CRIMINALITÀ, cosa nostra. Operazione «mani in pasta»: Palermo, 91 arresti e sequestri per 15 milioni di euro

Recisi i tentacoli del mandamento mafioso palermitano della Resuttana, che riciclava in Continente i proventi delle attività illecite compiute in Sicilia: la Guardia di Finanza ha disarticolato il tessuto economico dei clan egemoni nei quartieri dell’Acquasanta e dell’Arenella

Su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Palermo nella mattinata di oggi gli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha dato esecuzione a numerose ordinanze di custodia cautelare e di sequestro preventivo emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale del capoluogo siciliano.

L’operazione, resa possibile anche grazie al supporto fornito dal Comando provinciale del Corpo di Palermo e da altri reparti delle Fiamme gialle su buona parte del resto del territorio nazionale, ha consentito la disarticolazione dei clan mafiosi storicamente egemoni nei quartieri palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella, facenti parte del mandamento mafioso della Resuttana, tra i quali la famiglia Fontana, imparentata con i Galatolo.

Un centinaio le persone indagate a vario titolo indagati per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, reimpiego di capitali illeciti, esercizio abusivo di giochi e scommesse ed altri reati contro la persona e il patrimonio; di essi, novantuno sono risultati destinatari di misure cautelari personali.

L’attività di servizio, scaturita dagli sviluppi di pregresse indagini, a loro volta rese possibili dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia ascoltati dalla Dda palermitana, è stata arricchita dal lavoro condotto dal Nucleo speciale di polizia valutaria anche attraverso la valorizzazione ragionata e mirata delle informazioni concernenti gli aspetti patrimoniali e finanziari dei clan.

Questo genere di attività investigativa costituisce un vero e proprio punto di forza della componente speciale del Corpo, nello specifico caso, però, resa più difficoltosa data l’assenza di segnalazioni di operazioni sospette, pur a fronte di un riscontro relativo a numerose operazioni ritenute anomale.

Inoltre, altrettanto prezioso si è rivelato l’accurato riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, effettuato ricorrendo a intercettazioni telefoniche unitamente al sistematico controllo del territorio per attraverso una serie di pedinamenti e video-riprese, queste ultime particolarmente complesse in ragione del difficile contesto territoriale di riferimento.

Le investigazioni hanno portato alla conferma della mutazione sottotraccia del vertice mafioso del mandamento palermitano Resuttana, che, nel vuoto di potere creatosi a seguito dei numerosi provvedimenti della magistratura che hanno interessato nel tempo i quartieri dell’Arenella e dell’Acquasanta, ha visto l’ascesa di nuovi elementi apicali, in particolare alcuni membri della famiglia Fontana, soggetti stabilitisi a Milano da alcuni anni, città nella quale si erano dedicati al reimpiego di una parte importante dei proventi delle attività criminali poste in essere in Sicilia.

Determinanti i riscontri investigativi dai quali è emersa l’opprimente presenza del clan sul territorio, evidenziata dalla perpetrazione dei più tradizionali delitti di matrice mafiosa, quali l’estorsione, il traffico di sostanze stupefacenti, l’illecita concorrenza con minaccia o violenza.

È emerso altresì, che gli ingenti proventi delle condotte criminali, in parte indirizzati al mantenimento dei familiari dei sodali detenuti, sono stati oggetto di riciclaggio e/o reinvestiti in molteplici attività economiche legali della Sicilia e della Lombardia, come ippica, gaming (centri scommessa e slot machine), cooperative edili, compravendita di preziosi, società attive nella produzione e commercializzazione del caffè, commercio di materie prime alimentari (farina, frutta e verdura) e packaging alimentare.

Di risulta è stato disposto il sequestro del patrimonio e dei complessi aziendali relativi a ventidue imprese, tra le quali centri scommesse, società della cantieristica navale e del settore della produzione, commercializzazione e somministrazione di bevande e alimenti. Inoltre, è stato anche disposto il sequestro preventivo di tredici cavalli da corsa, otto immobili, vari mezzi di trasporto e dei saldi attivi di rapporti finanziari per un valore complessivo stimabile in quindici milioni di euro.

Per l’esecuzione dei numerosi provvedimenti la Guardia di Finanza ha impiegato complessivamente cinquecento militari, tra i quali i cosiddetti «baschi verdi» (ATPI) e unità cinofile per la ricerca di armi ed esplosivi, sostanze stupefacenti e valuta, oltre all’intervento degli aeromobili del Corpo.

Appendici delle operazioni sono attualmente in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.

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