L’OPINIONE, terrorismo jihadista. L’attacco a colpi d’ascia di Parigi: un avvertimento a chi vuole essere «buonista» a tutti i costi

L’attacco nel quartiere dove si trovava la redazione di Charlie Hebdo ricorda dunque che oggi trascurare la minaccia rappresentata dal ritorno di combattenti terroristi stranieri (i cosiddetti foreign fighters), oltreché la radicalizzazione carceraria, può avere conseguenze mortali

di Giuseppe Morabito, generale in ausiliaria dell’Esercito italiano, attualmente analista presso la NATO Defense College Foundation – Venerdì scorso a Parigi due persone sono rimaste gravemente ferite a causa di un attacco sferrato a colpi d’ascia da un terrorista in Rue Nicolas Appert, proprio nei pressi del luogo dove si trovava la sede del periodico satirico Charlie Hebdo, dove la mattina del 7 gennaio del 2015 un commando di radicali islamisti perpetrò una strage tra i giornalisti riuniti in redazione.

Le forze di sicurezza francesi stanno indagando su quest’ultimo episodio di violenza, lo fanno partendo dall’ormai certezza che si tratti di un attacco terroristico.

L’aggressione è avvenuta nella tarda mattinata, quando un uomo che brandiva un’ascia si è avvicinato due dipendenti di una società di produzione televisiva che stavano facendo una pausa durante il lavoro davanti al loro ufficio e ha iniziato a colpirli.

Al momento, le persone fermate dalla polizia perché ritenute in qualche modo responsabili del fatto sarebbero otto, fermi che sono seguiti a quelli dei due principali sospettati, effettuati subito dopo l’attacco.

Gli altri sei sono stati arrestati all’interno di un appartamento della zona di Seine-Saint-Denis, nella quale gli inquirenti ritengono abbia vissuto il principale sospettato.

La Francia deve ancora rimarginare le proprie lacerazioni psicologiche provocate dai precedenti attentati stragistici compiuti dai terroristi jihadisti. Al riguardo, va rilevato che quella di Charlie Hebdo è divenuta un simbolo della contraddittoria relazione intercorrente in una democrazia tra la libertà di espressione e il credo islamico, che vieta le raffigurazioni del Profeta Maometto.

Ma purtroppo, negli anni seguenti la Francia ha subito una serie di attacchi che hanno provocato la morte di centinaia di persone.

All’inizio di questo mese a Parigi è iniziato un processo contro i presunti complici degli esecutori di due attentati, l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo e un assalto mortale compiuto successivamente contro un negozio di alimentari kosher.

Rue Nicolas Appert, un luogo simbolico. Per inquadrare l’evento di venerdì va immediatamente evidenziato che la rivista satirica – che a seguito dell’attacco subito ha trasferito la sua sede – ha recentemente ripubblicato le vignette del Profeta Maometto, fatto che ha sicuramente innescato l’aggressione di ieri.

Conseguentemente, secondo alcune fonti un gruppo di media affiliato alla propaggine di al-Qaeda, ma attualmente sotto la “dirigenza“ dei Fratelli musulmani nello Yemen, hanno pubblicato una dichiarazione di incoraggiamento degli attacchi in Francia in risposta alla ripubblicazione delle vignette.

L’attacco nel quartiere dove si trovava la redazione di Charlie Hebdo ricorda dunque che oggi trascurare la minaccia rappresentata dal ritorno di combattenti terroristi stranieri (i cosiddetti foreign fighters), oltreché la radicalizzazione carceraria, può avere conseguenze mortali.

Infatti è ormai evidente che gli jihadisti sono riusciti a radicalizzare e reclutare cittadini francesi sia attraverso il web che di persona.

Gli estremisti islamisti hanno invitato con successo i loro seguaci a compiere attacchi in Europa, oppure a viaggiare per unirsi alla lotta in Medio Oriente.

Foreign fighters e radicalizzati. Gli Stati europei devono assumersi la responsabilità per i loro rispettivi cittadini che tornano dalle zone dove sono o sono stati in atto conflitti, assicurandosi che gli ex combattenti stranieri rimpatriati (e speriamo condannati) non vengano in contatto con altri estremisti nelle prigioni dove vengono detenuti.

Dobbiamo proteggere i nostri cittadini e imparare dalle orribili esperienze che abbiamo sopportato fino a ora.

Charlie Hebdo è una lezione che insegna come la minaccia non vada mai  sottovalutata e come essa possa venire costituita dalla radicalizzazione di persone in carcere e dai combattenti stranieri che non vengono controllati adeguatamente.

La Francia è la principale fonte di combattenti occidentali in Iraq e Siria, con circa 2.000 propri cittadini che si sono recati sui campi di battaglia di quei Paesi al maggio 2016.

Sempre la Francia soffre inoltre a causa del un grave problema rappresentato della radicalizzazione all’interno delle sue prigioni, dove si stima che circa 1.400 detenuti siano stati convinti ad abbracciare il jihad.

Fratelli musulmani, Turchia e Qatar. Ora, le autorità della Turchia hanno annunciato di aver rimpatriato dallo scorso novembre 150 combattenti islamisti stranieri dalla Siria.

Proprio la Turchia viene però riconosciuta assieme al Qatar tra i principali sponsor dell’organizzazione dei Fratelli musulmani, in questo momento particolarmente attiva e in aperta ostilità nei confronti del recente successo della firma a Washington degli Accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

Un accordo storico raggiunto grazie al patrocinio e alla volontà del presidente statunitense Donald Trump, che ha avuto modi di affermare che «dopo decenni di violenze questi accordi segnano l’alba di un nuovo Medio Oriente grazie al coraggio dei leader visionari di questi tre Paesi», aggiungendo poi che «nasce un nuovo Medio Oriente con un accordo che nessuno pensava fosse possibile e che a breve sarà firmato da altri cinque o sei Paesi arabi».

Il nuovo quadro internazionale. Alla cerimonia della firma ha infatti partecipato anche l’ambasciatore dell’Oman negli Usa, un paese che, al pari di Sudan e Marocco e forse anche dell’Arabia Saudita, potrebbe seguire gli altri Emirati del Golfo e normalizzare i rapporti con lo Stato ebraico.

Tutto questo, anche se letto in chiave di pace e schieramento anti-iraniano, infastidisce i Palestinesi e chi li appoggia, poiché gli Accordi di Abramo hanno completamente riconfigurato gli equilibri in Medio Oriente tentando di porre fine al “fulcro” del conflitto israelo-arabo-palestinese.

Gilles Kepel, esperto del mondo arabo, ha recentemente dichiarato che nelle crisi nel Mediterraneo e nel Medio Oriente si vanno evidenziando due alleanze ben distinte: la prima è quella di «Abramo», con l’America e alcuni Paesi europei (Italia si spera inclusa), Israele e Stati come Egitto e Giordania, che hanno firmato la pace con Gerusalemme; l’altra è l’alleanza a essa ostile, cioè quella che si basa sui Fratelli musulmani all’interno del mondo sunnita e con la Turchia e il Qatar in qualche modo alleati dell’Iran.

L’Italia e i pericoli. In Italia, mentre continuano gli ottimi legami commerciali con Doha nel settore dell’industria della Difesa, il coronavirus ha fatto sì che l’opinione pubblica abbia distolto la sua attenzione dal rischio terrorismo.

È forse radicata la speranza, in qualche cosiddetto esperto di cose mediorientali, che la resa culturale connessa con l’accordo di Faro, che prevede uno strano meccanismo per il quale chi vi aderisce deve far sì che il proprio patrimonio artistico non offenda altri popoli e altre culture, ci faccia apparire come un «avversario buono» agli occhi dei terroristi, soggetti che quindi potrebbero rivolgere le loro sanguinarie attenzioni altrove.

Insomma, si tratta di nascondere un po’ d’identità e un po’ di tradizione per non disturbare i musulmani che vivono da noi o ci visitano.

Censurando ad esempio le statue, come nel caso della farsesca decisione di coprire con dei teli alcune statue di nudi dei Musei Capitolini in occasione della visita in Italia del presidente dell’Iran Hassan Rouhani.

Ovviamente si spera che quello di Parigi sia solo un caso isolato di programmato e voluto atto di terrorismo – non credo, infatti, che i francesi sposino la tesi buonista del «povero malato di mente» – e che i terroristi, grazie al capillare contrasto del fenomeno criminale della vendita di armi al mercato nero, continuino a reperire solo asce.

Ma, soprattutto, che si riesca a contrastare meglio la radicalizzazione in atto nelle città europee, sia nelle aree densamente popolate che oggi attraversano una profonda crisi economica, sia all’interno delle carceri.

Con riguardo all’argomento trattato in questo articolo dal generale Giuseppe Morabito è possibile riascoltare ulteriori contributi tratti da altre fonti dell’archivio audio di insidertrend.it; di seguito vengono proposte alcune registrazioni integrali di convegni e interviste sul terrorismo in generale e sullo jihadismo armato in particolare, inclusa la materia della radicalizzazione islamista in Occidente e del suo possibile contrasto.

A002A1 – TERRORISMO JIHADISTA, ISLAMIC STATE E FOREIGN FIGHTERS. “Noi terroristi, storie vere dal Nord Africa a Charlie Hebdo”, presentazione del libro di MARIO GIRO, esponente della Comunità di Sant’Egidio e viceministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale, Roma, Istituto Affari Internazionali, 18 febbraio 2016.

Prima parte, interventi di: Ferdinando Nelli Feroci (Presidente IAI), VINCENZO CAMPORINI (Vicepresidente IAI), MAURIZIO CAPRARA (editorialista del Corriere della Sera), MARIO GIRO (esponente della Comunità di Sant’Egidio e Viceministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale), AZZURRA MERINGOLO (ricercatrice IAI).

A002A2 – TERRORISMO JIHADISTA, ISLAMIC STATE E FOREIGN FIGHTERS. “Noi terroristi, storie vere dal Nord Africa a Charlie Hebdo”, presentazione del libro di MARIO GIRO, esponente della Comunità di Sant’Egidio e viceministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale, Roma, Istituto Affari Internazionali, 18 febbraio 2016.

Seconda parte, interventi di: MARIO GIRO (esponente della Comunità di Sant’Egidio e Viceministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale), VINCENZO CAMPORINI (Vicepresidente IAI), RENATA PEPICELLI (docente presso la LUISS Guido Carli).

A017 – TERRORISMO NON CONVENZIONALE E SICUREZZA. Global partnership e anti-proliferazione.

Conferenza tenuta dal generale CARLO JEAN all’ISTRID (Istituto Ricerche Studi Informazioni Difesa), Roma, 10 novembre 2005.

A034 – TERRORISMO E ANTITERRORISMO IN ITALIA: CONOSCERE CONTRASTARE, PREVENIRE. II Conferenza annuale dell’Osservatorio su radicalizzazione e terrorismo internazionale promossa dall’ISPI e dal Program on Extremism presso la George Washington University. Roma, Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, 11 giugno 2018.

«Destinazione jihad: i foreign fighters d’Italia», Rapporto dell’Osservatorio su radicalizzazione e terrorismo internazionale e presentazione del numero monografico speciale della rivista “Gnosis” dell’AISI sulla prevenzione della radicalizzazione.

Interventi di: PAOLO MAGRI (Vicepresidente esecutivo e Direttore dell’ISPI), VALERIO BLENGINI (Vicedirettore operativo dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), PASQUALE ANGELOSANTO (Comandante del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri), CLAUDIO GALZERANO (Direttore del Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno del Dipartimento Centrale Polizia di Prevenzione/UCIGOS), LORENZO VIDINO (responsabile dell’Osservatorio sulla radicalizzazione e il terrorismo internazionale, ISPI, Direttore del Programma sull’estremismo della George Washington University), FERNANDO REINARES (Direttore del Programma sul terrorismo globale promosso dal Real Instituto Elcano di Madrid e Senior Associate Research Fellow ISPI), DIEGO CIULLI (Public Policy Manager di Google Italia), SANTI CONSOLO (Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), GIAMPIERO MASSOLO (Ministro plenipotenziario, Presidente dell’ISPI), MARCO MINNITI (già ministro dell’Interno).

A047 – SICUREZZA, RISCHIO BIOLOGICIO E BIOTERRORISMO: la preparazione delle strutture sanitarie a eventi del genere. A “ORA ZERO” parla il professor GIULIANO BERTAZZONI, primario presso il Policlinico Umberto I di Roma; Radio Omega Sound, trasmissione del 6 marzo 2008, a cura di Gianluca Scagnetti.

A seguito degli attacchi all’antrace negli Usa si è elevato il livello di attenzione nei confronti del bioterrorismo e sono state sempre più esaminate nel dettaglio le dinamiche e gli effetti di tali azioni criminali, pianificando contestualmente procedure e protocolli di emergenza cui fare riferimento nell’eventualità di situazioni di carattere straordinario.

Al riguardo in Italia sono state raggiunte capacità adeguate ai potenziali bisogni? Gli ospedali del Paese sono preparati a eventi del genere? Sul territorio nazionale le Forze armate, la Protezione civile, la Croce rossa e il 118 svolgono un azione preventiva e curativa nel caso di disastri naturali, attacchi terroristici convenzionali – anche multipli e contemporanei come nei casi degli attentati di Madrid e Londra -, così come nel caso di attacchi chimici, che in queste specifiche evenienze sono stati in grado di circoscrivere l’area degli attentati terroristici.

Ma nel caso di un evento bioterroristico si sarà nelle condizioni di risalire al momento del loro inizio. A questo punto le patologie direttamente conseguenti all’atto criminale si manifesteranno in ogni luogo e a farne le spese saranno gli ospedali, deputati alla ricezione delle persone in grave stato di salute.

A069 – TERRORISMO ISLAMISTA E NUOVO JIHAD: ANALISI DEL GENERALE CARLO JEAN. A ORA ZERO parla il generale CARLO JEAN, già direttore del Centro Alti Studi della Difesa e Presidente della SOGIN, docente di Strategia all’Università LUISS Guido Carli; Radio Omega Sound, “ORA ZERO”, trasmissione del 27 luglio 2012, in studio Gianluca Scagnetti.

Attentati di al-Qaeda compiuti a Londra e Glasgow: chi sono e da dove provengono i terroristi jihadisti che hanno colpito la Gran Bretagna?

Quali sono le prospettive al riguardo? Si è rivelato fallimentare il processo di integrazione degli stranieri nel Regno Unito? Le comunità islamiche formatesi con persone provenienti dalle ex colonie britanniche e le forme di protesta dei soggetti emarginati provenienti soprattutto dalla classe media.

Le caratteristiche del terrorismo islamista in società “chiuse” come quelle europee e in società “aperte” come quella statunitense; al-Qaeda e la ricerca del potere nei Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente.

A215A-D – GLOBALIZZAZIONE, NUOVE FRONTIERE DELL’INSICUREZZA: LA GIORNATA DI STUDIO PROMOSSA DA EURISPES E ARMA DEI CARABINIERI.

In una società del rischio le paure non derivano più dall’ignoranza, bensì dalla conoscenza, o meglio: dalla sua percezione. Oggi non esiste più un punto zero della sicurezza, dunque tutti possono rimanere vittime della sua carenza.

La globalizzazione è fonte di numerose insicurezze. L’individuo è disorientato dalle dinamiche che lo rendono sempre più solo e spaventato.

Cadono buona parte delle barriere preesistenti e, nel conseguente scenario delineatosi, tre principali attori si affermano sfruttando con successo i mutamenti epocali in atto. Sono le imprese multinazionali, gli intermediari finanziari e le organizzazioni criminali transnazionali.

Nel corso del seminario, tra l’altro, sono stati analizzate le potenzialità destabilizzanti insite in una finanza globalizzata e incontrollata, l’attuale surplus di insicurezza e la proteiformità delle minacce terroristiche.

1º panel: sicurezza – Coordinatore: ANDREA MARGELLETTI (Presidente del Ce.S.I.); interventi di: Onorevole MARCO MINNITI (già ministro dell’Interno; argomento trattato: l’immigrazione), GIAMPIERO MASSOLO (Presidente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, ISPI; argomento trattato: ruolo delle organizzazioni internazionali), generale ENZO VECCIARELLI (Capo di Stato Maggiore della Difesa; argomento trattato: il contributo italiano alla sicurezza globale).

2º panel: sicurezza, terrorismo ed eversione – Coordinatore: M. VITTORIA DE SIMONE (Procuratore nazionale aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo); interventi di: PASQUALE ANGELOSANTO (Generale di brigata, comandante del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri, ROS; argomento trattato: l’esperienza investigativa nell’ambito del terrorismo e dell’eversione), RICCARDO TURRINI VITA (Direttore generale della formazione presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia; argomento trattato: carceri e radicalizzazione), MARIO CALIGIURI (Direttore del master in Intelligence presso l’Università della Calabria, Presidente della Società italiana di Intelligence; argomento trattato: il ruolo dell’Intelligence nella prevenzione dei fenomeni eversivi), CLAUDIO GALZERANO (Direttore del Servizio per il contrasto del terrorismo esterno della Direzione centrale della polizia di prevenzione, DCPP; argomento trattato: il coordinamento nazionale e internazionale nella lotta al terrorismo).

3º panel: sicurezza informatica – Coordinatore: ROBERTO DE VITA (Presidente dell’Osservatorio Cyber Security dell’Eurispes); interventi di: MASSIMO GIANNETTI (Comandante del Reparto tecnico informatico del Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche, RACIS; argomento trattato: dalla sicurezza informatica al digital forensics), NUNZIA CIARDI (Direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni; argomento trattato: data protection e cybercrime), LILIANA FRATINI PASSI (Direttore generale della CBI S.c.p.a. dell’Associazione bancaria italiana, ABI; argomento trattato: la sicurezza in tasca), BARBARA SARGENTI (Sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, DNA; argomento trattato: le nuove frontiere del cyberterrorismo).

4º panel: sicurezza e mafie – Coordinatore: ARRIGO GIOVANNI RUSSO (Procuratore nazionale aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, DNA); interventi di: ANTONIO D’AMATO (Consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura, CSM; argomento trattato: i patti territoriali per la sicurezza), GIUSEPPE ARBORE (Generale di divisione, Capo del III Reparto del Comado Generale della Guardia di Finanza; argomento trattato: la nuova mafia economica), GIUSEPPE CUCCHIARA (Direttore centrale dei Servizi antidroga del Dipartimento della Pubblica Sicurezza; argomento trattato: i nuovi mercati delle droghe), GIUSEPPE GOVERNALE (Direttore della Direzione investigativa antimafia; argomento trattato: le nuove strategie delle mafie), ADELMO LUSI (Comandante del Comando Carabinieri per la tutela della salute-NAS; argomento trattato: il contrasto alla vendita Online di farmaci anabolizzanti e nuove droghe psicoattive, NPS), DIANA DE MARTINO (Sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, DNA; argomento trattato: le mafie straniere in Italia).

5º panel: sicurezza territoriale – Coordinatore: TULLIO DEL SETTE (Presidente dell’Osservatorio sulla sicurezza dell’Eurispes); interventi di: MARIA CRISTINA PALAIA (Sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, DNA; argomento trattato: le nuove forme di penetrazione criminale), MARCO MINICUCCI (Comandante della Legione Carabinieri Lazio; argomento trattato: il sistema territoriale della sicurezza pubblica), GIOVANNI TARTAGLIA POLCINI (Magistrato, Consigliere giuridico del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; argomento trattato: le nuove vie della corruzione.

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