fatto che l’arcivescovo Stepinać si è recato dal metropolita ortodosso di Zagabria per congratularsi per le festività importanti e, il metropolita, avrebbe ricambiato tali congratulazioni al palazzo arcivescovile. O che nei villaggi in cui è passato in automobile l’arcivescovo Stepinać, i serbi ortodossi hanno fatto archi di trionfo, sono scesi in strada e gli hanno gridato contro. Scendeva persino dall’auto (Stepinać) e, accompagnato dal pastore, socializzava con i credenti ortodossi».

Stepinać: «la figura più brillante della Chiesa tra i croati» (Wojtyla)

 E ancora: «Il Patriarca avrebbe contribuito maggiormente alla verità storica e alla riconciliazione se avesse menzionato come la Chiesa ortodossa serba ha combattuto contro l’uguaglianza di cattolici e ortodossi nel Regno di Jugoslavia; che la Chiesa ortodossa serba ha sostenuto l’abolizione della Banovina della Croazia; che la stessa Chiesa ortodossa serba nel colpo di Stato del 1941 ha contribuito a rovesciare lo Stato quando ha sentito che stava perdendo la sua precedente posizione in esso».

«Insomma – ha quindi aggiunto monsignor Batelja -, consapevoli che la Chiesa cattolica può essere libera solo in uno stato libero, l’arcivescovo Stepinać e il suo popolo erano favorevoli alla creazione di uno stato indipendente.  Si tratta dell’orgoglio di ogni cattolico, di ogni uomo ben intenzionato. Ecco perché San Giovanni Paolo II  definì il cardinale Stepinać la figura più brillante della Chiesa tra i croati. Non possiamo che essere orgogliosi di lui e guardare con gioia al nostro futuro».

Insomma, come spesso accade, in queste vicende c’entrano anche (a volte soprattutto) vecchi e nuovi attriti di natura politica, che incrementano la polarizzazione delle due confessioni cristiane, abilmente fusi in operazioni di influenza, vere o presunte che siano.

E infatti, Batelja ha concluso come Porfirije, «non definendo quali passaggi delle lettere di Stepinać a Pio XII sarebbero problematici, avrebbe dato l’impressione che anche l’opinione pubblica croata sia divisa», poiché «non credo che possa esserci l’intenzione di un patriarca di creare sfiducia tra i cattolici in Croazia e il successore di Pietro a Roma, e tra i cattolici e il beato Alojzije Stepinać, ancor meno che voglia approfondire la sfiducia tra il popolo croato e quello serbo» (…)

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