ROMANIA, elezioni presidenziali. Exit poll: in vantaggio l’europeista Iohannis

Se i risultati ufficiali confermeranno gli exit poll si dovrà votare per il ballottaggio. I candidati in lizza erano quattordici, sia sostenuti da formazioni politiche che indipendenti

In Romania si è votato per la scelta del capo dello stato destinato a rimanere in carica fino al 2024. Diciannove milioni di cittadini aventi diritto al voto (cioè quelli che al giorno delle elezioni hanno compiuto diciotto anni) sono stati chiamati a alle urne per esprimersi al primo turno delle elezioni presidenziali.

Gli exit pool resi noti in tarda serata davano in netto vantaggio il conservatore europeista Klaus Iohannis, al quale veniva attribuito il 39% dei consensi, seguito dall’ex premier socialdemocratica Viorica Dancila, attestatasi invece molto più indietro, al 22,5%, terzo il liberale Dan Barna con il 19,1 per cento..

In ogni caso si tratterebbe di un risultato che, se confermato dallo spoglio delle schede, comporterebbe un secondo turno elettorale per il ballottaggio.

Infatti, la legge elettorale rumena stabilisce che nel caso in cui nessun candidato all presidenziali dovesse conseguire il 50% più uno dei voti si debba procedere al turno successivo di ballottaggio, seggi che nel caso delle presidenziali 2019 verrebbero il prossimo 24 novembre.

I candidati in lizza erano quattordici, sia sostenuti da formazioni politiche che indipendenti.

Tra di essi quello più accreditato per un successo era il presidente uscente Klaus Iohannis, sostenuto dal Partito nazionale liberale, che vedeva quale sua principale sfidante l’ex premier e leader del Partito socialdemocratico Viorica Dancila.

Altri candidati erano il leader dell’Unione salvate Romania Dan Barna, il candidato del Partito movimento popolare Teodor Paleologu, l’indipendente Mircea Diaconu, sostenuto dall’Alleanza liberal democratica e dal partito Pro Romania, il presidente dell’Unione democratica dei magiari in Romania (Udmr) Kelemen Hunor e il candidato del Partito del potere umanista Ramona Ioana Bruynssels.

Alexandru Cumpanasu e Bogdan Stanoevici si sono invece presentati come candidati indipendenti, mentre Catalin Ivan, Ninel Peia, Sebastian Popescu, Banu John-Ion e Viorel Catarama hanno ricevuto il sostegno di altre formazioni politiche di ridotte dimensioni.

I seggi sono rimasti aperti dalle sette del mattino alle nove della sera, mentre la diaspora rumena all’estero ha potuto votare già da mezzogiorno di venerdì, con i cittadini romeni residenti all’estero che si erano registrati Online hanno avuto la possibilità di esprimere il loro voto anche per corrispondenza.

Fuori dal Paese sono stati allestiti 835 seggi, più del doppio rispetto alle elezioni precedenti, il maggior numero di questi in Spagna (143) – dove per altro si votava per le politiche -, Italia (142), Germania (80), Regno Unito (72), Francia (50), Usa (38), Moldova (37), Paesi Bassi (25), Belgio (23), Irlanda (16), Danimarca (12), Austria (17), Grecia (11), Portogallo (9) e Svizzera (8); nei Paesi membri dell’Unione europea complessivamente erano 639.

Le posizioni politiche dei candidati. Nel corso del suo primo mandato il presidente Iohannis si è spesso scontrato con il governo socialdemocratico guidato da Dancila, soprattutto dal 2016, quando i socialdemocratici avevano ottenuto la maggioranza.

Dalle ultime elezioni legislative al governo della Romania si sono succeduti tre esecutivi di centrosinistra, l’ultimo dei quali è stato sfiduciato in parlamento lo scorso 10 ottobre.

Per evitare una crisi politica Iohannis ha affidato l’incarico di formare un nuovo esecutivo a Ludovic Orban, leader del Partito nazionale liberale, che ha ottenuto la fiducia del parlamento il 4 novembre.

Iohannis riveste l’incarico di presidente dal 2014, quando si era affermato ai danni del socialdemocratico Victor Ponta ottenendo il 54,43% dei voti.

Il suo primo mandato si è caratterizzato per la lotta alla corruzione e il duro confronto con i socialdemocratici.

Egli, contestualmente alle elezioni per il Parlamento europeo del maggio 2019, ha inoltre promosso un referendum sulla giustizia allo scopo di bloccare l’adozione di decreti d’urgenza in materia di corruzione.

Uno degli obiettivi che afferma di voler perseguire è quello della ricostruzione di un clima di fiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche.

Dancila, premier uscente, è invece la prima donna rumena in politica che è riuscita a diventare primo ministro, presidente del più grande partito del Paese e a candidarsi alle presidenziali.

Persona “di fiducia” di Liviu Dragnea, l’ex leader socialdemocratico attualmente detenuto in carcere, si è presentata alle elezioni in un periodo estremamente difficile per il suo partito.

Il Psd – lontano erede di quello che fu il Partito comunista rumeno –  versa in precarie cogli ultimi tempi ha registrato una serie di sconfitte elettorali, l’ultima alle europee del maggio 2019, dove ha ottenuto soltanto il 22,5% per cento dei consensi dei rumeni, rispetto al 37,6% delle elezioni del 2014, collocandosi sotto i liberali.

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