CEUTA, crisi immigrazione. L’autodifesa di Rabat

Rabat, 4 agosto 2026 – Il Governo marocchino organizza una difesa nei confronti delle accuse che gli sono state mosse di avere lasciato che la massa di giovani migranti invadesse il territorio spagnolo dell’exclave di Ceuta: «Non si può smantellare la lotta all’immigrazione clandestina e scaricarne il costo sul Marocco», si legge in una nota ufficiale diffusa in giornata. «La gestione dei flussi migratori – prosegue la nota – rappresenta una responsabilità condivisa tra Paesi di origine, transito e destinazione e nessuno Stato può essere chiamato ad affrontare da solo una sfida di natura transnazionale. È quanto afferma una fonte governativa marocchina in tre dichiarazioni diffuse oggi, nelle quali viene ribadito che la cooperazione internazionale rappresenta l’unica risposta efficace alle nuove dinamiche migratorie». Il Regno nordafricano rivendica la piena assunzione delle proprie responsabilità nella gestione della migrazione irregolare, che a suo avviso, ha comportato l’impiego di ingenti risorse umane, logistiche e finanziarie al fine del controllo dei flussi migratori e del contrasto delle reti criminali dedite al traffico di esseri umani. «Un impegno che, sottolinea sempre il Governo di Rabat, ha contribuito in modo determinante alla sicurezza comune del Mediterraneo occidentale e dell’Europa». La medesima fonte si avvale poi delle cifre relative ai risultati conseguiti negli ultimi anni: 160.000 tentativi di migrazione irregolare sventati nello scorso biennio; smantellate nello stesso periodo 632 reti criminali dedite al traffico di esseri umani ed effettuate oltre 32.000 operazioni di soccorso in mare. «Negli ultimi cinque anni – prosegue la nota di Rabat – le autorità marocchine hanno impedito più di 360.000 partenze irregolari grazie a un imponente dispiegamento di mezzi umani, tecnologici e finanziari. La fonte governativa marocchina sottolinea inoltre che la cooperazione con la Spagna rappresenta uno dei principali fattori che hanno consentito di mantenere la rotta migratoria del Mediterraneo occidentale sotto controllo».

A venire evidenziato è inoltre il fatto che il rientro in Marocco di tutte le persone che avevano attraversato il confine di Ceuta costituisce un’ulteriore dimostrazione dell’eccellente livello di cooperazione tra Rabat e Madrid. Secondo il Governo marocchino tale operazione, realizzata in pieno coordinamento con le autorità spagnole, conferma, l’efficacia dei meccanismi bilaterali di collaborazione e la capacità dei due Paesi di gestire con rapidità e responsabilità situazioni eccezionali. Per la fonte governativa di Rabat, questo episodio dimostrerebbe che «la fiducia reciproca e il coordinamento operativo rappresentano la chiave per affrontare con successo le sfide migratorie comuni, ben al di là delle polemiche politiche contingenti», sottolineando, tuttavia, come il modello di gestione migratoria attualmente in vigore mostri ormai limiti evidenti a fronte dei profondi cambiamenti registrati negli ultimi anni. L’evoluzione delle rotte migratorie, la crescente instabilità in diverse aree del continente africano, il ruolo sempre più strutturato delle organizzazioni criminali transnazionali e l’intensificarsi delle campagne di disinformazione sui social media impongono, secondo la fonte, un ripensamento complessivo degli strumenti di cooperazione. Rabat suggerisce che si rende dunque necessario sviluppare un nuovo modello fondato su una reale corresponsabilità tra tutti gli attori coinvolti, evitando approcci unilaterali che rischiano di compromettere gli sforzi finora compiuti. La politica migratoria, prosegue la fonte, deve basarsi sul partenariato, sulla fiducia reciproca e sul rispetto degli impegni assunti da ciascun partner. Il Marocco richiama poi una recente decisione della magistratura spagnola, osservando che «non è possibile smantellare il dispositivo di lotta contro l’immigrazione clandestina e chiedere al Marocco di assumerne le conseguenze, poiché una simile impostazione rischierebbe di indebolire i meccanismi di cooperazione operativa costruiti negli anni tra Rabat e Madrid nella lotta contro le reti di traffico di migranti».

Nella nota ufficiale marocchina si fa anche riferimento alle «dichiarazioni elettoralistiche», ritenendo che la questione migratoria non possa essere utilizzata come strumento di politica interna: «alimentare polemiche o adottare decisioni dettate da logiche di consenso rischia di compromettere una cooperazione che negli anni ha prodotto risultati concreti a beneficio della sicurezza di entrambe le sponde del Mediterraneo». Rabat invita pertanto «a preservare lo spirito di fiducia e di partenariato che ha sempre caratterizzato la collaborazione con la Spagna e con l’Unione europea», poiché «la sicurezza costituisce un interesse condiviso e richiede il mantenimento di strumenti operativi efficaci e di un coordinamento costante tra i paesi interessati. La cooperazione nel settore migratorio, prosegue la fonte, non può essere concepita come un trasferimento unilaterale di responsabilità verso il Marocco, ma deve rimanere un partenariato equilibrato nel quale ciascuno assuma la propria parte di responsabilità». La nota ufficiale del Governo marocchino si conclude infine ribadendo che «il Regno continuerà ad adempiere ai propri obblighi con lo stesso senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato la sua azione, confermando il proprio impegno per una gestione umana, solidale e sicura della migrazione, nel pieno rispetto dei diritti umani e degli obblighi internazionali, rinnovando al tempo stesso l’invito ai partner europei ad adeguare il quadro della cooperazione alle nuove realtà migratorie, privilegiando un approccio globale, sostenibile e fondato sulla responsabilità condivisa».

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