Roma, 12 gennaio 2026 – Questa mattina nella Sala della Protomoteca in Campidoglio è stata allestita la camera ardente di Edda Billi, storica attivista che in Italia si è battuta fin dagli anni Settanta per l’affermazzione e la tutela dei diritti civili, in particolare per le persone LGBTQI+. «È enormemente difficile scrivere per ricordare una persona che ti è entrata nel cuore e nell’anima – ha dichiarato al riguardo Maria Laura Annibali, presidente del DGP -, enormemente doloroso poiché aggiunge al vuoto della perdita anchee il dolore del non trovare le parole che possano essere in grado di metabolizzare questa scomparsa. Non serve mettere in fila le informazioni sulla sua lunga vita, sulle sue opere, sui ruoli avuti e sulle tracce che ha lasciato nella sua militanza nel movimento femminista e lesbico sia in Italia che a livello internazionale, non serve perché basta digitare il suo nome su un motore di ricerca in Internet e si hanno tutte le informazioni; soprattutto non serve a riempire il vuoto che lascia la sua carica umana, il calore del suo prorompente, e mai spento, entusiasmo per la conquista della propria libertà che si propaga diventando lotta aperta per la difesa delle libertà di tutte e tutti. Fu proprio lei a dichiarare di non amare le etichette e a confidarmi di sognare il giorno in cui non ci sarà più bisogno di etichette perché tutti e tutte saremo solo “persone”. Però, fino ad allora le etichette serviranno, dato che sono lo scudo che imbracci… e vai e lotti. Infatti la lotta non è finita”. Ed Edda accompagnò queste parole con il gesto della mano che, a pugno chiuso, porta uno scudo, invisibile agli occhi, ma che la mimica e la forza della voce sembrano rendere invincibile. Quel gesto e quella espressione mi sono rimaste negli occhi e indelebili nell’anima. Il suo ritratto. Femminista e lesbica, o lesbofemminista, questa l’etichetta che lei stessa si è data, queste le espressioni che definiscono Edda Billi e il suo lungo percorso di “donnità”, termine a lei molto caro perché evidenzia l’essere “donna”, mai omologata, fieramente convinta della propria libertà conquistata con la dura lotta, senza paura della separatezza. In questo Edda è madre, sorella e mentore: la libertà».
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