Milano, 9 settembre 2026 – Oltre il 70% dei commercialisti italiani ha più di cinquant’anni, mentre solo il 13% degli studi si ritiene preparato a gestire il ricambio generazionale, secondo il primo Barometro dei Commercialisti (LINK) di Wolters Kluwer Tax and Accounting Italia fornitore leader di soluzioni software, informazioni e servizi per studi professionali e aziende.
L’UNIVERSO DEI COMMERCIALISTI OGGI
Basato su un sondaggio condotto su quattrocentoquaranta studi professionali italiani, il Barometro analizza le esigenze, le sfide e le prospettive del settore. Ne emerge il ritratto di una professione profondamente radicata nel tessuto economico italiano (con oltre la metà degli studi attivi da più di trenta anni e l’88% che mantiene quasi interamente il proprio portafoglio clienti) ma sempre più sotto pressione a causa dell’erosione della redditività, della difficoltà a competere in attrattività lavorativa e della mancanza di una pianificazione del ricambio generazionale. «I commercialisti italiani hanno costruito il proprio successo su un profondo rapporto di fiducia con i clienti, ma oggi il settore si trova ad affrontare pressioni senza precedenti. Il progressivo ricambio generazionale, la crescente complessità e la persistente pressione sui margini stanno spingendo gli studi a ripensare il proprio modo di operare e di pianificare il futuro. Il passaggio generazionale non è più soltanto una questione di lungo periodo: è diventato un tema cruciale per la continuità del business», sottolinea al riguardo Sergio Liscia, Vice President & General Manager di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe Region South.
PASSAGGIO GENERAZIONALE: UNA QUESTIONE CRUCIALE
«La tecnologia può svolgere un ruolo fondamentale – prosegue Liscia -, automatizzando le attività di compliance, migliorando la produttività, aiutando gli studi ad attrarre nuove generazioni di talenti e liberando maggiore capacità da dedicare a servizi di consulenza a più alto valore aggiunto». La piramide dell’età si è rovesciata e pone una sfida generazionale al settore, infatti, i dati demografici del Barometro al riguardo sono oltremodo eloquenti: la fascia di età maggiormente rappresentata tra i consulenti italiani è quella compresa tra i cinquantuno e i sessanta anni (pari al 38%), seguita dagli ultrasessantenni (33%); nel complesso, oltre sette professionisti su dieci hanno quindi più di cinquant’anni. All’estremo opposto, gli under trenta costituiscono soltanto il 4% del totale, mentre la fascia tra i trenta e i quaranta anni di età si ferma al 7 per cento. Questa piramide rovesciata sortisce però delle conseguenze dirette sulla pianificazione della successione.
LA GRANDE SFIDA È QUELLA DELL’ATTRAZIONE DEI TALENTI
Un terzo degli studi professionali (31%) riconosce un rischio specifico legato alla mancanza di ricambio generazionale, a fornte di un 26% che ammette di non aver ancora affrontato esplicitamente la questione, mentre soltanto il 13% si ritiene pienamente preparato a farlo. Nel complesso, il 58% del settore si trova in una posizione di potenziale vulnerabilità rispetto al tema della successione. Il problema è particolarmente marcato negli studi più piccoli, con quelli con uno o al massimo tre collaboratori (che sono il 58% del totale) che per il 36% indica un chiaro rischio di ricambio generazionale, a fornte di un 33% che ammette di non aver pianificato alcuna soluzione. È la grande sfida dell’attrazione dei talenti, con la difficoltà nel reperire e trattenere professionisti qualificati che aggrava la crisi del ricambio generazionale, al punto che il 62% degli studi definisce «alta» la difficoltà nel reclutare talenti, tra i più rari sul mercato i profili fiscali (39%) e contabili (38%).
MICROSTRUTTURA E REDDITIVITÀ SOTTO PRESSIONE
Tra gli studi che riscontrano difficoltà di reclutamento, il 35% indica l’impossibilità di offrire condizioni economiche competitive mentre il 27% indica una scarsa attrattività rispetto ad altre opportunità di carriera. Quando i dipendenti lasciano lo studio, le principali motivazioni sono un cambio nella tipologia di lavoro svolto (32%) e l’eccessivo carico di lavoro (24%). Anche la formazione interna, strumento essenziale per preparare e fidelizzare la nuova generazione di consulenti, riflette una situazione simile: il 57% degli studi professionali opera senza un programma di formazione pianificato e continuativo. Due fattori strutturali contribuiscono direttamente a questa crisi del ricambio generazionale: le dimensioni degli studi professionali e la pressione sulla loro redditività, che ne limitano la capacità di offrire condizioni di lavoro attrattive e di investire nel futuro. Come si è visto, lo studio commercialista italiano tipo è una microimpresa, poiché il 58% opera con un numero di collaboratori fissi compreso tra uno e tre e oltre l’84% con un massimo di sei persone. Questa struttura può a volte limitare la crescita e la capacità di investimento, infatti, gli studi più piccoli dispongono spesso di minori risorse per adottare nuove tecnologie, attrarre e sviluppare talenti o costruire piani di ricambio generazionale per il futuro.
FATTORI CRITICI
La situazione economica peggiora questi limiti, poiché il 71% degli studi non ha aggiornato le proprie tariffe negli ultimi dodici mesi; quasi la metà (45%) indica l’impossibilità di trasferire l’aumento dei costi ai clienti come principale criticità economica, seguita dai ritardi nei pagamenti (37%) e dalla scarsa redditività dei servizi a tariffa fissa (27%). Di conseguenza, il 34% degli studi professionali ha registrato un calo del fatturato nell’ultimo anno, con le flessioni più marcate tra gli studi più piccoli. A questa pressione economica si aggiunge il carico operativo della compliance: oltre il 70% del tempo di lavoro continua a essere dedicato agli adempimenti fiscali, contabili e amministrativi. La consulenza strategica è un’area in crescita, con il 32% degli studi che dichiara un aumento del fatturato da questi servizi, ma il 55% vi dedica meno del 25% del proprio tempo.
BAROMETRO DEI COMMERCIALISTI 2026
Il Barometro dei Commercialisti 2026, alla sua prima edizione, è stato realizzato attraverso interviste dirette effettuate lo scorso mese di giugno a quattrocentoquaranta studi professionali. Dedicato esclusivamente al mercato italiano, si affianca all’analogo studio condotto in Spagna negli ultimi sei anni e all’indagine internazionale Future Ready Accountant, analisi basata sui dati della professione fiscale e contabile ricavati a livello globale che viene condotta su quasi tremila professionisti in tutto il mondo.
WOLTERS KLUWER
Wolters Kluwer (Euronext: WKL) è leader globale nelle soluzioni informative, software e servizi per professionisti nei settori della sanità, fiscalità e contabilità, compliance finanziaria e societaria, ambito legale e normativo, performance aziendale e sostenibilità ESG. Aiutiamo i nostri clienti a prendere ogni giorno decisioni importanti offrendo soluzioni specialistiche che combinano una profonda conoscenza dei settori di riferimento con tecnologia e servizi. Wolters Kluwer ha registrato nel 2025 ricavi annuali pari a 6,1 miliardi di euro. Il gruppo serve clienti in oltre 180 Paesi, opera direttamente in più di quaranta paesi e impiega ventunomila persone in tutto il mondo. La sede centrale della società è ad Alphen aan den Rijn, nei Paesi Bassi. Le azioni Wolters Kluwer sono quotate su Euronext Amsterdam (WKL) e fanno parte degli indici AEX, Euro Stoxx 50 ed Euronext 100. Wolters Kluwer dispone inoltre di un programma sponsorizzato di American Depositary Receipt (ADR) di Livello 1. Gli ADR sono negoziati sul mercato over-the-counter negli Stati Uniti d’America con il simbolo WTKWY.



