Gaza, 20 aprile 2026 – Sulla base di una valutazione congiunta effettuata dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite in coordinamento con la Banca Mondiale, i cui risultati sono stati pubblicati oggi, nei prossimi dieci anni si renderanno necessari 71,4 miliardi di dollari per la ripresa e la ricostruzione del territorio della striscia di Gaza, devastato dalla guerra. Nella loro valutazione finale dei danni e dei bisogni gli analisti sono giunti alla conclusione che oltre due anni di guerra nel Territorio palestinese hanno condotto «a una catastrofica crisi umanitaria». Gran parte di esso risulta infatti attualmente in macerie a seguito della devastante campagna militare israeliana contro Hamas seguita all’attacco terroristico senza precedenti che l’organizzazione islamista radicale palestinese che controlla la Striscia ha perpetrato in Israele il 7 ottobre del 2023, nel corso del quale 1.221 persone, per lo più civili vennero assassinati e 251 vennero rapite e tenute in ostaggio per mesi. Il conseguente tentativo di eradicazione di Hamas dalla Striscia da parte delle forze armate dello Stato ebraico ha provocato la morte di decine di migliaia di persone, più di 72.000, per lo più civili, secondo i dati forniti dal ministero della Salute del Territorio palestinese governato da Hamas, i cui dati vengono considerati attendibili dalle Nazioni Unite, ma opinabili da Israele e da altri analisti del conflitto. È stato stabilito che sarebbero necessari 26,3 miliardi di dollari soltanto nei primi diciotto mesi allo scopo di ripristinare i servizi essenziali, ricostruire le infrastrutture critiche e sostenere la ripresa economica del Territorio, in quanto la stima dei danni alle infrastrutture fisiche ammontano a 35,2 miliardi di dollari, mentre le perdite economiche a 22,7 miliardi, a fronte di 1,9 milioni di persone (dunque quasi l’intera popolazione della Striscia) risultano attualmente sfollate e oltre il 60% di esse ha perso la propria abitazione. Inoltre, l’economia locale ha subito una contrazione pari all’84 per cento. Nel documento delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea viene infine sottolineato che la ripresa e la ricostruzione dovranno venire guidate dai palestinesi, attraverso approcci che sostengano attivamente il trasferimento della governance all’Autorità nazionale palestinese, in conformità con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dello scorso novembre, che ha per altro accolto con favore l’istituzione del Consiglio per la Pace del presidente statunitense Donald Trump a sostegno della ricostruzione di Gaza. Ma tutto questo non potrà avvenire in assenza di «un cessate il fuoco duraturo e una sicurezza adeguata», oltreché «all’accesso umanitario senza ostacoli, il ripristino immediato dei servizi essenziali e “la libera circolazione di persone, merci e materiali per la ricostruzione all’interno e tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania».
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