CRIMINALITÀ, ‘ndrangheta. Sequestrato patrimonio di 50 milioni di euro a tre imprenditori reggini ritenuti vicini ai clan

Con il provvedimento è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro su compendi societari, beni mobili e immobili, nonché rapporti finanziari per un valore complessivo stimato di cinquanta milioni di euro riconducibili a tre imprenditori indiziati di appartenenza o contiguità alle cosche reggine.

La figura criminale degli imprenditori era emersa nel corso dell’operazione “Martingala”, condotta da personale della DIA e della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, coordinati dal Procuratore Aggiunto Paci e dal Dottor Musolino (Dda) e conclusa nel mese di febbraio 2018 con l’esecuzione di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso nei confronti di ventisette persone, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, di beni, di utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale nonché associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni e reati fallimentari nonché con il sequestro di cinquantuno società, diciannove immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di circa 100 milioni di euro.

Accertata l’esistenza di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti con base a Bianco (RC) e proiezioni operative nel Reggino, in altre regioni italiane e all’estero, i cui elementi di vertice erano stati identificati in membri delle famiglie Barbaro.

L’organizzazione poteva contare su un gruppo di società di comodo, sistematicamente coinvolte in operazioni commerciali inesistenti caratterizzate dalla formale regolarità attestata da documenti fiscali ed operazioni di pagamento, rivelatesi fittizie. Esse hanno consentito il mascheramento di innumerevoli trasferimenti di denaro da e verso l’estero, funzionali alla realizzazione di molteplici condotte illecite, quali il riciclaggio e il reimpiego dei relativi proventi.

Un meccanismo fraudolento che ha costituito il volano per l’instaurazione di articolati flussi finanziari tra le imprese degli indagati e le società di numerosi “clienti”, soggetti che di volta in volta si rivolgevano agli stessi per il soddisfacimento di varie illecite finalità, tra cui la frode fiscale.

Dopo aver delineato il profilo di pericolosità sociale qualificata dei proposti, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, l’attività investigativa è stata indirizzata alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali dirette o indirette effettuate nell’ultimo trentennio, accertando i patrimoni dei quali i medesimi risultavano disporre, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, nonché le fonti illecite dalle quali i medesimi avevano tratto le risorse per la loro acquisizione e, soprattutto, la natura mafiosa delle attività d’impresa svolte nel tempo quali imprenditori espressione delle cosche di riferimento.

Alla luce di tali risultanze, il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione sia personale sia quella patrimoniale del sequestro dell’intero patrimonio a loro riconducibile, nonché ai rispettivi nuclei familiari, costituito dall’intero compendio aziendale di 18 imprese/società commerciali sedenti sia in Italia sia all’estero, nonché 18 immobili, 7 automezzi, 1 imbarcazione da diporto, 10 orologi di pregio (Rolex, Paul Picot, Baume & Mercier), disponibilità finanziarie e rapporti bancari/assicurativi, per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro.

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