Juba, 17 agosto 2025 – Mercoledì scorso il viceministro degli Affari esteri dello Stato di Israele, signora Sharren Haskel, si è recata in visita ufficiale nel Sud Sudan, dove ha incontrato il presidente Salva Kiir Mayardit, con il quale ha discusso del rafforzamento delle relazioni diplomatiche bilaterali[…]

STRISCIA DI GAZA, conflitto e intrecci di alleanze. Gerusalemme: «liaisons dangereuses» e «post» su X

Proprio mentre da Tel Aviv lo stato maggiore delle Idf faceva sapere attraverso la stampa che avrebbe posto fine all'emergenza bellica in vigore nel paese dal 7 ottobre di due anni fa, data del pogrom perpetrato da Hamas e dai suoi alleati (decisione che, qualora attuata concretamente, dovrebbe comportare una riduzione del personale militare impegnato in combattimento e il trasferimento di parte di esso nelle unità della riserva), il primo ministro si scontrava frontalmente con l’elemento apicale delle forze armate, il generale Eyal Zamir, e riferendosi a lui pubblicamente, dichiarava che «se non gli va bene l'occupazione di tutta la striscia di Gaza si può anche dimettere». Non solo, poiché a rendere ancora più bollente e magmatico il clima interno a Israele ci pensava poi il figlio di «Bibi», Yair Netanyahu, che mediante un messaggio postato su X attaccava il Qatar accusandolo di essere «la forza principale dietro l'ondata senza precedenti di antisemitismo in tutto il mondo». Il problema, però, è che metà del Paese ritiene che con i regnanti della petromonarchia del Golfo anche in Israele qualcuno abbia «giocato sporco», infatti non è un segreto per un lungo periodo i finanziamenti di Doha agli islamisti radicali di Hamas nella Striscia siano stati fatti pervenire senza problemi. Si trattò di vagonate di dollari che, veicolati attraverso il collettore di Mohammed al-Ahmadi, tornarono poi utili alla struttura militare di Yahya Sinwar per scatenare l’attacco. È una situazione tanto delicata quanto controversa, anche alla luce dei risvolti dell’inchiesta che ha investito diversi collaboratori di Netanyahu a causa del lavoro che avrebbero svolto per conto dell’emirato degli al-Thani. Tuttavia, il Qatar permane un attore fondamentale, e non soltanto nella regione mediorientale, aspetto confermato la scorsa settimana dalla decisa presa di posizione assunta dal segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha respingendo le critiche mosse all’emirato del Golfo, ha affermato il suo «utile ruolo» svolto nel corso dei negoziati. Oggi gli oppositori del premier si sono espressi al riguardo con marcato sarcasmo: «Bibi sta cambiando strategia nei confronti dei suoi benefattori?»