AMBIENTE, rifiuti solidi urbani. Sentenza Malagrotta e reazione ambientalisti

a cura di Daje! Comitato per il termovalorizzatore a Roma – La condanna in primo grado per disastro ambientale comminata a Manlio Cerroni e al suo collaboratore Francesco Rando non c’entra con la battaglia a sostegno del piano di infrastrutture (tra cui il termovalorizzatore) per lo smaltimento dei rifiuti di Roma ma è pur sempre l’espressione dell’inerzia ultradecennale di politici di ogni schieramento a cui faceva comodo gettare  a basso costo i rifiuti della Capitale nella più grande discarica d’Europa invece di adoperarsi a cercare soluzioni civili e ambientalmente sostenibili. Complici dello sciagurato comportamento di questi decisori politici anche gli ambientalisti di Legambiente, ora esultanti per la sentenza, i quali opponendosi a ogni altro impianto di smaltimento hanno prolungato la vita della «pattumiera d’Italia». Attitudine che non hanno perso visto che sono ancora oggi fra i più forti oppositori del progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba accampando fumosi fantapretesti per mantenere un costoso opaco sistema di esportazione di rifiuti, nelle discariche e negli impianti altrui, indegno della capitale di un paese del G7. Chicco Testa, audito davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta suelle ecomafie, ha avuto modo di ripercorrere la storia di Malagrotta e della gestione dei rifiuti da parte di Roma Capitale. Malagrotta ha servito la città per anni. Forse troppi, e ciò è dovuto al fatto che tutte le amministrazioni che si sono succedute di Regione Lazio e del Comune di Roma non sono state in grado di trovare alternative.

Condividi: