A297 – ECONOMIA, CRISI DI GOVERNO E RECOVERY PLAN: QUANTI SOLDI DAVVERO POTRÀ SPENDERE L’ITALIA?  La caduta del Governo Conte 2 tra i suoi effetti comporta anche quello di porre a rischio i finanziamenti europei, poiché lo stallo politico e le possibili elezioni anticipate procrastineranno il procedimento attraverso il quale Roma può accedere alle erogazioni del Next Generation EU. L’economia italiana alla luce delle ultime dinamiche interne e l’analisi critica di ciò che si vorrebbe spendere con i soldi europei (Recovery Plan) e ciò che invece sarebbe concretamente disponibile (in realtà molto di più del Recovery Fund). Come di consueto è possibile fare il punto della situazione con il professor MARIO BALDASSARRI (presidente del Centro studi economia reale e già viceministro dell’Economia) e il giornalista CLAUDIO LANDI, intervenuti nel corso della trasmissione “Capire per Conoscere”, andata in onda lunedì 25 gennaio 2021 sulle frequenze di Radio Radicale, emittente organo della Lista Marco Pannella.

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A297 – ECONOMIA, CRISI DI GOVERNO E RECOVERY PLAN: QUANTI SOLDI DAVVERO POTRÀ SPENDERE L’ITALIA?  La caduta del Governo Conte 2 tra i suoi effetti comporta anche quello di porre a rischio i finanziamenti europei, poiché lo stallo politico e le possibili elezioni anticipate procrastineranno il procedimento attraverso il quale Roma può accedere alle erogazioni del Next Generation EU.

L’economia italiana alla luce delle ultime dinamiche interne e l’analisi critica di ciò che si vorrebbe spendere con i soldi europei (Recovery Plan) e ciò che invece sarebbe concretamente disponibile (in realtà molto di più del Recovery Fund). Come di consueto è possibile fare il punto della situazione con il professor MARIO BALDASSARRI (presidente del Centro studi economia reale e già viceministro dell’Economia) e il giornalista CLAUDIO LANDI, intervenuti nel corso della trasmissione “Capire per Conoscere”, andata in onda lunedì 25 gennaio 2021 sulle frequenze di Radio Radicale, emittente organo della Lista Marco Pannella.

Il 2021 dovrà essere l’anno dell’implementazione del Recovery Fund, con l’erogazione dei primi finanziamenti europei all’Italia, si tratta di denaro che consentirebbe al Paese di effettuare una serie di importanti investimenti senza però andare a gravare ulteriormente in modo eccessivo sul di per sé già gigantesco debito pubblico nazionale.

Pur senza voler smorzare gli entusiasmi, va tuttavia fatta una operazione di chiarezza, riconducendo a quella che è la realtà i termini della questione, dato che (forse) arriverà soltanto un primo acconto pari al 10% del totale concordato a Bruxelles.

È noto che non tutti i finanziamenti europei saranno “a fondo perduto” (graveranno infatti sul debito pubblico europeo), poiché una buona parte di essi verranno erogati sotto forma di prestiti, seppure agevolati.

Si tratta di un aspetto di non poco conto sul quale vale la pena riflettere, poiché tale soluzione conferisce maggiore stabilità a un Paese i cui titoli vengono considerati soltanto due gradini sopra al livello «junk», cioè titoli spazzatura, con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di speculazione finanziaria e onerosità degli interessi da corrispondere dati gli elevati tassi.

Di fatto, oltre ai 209 miliardi del Recovery Fund, siano potenzialmente disponibili anche altre forme di finanziamento europeo: i 36 miliardi del MES, i 20 della BEI, i 20 del SURE, i 35 del bilancio ordinario scaduto nel 2020 che non sono stati spesi e i 45-50 miliardi previsti dal bilancio ordinario europeo 2021-2027; quindi, teoricamente, per l’Italia sarebbero disponibili quasi 370 miliardi ricavabili da fondi europei.