Rafah, 9 febbraio 2026 – L’esercito israeliano ha reso noto di aver ucciso quattro militanti di Hamas dopo che questi hanno attaccato elementi di un’unità militare schierata nella striscia di Gaza dopo essere usciti da una galleria. Il Governo di Gerusalemme ha definito l’azione armata dei palestinesi «una palese violazione del cessate il fuoco». L’episodio non rappresenta una eccezione, poiché nonostante la tregua raggiunta a seguito della mediazione degli Stati Uniti d’America, ormai entrata nella sua seconda fase dal mese scorso, le violenze nel Territorio palestinese proseguono, con i belligeranti che si accusano a vicenda delle continue violazioni dell’accordo. La seconda fase del cessate il fuoco nella striscia di Gaza contempla la smilitarizzazione del territorio, quindi il disarmo di Hamas, di pari passo al graduale ritiro delle forze israeliane. Ma la dirigenza del movimento islamista radicale palestinese filiazione della Fratellanza musulmana ha ripetutamente opposto il proprio rifiuto a queste condizioni. Ultimo in ordine di tempo a esprimersi in questo senso è stato Khaled Meshaal, intervenuto da Doha, nel Qatar, per ribadire che per Hamas il disarmo costituisce «una linea rossa», sebbene i vertici del movimento si siano dichiarati possibilisti, sostenendo di essere disposti a prendere eventualmente in considerazione la consegna delle armi a una futura autorità governativa palestinese. L’intelligence israeliana stima l’attuale forza di Hamas nella striscia di Gaza in ventimila combattenti e sessantamila fucili automatici.
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