URBANISTICA, città dei 15 minuti. Roma, nuovi quartieri: il Comune presenta la mappa

Roma, 2 ottobre 2026 – «Abbiamo appena approvato in Aula la nuova suddivisione del territorio in quartieri urbani e zone funzionali, con la quale Roma si dà finalmente una geografia che corrisponde alla città reale. A quarantanove anni dalla riorganizzazione del 1977 riconosciamo una capitale profondamente cambiata, cresciuta soprattutto nelle aree più esterne, dove nel tempo sono nati nuovi quartieri, comunità e identità che le vecchie mappe non riuscivano più a rappresentare». Lo ha dichiarato ieri Riccardo Corbucci, presidente della Commissione Statuto e Innovazione tecnologica di Roma Capitale. «Con trecento ventidue quartieri urbani, i ventidue rioni storici e le cento zone funzionali non residenziali non ridisegniamo soltanto i confini di Roma – ha egli aggiunto -, ma ci dotiamo di uno strumento per conoscerla e governarla meglio. Ed è proprio questo, dal punto di vista dell’innovazione, uno degli aspetti più importanti della riforma: ogni quartiere diventa un riferimento preciso per raccogliere e leggere i dati della città. Potremo sapere, quartiere per quartiere, quanti bambini ci sono e quanti posti al nido, quanto sono accessibili i trasporti o dove mancano un presidio sanitario, una biblioteca o altri servizi essenziali. La città dei quindici minuti non può essere uno slogan: per costruirla bisogna poter misurare quei quindici minuti. Avere dati territoriali precisi, integrati e confrontabili nel tempo significa individuare meglio i bisogni, programmare gli interventi e distribuire le risorse con maggiore equità. Questa è innovazione applicata alla vita quotidiana delle persone. Questa nuova geografia ha inoltre un valore particolare perché nasce da un percorso partecipato, iniziato nel 2022, che ha unito il contributo scientifico delle università e dell’Istat all’ascolto dei Municipi, dei comitati, delle associazioni e dei cittadini, anche attraverso la consultazione “Mejo de te chi la conosce” , che ha raccolto oltre quattromila contributi. Riconoscere un quartiere significa riconoscere la comunità che lo vive e fare in modo che i suoi bisogni entrino pienamente nella programmazione della città. Ringrazio Andrea Catarci, che ha voluto e guidato questo percorso, il professor Salvatore Monni per il contributo scientifico, il direttore Angelo Ottavianelli, l’Ufficio di scopo Partecipazione e Quartieri, la Direzione Statistica, Open Data e tutte le persone che hanno lavorato alla nuova mappa di Roma. Da oggi abbiamo uno strumento in più per costruire una Roma più vicina e connessa, nella quale servizi, funzioni e spazi pubblici siano sempre più accessibili nei quartieri in cui le persone vivono».

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