SIRIA, politica. A Damasco si riunisce per la prima volta il nuovo parlamento

Damasco, 12 luglio 2026 – Il nuovo parlamento siriano si è riunito in assemblea quest’oggi nella capitale per la prima volta a diciannove mesi dalla deposizione del presidente Bashar al-Assad. Si tratta di un organismo dai poteri limitati che, sulla base delle disposizioni del governo provvisorio guidato da Ahmed al-Sharaa, è composto da 315 parlamentari, 210 dei quali scelti lo scorso anno dai collegi elettorali regionali, e il rimanente terzo nominati da al-Sharaa in luglio. Di essi 21 sono stati assegnati a donne, dieci a esponenti di minoranze etniche, Ma la selezione dei tre parlamentari drusi della regione di Al-Suweida è stata rinviata fino a quando «le condizioni non saranno idonee». L’Assemblea potrà proporre e approvare le leggi, il suo mandato avrà una durata di trenta mesi e sarà rinnovabile e assume l’autorità legislativa fino alla promulgazione di una nuova costituzione e all’indizione di elezioni politiche. Abdel Halim al-Awak è stato eletto suo presidente. Seppure questo organo legislativo, di fatto, verrà chiamato a svolgere funzioni meramente formali di ratifica, si tratta comunque di un evento che, nella rappresentazione che ne intende fare il nuovo potere di Damasco, si pone come basilare nella transizione politica del Paese mediorientale, primo passo dell’azione politica di al-Sharaa nella costruzione di un nuovo sistema in Siria, che sia maggiormente inclusivo dopo i decenni di stato di polizia del regime degli al-Assad. A giustificazione della sostanziale nomina dei parlamentari, aspetto che conferisce al potere esecutivo un controllo pressoché totale sulla parlamento (anche in virtù del non necessario voto di fiducia al governo), le autorità damascene affermano si tratta di un «sistema necessitato», poiché gli anni di guerra civile hanno causato lo sfollamento di milioni di persone rendendo conseguentemente impossibile fare affidamento su registri anagrafici o liste elettorali accurate. Al-Sharaa ha comunque dichiarato di «essere favorevole allo svolgimento di elezioni generali non appena le infrastrutture e la documentazione lo consentiranno».

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