EGITTO, caso Regeni. Tesi opposte tra Roma e il Cairo: la Procura italiana chiude le indagini e va verso il rinvio a giudizio dei cinque uomini dei servizi segreti di al-Sisi

Egli insiste con la tesi che vedrebbe responsabile del fatto una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni,  rinvenuti nell’abitazione di uno dei componenti di essa, prove più che sufficienti secondo la giustizia del Paese arabo.

Secondo l’alto magistrato egiziano le indagini avrebbero accertato che quella stessa banda aveva già compiuto atti simili ai danni di cittadini stranieri, tra i quali anche un altro cittadino italiano.
«Inoltre – prosegue al-Sawi – alcune testimonianze acquisite hanno consolidato il quadro probatorio. Inoltre il modus operandi della banda – è detto nella nota – è caratterizzato dall’utilizzo di documenti contraffatti di appartenenti alle forze dell’ordine. La procura generale dell’Egitto ha spiegato che procederà per queste ragioni nei loro confronti con la chiusura provvisoria delle indagini, incaricando gli inquirenti competenti di intraprendere tutte le misure necessarie per giungere all’identificazione dei colpevoli dell’omicidio. La procura della Repubblica di Roma prende atto della decisione della procura generale di Egitto».

«Il procuratore generale egiziano – si afferma in un comunicato stampa emesso congiuntamente – nel prendere atto della conclusione delle indagini preliminari italiane, avanza riserve sulla solidità del quadro probatorio che ritiene costituito da prove insufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. In ogni caso la Procura generale d’Egitto rispetta le decisioni che verranno assunte, nella sua autonomia, dalla Procura della Repubblica di Roma».

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