TELECOMUNICAZIONI, 5G. Competizione in Europa: mentre Ericsson lancia il programma per le reti intelligenti, Huawei si appella al Governo Draghi affinché «metta da parte le ragioni geopolitiche per dare all’economia l’impulso alla crescita»

Un passo avanti nel processo di innovazione: introdotto un sistema di controllo unificato del complesso delle applicazione in funzione della programmabilità della rete. I tecnici svedesi prevedono benefici nel campo della progettazione e della (rapida) fornitura di servizi 5G innovativi. La riduzione della complessità di gestione delle «policy di rete» potrà fare risparmiare fino al 70 per cento. Intanto a Roma la Sindaca Raggi si affida ai cinesi e inaugura il «Cybersecurity and Transparency Center» del gigante della telefonia di Shenzhen



Il gruppo svedese delle telecomunicazioni ha reso noto di avere lanciato il 5G Core Policy Studio, un nuovo sistema di programmabilità della rete che consentirà ai fornitori di servizi di comunicazione (CSP) di acquisire più facilmente gli accessi 5G attraverso la differenziazione dell’offerta.

Si tratta di uno strumento – si afferma nel comunicato stampa di Ericsson – concepito per la gestione centralizzata del controllo e dell’accesso ai servizi 4G e 5G. Una capacità in grado di consentire ai fornitori di servizi di telecomunicazioni di configurare dinamicamente modalità innovative all’interno delle sezioni di rete, adattando così le offerte dirette ai consumatori e ai clienti aziendali sulla base delle specifiche esigenze dell’utenza e dello stato della rete.

70% di risparmio nelle spese di configurazione dei sistemi

Secondo Ericsson, i risultati dei test effettuati sul nuovo Core Policy Studio avrebbero dimostrato un risparmio del 70% nelle spese di configurazione dei sistemi ottenuto attraverso la semplificazione delle attività di progettazione e di configurazione.

Riguardo a questa nuova soluzione software, Monica Zethzon, responsabile dell’Area cloud packet core di Ericsson, ha affermato: «Attraverso il nostro software, rendiamo le reti più intelligenti perché ciò a sua volta consente il business intelligente. Le reti intelligenti sono fondamentali per consentire ai fornitori di servizi di comunicazione di offrire prodotti personalizzati sia ai consumatori che alle imprese. Il 5G Core Policy Studio sarà in grado di fornire servizi di connettività su misura a tutta la variegata clientela, poiché si tratta di uno strumento di programmabilità della rete che adatta le prestazioni del servizio fornito sulla base di requisiti specifici quali il tipo di abbonamento, l’ora del giorno, l’area di servizio o la posizione del dispositivo».

L’appello di Huawei a Mario Draghi

L’inaugurazione del nuovo Cybersecurity and Transparency Center di Roma, evento al quale ha presenziato il Sindaco della capitale Virginia Raggi e che ha avuto luogo oggi con sei mesi di anticipo sulla data inizialmente prevista, è stata anche l’occasione, prospettatasi per l’elemento apicale della filiale italiana del gigante della telefonia cinese, di rivolgere un appello al Governo italiano in carica affinché «metta da parte le ragioni geopolitiche per dare all’economia l’impulso alla crescita».

Sono state proprio queste le parole pronunciate pubblicamente da Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia, che ha poi avuto modo di argomentare meglio il concetto espresso per conto del gigante industriale della telefonia di Shenzhen.

«Tecnologia e geopolitica sono incompatibili – ha egli infatti aggiunto -, noi paghiamo lo scotto del pregiudizio e dell’incapacità di affrontare su altri tavoli le questioni geopolitiche. Ma il mix di guerra commerciale, geopolitica e primato della tecnologia non fa altro che creare confusione».

«Siamo una multinazionale come tutte le altre al mondo – ha quindi puntualizzato –, il nostro bilancio è certificato da KPMG ed è pubblico. Siamo l’unico vendor con certificazioni di sicurezza GSMA 3GPP-NESAS».

Il Cybersecurity and Transparency Center di Roma

Quale migliore cornice avrebbe potuto trovare, nella quale esternare tutto l’allarme e il disappunto dell’impresa sino-popolare, se non quella della “vetrina” romana della sicurezza cibernetica, con accanto la Sindaca in prima persona e il capo del suo staff, Massimo Bugani, al quale ha conferito la delega all’Innovazione.

Pur ammettendo che le restrizioni imposte a Huawei dagli Stati Uniti d’America hanno fatto perdere quote di mercato al Gruppo di Shenzhen, De Vecchis ha tuttavia inteso sottolineare come i provvedimenti a suo tempo decisi dall’amministrazione Trump «non abbiano provocato alcun ritardo sullo sviluppo della tecnologia 5G», rispetto alla quale, in effetti, i cinesi godono ancora di un non indifferente margine di vantaggio.

Quanto al nuovo Cybersecurity and Transparency Center romano, Bugani ha illustrato come il piano Smart City appena presentato punti ad accelerare la trasformazione della città «in ottica digital». «E per raggiungere questo obiettivo – ha poi aggiunto – è cruciale poter contare su sistemi di sicurezza all’avanguardia. Per questo è particolarmente importante l’investimento di Huawei su Roma, che è l’ultimo dei molti già effettuati nella città».

Egli ha poi sottolineato come lo switch off della Pubblica Amministrazione, con l’accesso via SPID e CIE ai servizi pubblici, rappresenti «una sfida cruciale nella quale la cybersecurity è l’arma vincente» e che quindi «serve che la sicurezza informatica sia inserita by default nei servizi pubblici, così come in quelli della smart city».

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