Ramallah, 6 febbraio 2026 – L’Onu rende noto che nello scorso mese di gennaio in Cisgiordania le violenza dei coloni ebraici estremisti hanno causato lo sfollamento di settecento residenti palestinesi, si tratta del numero più elevato dall’inizio della guerra nella striscia di Gaza, avvenuto nell’ottobre del 2023. Secondo OCHA, agenzia umanitaria delle Nazioni Unite, sulla base di dati raccolti il mese scorso almeno 694 palestinesi sono stati cacciati con la forza dalle loro case, mentre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sostiene che la violenza dei coloni è divenuta una delle cause principali degli sfollamenti forzati in Cisgiordania. Una cifra che risulta elevata anche a causa dell’allontanamento di un’intera comunità di pastori (130 nuclei famigliari) da Ras Ein al-Auja, nella valle del Giordano. Secondo un rapporto del 2025 dell’organizzazione non governativa israeliana Peace Now, i coloni della Cisgiordania ricorrono alla pastorizia al fine di stabilire una presenza continua sui terreni agricoli utilizzati dalle comunità palestinesi, negando gradualmente a queste ultime l’accesso a tali aree. Inoltre, i palestinesi della Cisgiordania vengono sfollati anche a seguito della distruzione da parte dell’esercito israeliano di strutture e abitazioni edificate in assenza di permessi, che sempre nel mese di gennaio 2026 ha riguardato 182 persone. Se si esclude Gerusalemme Est, settore della città annessa dallo Stato ebraico, negli insediamenti e negli avamposti della Cisgiordania vivono 500.000 cittadini israeliani, a fronte dei circa tre milioni di palestinesi residenti nel resto del Territorio.
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