Torino, 2 settembre 2026 – «Ha difficoltà a contenere gli impulsi, ma l’obbligo di firma è sufficiente», questa la motivazione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino addotta nell’ordinanza di non convalida del fermo del quarantaduenne cittadino bengalese indagato per violenza sessuale ai danni di una tredicenne, un caso che ha inevitabilmente alimentato le polemiche politiche nel Paese. Alla decisione del Gip è stata comunque impugnata dai magistrati della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, che hanno fatto ricorso in Appello.
Si è in presenza di un «quadro gravemente indiziario a carico dell’indagato, avendo lo stesso, in modo repentino e improvviso, cercato un approccio con la persona offesa abbracciandola più volte e toccandole il seno, approfittando della minore età della ragazza di cui era consapevole», egli, «pochi minuti prima aveva attuato un comportamento del medesimo tenore ai danni di un’altra donna che evidenzia la difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi» ha scritto il Gip, aggiungendo che «le esigenze cautelari descritte possono essere fronteggiate con la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, atta a imporre un contatto diretto e persistente con le Istituzioni, suscettibile di sensibilizzare l’indagato in merito alle violazioni delle norme commesse». Atto di contrizione dell’immigrato e misure rieducative a carico dello Stato italiano dunque, con l’uomo che ora è di nuovo in libertà. Al riguardo, Adnkronos rende noto che su disposizione del ministro della Giustizia Carlo Nordio si starebbe avviando una procedura di ispezione sul caso, inizialmente in via documentale.
Il 28 agosto scorso, la vittima si era presentata nel minimarket in via Breglio, a Torino, per acquistare dei succhi di frutta, ma al momento di pagare alla cassa era stata avvicinata dall’indagato, cittadino bengalese dipendente del negozio, che le aveva domandato se fosse fidanzata, abbracciandola e chiedendole l’età, palpeggiandole poi il seno. Gli agenti, dopo la denuncia presentata in Questura dal compagno della madre della minorenne, si sono presentati nell’esercizio commerciale identificando l’individuo, che però non era in possesso di alcun documento d’identità. Su richiesta degli operanti, questi aveva quindi contattato un proprio collega affinché fornisse le sue credenziali al fine di consentire la visualizzazione delle immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso del locale. Immagini che hanno confermato la versione della tredicenne, immortalando la violenza sessuale. Le medesime telecamere pochi minuti prima avevano registrato le immagini degli abusi perpetrati dal medesimo uomo a danno di una donna.
Ma, nell’ordinanza del Gip si sottolinea che «non pare sussistano elementi specifici e concreti che inducano a ritenere sussistente il fondato pericolo di fuga dell’indagato, ravvisato nel provvedimento di fermo nella circostanza che si tratti di soggetto sprovvisto di una residenza ufficiale, dimorante in un appartamento non dallo stesso locato e dalla circostanza che sia munito di un documento valido per l’espatrio. Ne consegue che il fermo non può essere convalidato. Si ritengono sussistenti nel caso di specie le esigenze cautelari” e “precisamente un concreto e attuale pericolo di commissioni di reati della stessa specie di quello per cui si procede, in ragione delle modalità di condotta, attuata ai danni di una ragazza di minore età e considerato altresì che pochi minuti prima aveva attuato un comportamento del medesimo tenore ai danni di un’altra donna che seppur di gravità contenuta evidenzia la difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi. Quanto alla scelta della misura si osserva che, a fronte dell’incensuratezza dell’indagato, del comportamento collaborativo tenuto nell’immediatezza dei fatti (essendosi lo stesso attivato per recuperare le credenziali per visionare le telecamere interne del locale), dell’effetto deterrente cagionato dal trauma dell’arresto e dalla prima esperienza detentiva e della resipiscenza dimostrata nel corso dell’interrogatorio di garanzia, le esigenze cautelari descritte possono essere fronteggiate con la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, atta a imporre un contatto diretto e persistente con le istituzioni, suscettibile di sensibilizzare l’indagato in merito alle violazioni delle norme commesse».



