A314 – LIBIA, VIAGGIO DI MARIO DRAGHI A TRIPOLI: OPPORTUNITÀ E OSTACOLI NELLA RIPRESA DEL PAESE DILANIATO DA ANNI DI GUERRA CIVILE. Nel suo primo viaggio ufficiale all’estero in questa veste, il Presidente del Consiglio ha incontrato a Tripoli il nuovo premier libico. Con il professor MARIO GIRO, membro della Comunità di Sant’Egidio e già viceministro degli Esteri, insidertrend.it valuta le opportunità e le criticità insite nel futuro della Libia

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A314 – LIBIA, VIAGGIO DI MARIO DRAGHI A TRIPOLI: OPPORTUNITÀ E OSTACOLI NELLA RIPRESA DEL PAESE DILANIATO DA ANNI DI GUERRA CIVILE. Nel suo primo viaggio ufficiale all’estero in questa veste, il Presidente del Consiglio ha incontrato a Tripoli il nuovo premier libico. Con il professor MARIO GIRO, membro della Comunità di Sant’Egidio  e già viceministro degli Esteri, insidertrend.it valuta le opportunità e le criticità insite nel futuro della Libia.

«Momento unico per ricostruire antica amicizia», ha affermato Draghi, tuttavia «il cessate il fuoco dovrà essere rispettato rigorosamente». Ribadito inoltre l’importante ruolo svolto dall’Eni nel Paese nordafricano.

Secondo Mario Giro – esponente di rilievo della Comunità di Sant’Egidio, già viceministro degli Affari esteri con delega alla Cooperazione internazionale e, attualmente,  docente di Relazioni internazionali presso l’Università per stranieri di Perugia -, «il fatto che Draghi, coraggiosamente, decida di andare in occasione del suo primo viaggio internazionale proprio a Tripoli, cioè sicuramente non uno dei posti più facili esistenti al mondo, è perché l’Italia in questi ultimi anni ha avuto, e mi dispiace dirlo, avuto un sacco di problemi. La verità è che in questi ultimi tre anni non siamo riusciti a metterci d’accordo con i francesi e abbiamo perso posizioni, costretti anche a spostare il nostro ospedale militare di Misurata su pressioni turche. Non è stato un momento facile per gli italiani in Libia, ma ora c’è la possibilità di riprendersi, e per farlo bisognerà andare al cuore del problema politico: la volontà di indipendenza dei libici. E qui gli italiani hanno il vantaggio di non aver influito sulla guerra civile».