Roma, 15 settembre 2025 – «La tragedia che si verificata a Reggio Emilia dove un quarantaduenne è deceduto a seguito di un intervento della Polizia di Stato durante il quale è stato utilizzato anche il taser non siano un nuovo odioso spunto per criminalizzare l’operato delle forze dell’ordine, chiamate a gestire quotidianamente situazioni ad alto rischio per se stessi e per i cittadini. Pretendiamo rispetto per il lavoro svolto dai colleghi che, ne siamo certi, hanno operato con la professionalità e la diligenza che il caso ha richiesto. I frettolosi giudizi e le polemiche ipocrite quanto avventate hanno già dato torto, in casi precedenti, a chi pretende di sapere come fare sicurezza senza averne neppure l’idea, essendo stato appurato che non è stato il taser a causare la morte di soggetti deceduti per tutt’altri motivi». Così si è espresso al riguardo Valter Mazzetti, segretario generale del sindacato FSP Polizia di Stato, intervenuto sulla notizia della morte di un quarantaduenne a seguito di un intervento della polizia che ha utilizzato il taser, «resosi necessario in quanto l’uomo era in grave stato di agitazione. Il taser – argomenta Mazzetti – è e resta uno strumento di difesa finalizzato proprio a tutelare la vita e a ridurre i rischi di interventi difficilissimi e non di offesa per uccidere, non a caso è in dotazione alle forze dell’ordine di tutto il mondo e quelli usati in Italia hanno l’intensità meno potente possibile. Chi critica l’utilizzo di dotazioni del genere forse pretende piuttosto che gli operatori debbano mettere mano all’arma, o forse che non si difendano affatto guadagnandosi un sontuoso funerale di Stato, o forse ancora che si girino dall’altra parte. Questo non lo abbiamo ancora ben capito, ma una cosa è certa, i poliziotti sanno bene cosa sia lo strumento in questione, sanno bene come utilizzarlo e sanno bene quanto è utile per mettere fine più rapidamente e meno pericolosamente a situazioni che potrebbero avere conseguenze nefaste per i cittadini e per se stessi».



