TERRORISMO, al-Qaeda. Morto Ayman al-Zawahiri, ideologo del jihad al fianco di Osama bin Laden

Sarebbe morto nei giorni scorsi a causa di complicazioni polmonari nella località di Ghazni, in Afghanistan, questo almeno secondo alcune fonti anonime circolanti in Afghanistan e Pakistan e riprese dal giornale saudita in lingua inglese “Arabnews”, tuttavia la notizia della scomparsa dell’ideologo del jihad nell’organizzazione di Osama bin Laden circolava ormai da una decina di giorni, ma ora la conferma definitiva del suo decesso potrà pervenire soltanto da al-Qaeda.

Dopo la morte dello “sceicco del terrore” yemenita era stato lui a divenire il leader dell’organizzazione radicale islamista che aveva iniziato a non reggere il confronto con il “califfato” di al-Baghdadi, che nel frattempo si era andato affermando in Iraq e Siria.

Nato nel 1951 al Cairo, aveva abbracciato la causa islamista a quindici anni, quando Sayyid Qutb, ideologo e pedagogista autore di testi base dell’islamismo radicale, venne impiccato. Il suo zio materno era intimo frequentatore di Qutb, e dette vita a una cellula clandestina che si pose l’obiettivo del rovesciamento del governo egiziano, che però fallì.

La lotta radicale lo avrebbe portato fino a Peshawar, in Pakistan, dove arrivò da medico negli anni Novanta, consolidando il suo legame con  bin Laden, promotore della guerriglia anti-sovietica.

Dopo che quest’ultimo nel maggio 2011, venne eliminato da un commando di Navy Seal statunitensi in Pakistan, egli divenne il capo dell’organizzazione.

Nel 2013 viene in contrasto con Abu Bakr al-Baghdadi, che rompe con i veterani di al-Qaeda e inizia a edificare lo Stato islamico. Nel 2014 la rottura. E l’inizio della contesa per l’egemonia della galassia jihadista.

 

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