INDUSTRIA, crisi siderurgia. Tavolo al Mimit su ex Ilva, Sperti (Uilm): «Assenza di Urso e dei ministri è indicativa della volontà di assumersi le responsabilità»

Roma, 4 agosto 2026 – «L’assenza al tavolo d’incontro del ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dei vertici politici ridimensiona pesantemente l’efficacia del confronto. Le decisioni su un dossier di questa portata devono avere un’impronta politica e la loro assenza dimostra una precisa mancanza di volontà nell’assumersi responsabilità in questa vertenza». A dichiararlo è stato questo pomeriggio Davide Sperti, segretario generale della Uilm, all’uscita del Dicastero di Via Molise. Egli ha inoltre fatto il punto sulla vertenza Acciaierie d’Italia: «Per noi la priorità resta una sola – ha aggiunto Sperti -, quella di garantire che nessun lavoratore e nessun cittadino debba più trovarsi a scegliere tra salute e lavoro, a partire da Taranto, città che soffre da oltre sessant’anni un grave ricatto occupazionale. Le nostre proposte chiedono tutele occupazionali concrete e aggiuntive. Un anno fa il ministro Urso prometteva quindici progetti e cinquemila assunzioni nell’area portuale, ma a oggi il porto è fermo e non vi è traccia di nuovi posti di lavoro. Chiediamo clausole di salvaguardia sociale per i lavoratori degli appalti, oggi del tutto privi di coperture, e un piano sociale strutturale che riconosca l’esposizione all’amianto e la gravosità del lavoro a ciclo integrale». Il leader sindacale della Uilm ha quindi affrontato la questione del futuro assetto societario e dell’interesse dei privati: «Verificheremo se i cosiddetti “capitani coraggiosi” dell’acciaio siano pronti a investire risorse reali. Per la Uilm, tuttavia, l’unica strada percorribile è una cordata a maggioranza pubblica: non per una visione ideologica, ma perché solo il soggetto pubblico può garantire l’indirizzo ambientale, produttivo e occupazionale in un momento di forte incertezza giudiziaria e di mercato». Egli ha infine concluso il suo intervento ai microfoni della stampa con un affondo sulle ipotesi relative a Jindal: «Già un anno fa il governo ha scartato una proposta di Jindal che era persino migliorativa rispetto alle opzioni che circolano oggi. Cedere a privati l’area a freddo e gli impianti di laminazione significa delocalizzare la produzione di acciaio primario, impoverire il territorio e rischiare di usare fondi pubblici per finanziare licenziamenti. Se il governo intende proseguire su questa strada, se ne assumerà interamente la responsabilità davanti ai lavoratori».

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