A224 – AFRICA, SUD SUDAN: ACCORDO DI PACE E FORMAZIONE DI UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE. Regge il cessate il fuoco, l’intesa raggiunta a seguito di lunghe trattative; il commento di MARIO GIRO, esponente della Comunità di Sant’Egidio (22 febbraio 2020)

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A224 – AFRICA, SUD SUDAN: ACCORDO DI PACE E FORMAZIONE DI UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE. Regge il cessate il fuoco, l’intesa raggiunta a seguito di lunghe trattative; il commento di MARIO GIRO, esponente della Comunità di Sant’Egidio e già viceministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale nei governi Renzi e Gentiloni Silveri.

Dopo anni di guerre e trattative di pace il Sud Sudan approda finalmente a una fase di speranza, infatti, l’intesa raggiunta a Roma anche grazie ai buoni uffici interposti dalla Comunità di Sant’Egidio apre nuove prospettive.

Essa giunge dopo un primo accordo siglato ad Addis Abeba, nella confinante Etiopia, nel settembre 2018, preludio di un lungo negoziato che ha avuto successivamente luogo nella stessa capitale sud sudanese Juba, quindi, il 12 gennaio scorso l’intesa di Roma.

Adesso le varie parti, anche quelle che ancora non si sono sedute al tavolo negoziale, dovranno decidere il futuro di un Paese (che con ogni probabilità assumerà le forme di una federazione) martoriato da anni di guerra, che hanno provovocato 400.000 vittime, milioni di sfollati e un’emergenza alimentare che investe metà della popolazione, cioè sei milioni e mezzo di persone.

Vi sono ancora dei fondamentali nodi da sciogliere, in primo luogo quello della futura ripartizione della ricchessa che verrà generata mediante lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo di un paese alla fame ma seduto su un enorme giacimento di idrocarburi.

Ma, nell’immediato, soprattutto quello della collocazione di militari e paramilitari che in questi anni si sono combattuti, reduci che in buona parte dovranno – questo almeo è il progetto – venire inclusi nel nuovo esercito unificato nazionale.

La posto in gioco è alta e su di essa dovranno confrontarsi le varie componenti della nuova entità statuale, frammentate in etnie e centri di potere, con una presenza maggioritaria di cristiani.

Tuto questo in una fase epocale nella quale si registrano mutamenti anche nel Sudan a maggioranza islamica, dove a Khartoum sono in corso importanti cambiamenti degli equilibri politici e dove, dopo anni, forse l’ex presidente Omar el-Bashir, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità per il genocidio nel Darfur e i conflitti nella regione, potrebbe essere consegnato al Tribunale internazionale per venire processato (22 febbraio 2020).