Venezia, 5 settembre 2026 – Giunto alla sua venticinquesima edizione, il Premio Fondazione Mimmo Rotella rinnova il dialogo tra cinema e arti visive che ne ha segnato l’identità fin dalla nascita e che affonda le proprie radici nel rapporto profondo di Mimmo Rotella con l’immaginario cinematografico.
da sinistra Gianvito Casadonte (direttore artistico del Premio Fondazione Mimmo Rotella), Mario Nuciforo (vicepresidente della Fondazione Mimmo Rotella), Andrea Pallaoro, Karole P.B Vail (direttrice della Collezione Peggy Guggenheim), Nicola Canal (presidente della Fondazione Mimmo Rotella)
XV PREMIO FONDAZIONE MIMMO ROTELLA
Esso quest’anno è stato conferito ad Andrea Pallaoro per “The Echo Chamber”, opera capace di trasformare il linguaggio cinematografico in esperienza visiva, materia espressiva e autentica ricerca artistica. Infatti, nel cinema di Pallaoro, l’immagine non si pone semplicemente come strumento del racconto, poiché diviene essa stessa racconto, in quanto spazio, composizione, silenzio, corpo e luce concorrono alla costruzione di un universo nel quale il cinema incontra naturalmente le arti visive. È proprio in questa contaminazione tra linguaggi che si riconosce una profonda affinità con l’eredità di Mimmo Rotella, artista che ha attraversato e reinterpretato l’immaginario del Novecento, trovando nel cinema, nei suoi volti, nei manifesti e nelle sue icone una materia inesauribile da scomporre e ricreare. Come Rotella attraverso il décollage strappava la superficie dell’immagine per rivelarne nuovi significati, così Pallaoro utilizza il linguaggio cinematografico per andare oltre l’apparenza, interrogando ciò che si nasconde dietro i volti, i corpi, gli spazi e le relazioni umane.

LE AFFINITÀ DI ANDREA PALLAORO CON MIMMO ROTELLA
In The Echo Chamber arte e cinema diventano dunque territori comunicanti, con l’inquadratura che assume la forza di una composizione pittorica, il tempo cinematografico che diviene materia e la ricerca estetica che si fa strumento di indagine dell’essere umano. Il Premio Fondazione Mimmo Rotella ha quindi riconosciuto al Pallaoro la capacità di concepire il cinema non soltanto come narrazione, bensì anche come gesto artistico, facendo dell’immagine un luogo di ricerca, di inquietudine e di bellezza, per un cinema che guarda all’arte e per un’arte che continua a vivere attraverso il cinema. Egli racconta così il legame tra il proprio lavoro e quello di Rotella: «In un’immagine mi affascina soprattutto quello che non si offre immediatamente allo sguardo, quello che rimane nascosto o fuori campo: una ferita, un’assenza, un qualcosa che invita lo spettatore a completarla con il proprio sguardo. È questa stessa tensione che ritrovo nell’opera di Mimmo Rotella, nel suo desiderio di andare oltre la superficie per far emergere quello che l’immagine trattiene e trasforma, lasciando affiorare nuovi significati. Ricevere un premio che porta il suo nome è per me un grande onore».
INTERPRETARE CON ORIGINALITÀ IL RAPPORTO TRA CINEMA E ARTI VISIVE
Nato nel 2001 da un’idea dello stesso Mimmo Rotella, con la collaborazione di Paolo De Grandis e Pierre Restany, il Premio celebra ogni anno personalità capaci di interpretare in modo originale il rapporto tra cinema e arti visive. Affidato dal 2014 alla direzione artistica di Gianvito Casadonte, nel corso della sua storia ha riunito a Venezia alcuni dei grandi protagonisti della scena cinematografica e artistica internazionale, tra cui Hayao Miyazaki, Jude Law, Ai Weiwei, Michael Caine, George Clooney, Julian Schnabel, Willem Dafoe, Donald Sutherland e Mick Jagger. Numerosi anche i protagonisti del cinema italiano insigniti del riconoscimento, tra cui Paolo Sorrentino, Ascanio Celestini, Toni Servillo, Mario Martone, Marco Bellocchio, Fabio Grassadonia, Antonio Piazza, Elio Germano e Antonia Truppo. Nel 2025 il Premio era tornato a Paolo Sorrentino per La Grazia, a nove anni dal riconoscimento ricevuto nel 2016 insieme a Jude Law per The Young Pope.



