ESTERI, relazioni bilaterali. Francia e Italia: un partenariato essenziale al di là delle divisioni ideologiche

Da tempo segnata da tensioni, la relazione tra Parigi e Roma entra in una nuova fase: Emmanuel Macron e Giorgia Meloni punterebbero ora su un partenariato strategico in grado di ridefinire gli equilibri politici e geopolitici dell'Europa. Di seguito l’opinione sul tema espressa da Emmanuel Dupuy e Pierre Maurin

Parigi, 19 luglio 2026; a cura di Emmanuel Dupuy e Pierre Maurin, pubblicato il 14 luglio 2026 da “Le Journal de Dimanche”, https://www.lejdd.fr/politique/france-italie-un-partenariat-essentiel-par-dela-les-clivages-ideologiques-178980??at_medium=Fan+Page&at_campaign=Twitter&at_creation=JDD Il XXXVI vertice franco-italiano di Antibes che ha avuto luogo lo scorso 25 giugno ha segnato una svolta fondamentale nel complesso rapporto bilaterale tra la Francia e l’Italia. Dalla nomina di Giorgia Meloni alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri nell’ottobre 2022, a capo di un governo sostenuto da una solida maggioranza composta da sovranisti, liberali e conservatori, il rapporto con Emmanuel Macron è stato altalenante, rispecchiando le profonde fratture e divisioni presenti in Europa tra socialdemocratici e liberali, da un lato, e sovranisti e conservatori, dall’altro.

UN RAPPORTO ALTALENANTE

Ora, i due leader hanno scelto di superare le loro divergenze ideologiche per costruire un partenariato strategico basato su una semplice realtà: nell’attuale contesto geopolitico Francia e Italia dovranno agire insieme sulla maggior parte delle questioni fondamentali che sono alla base della Comunità europea, come il concetto centrale di “autonomia strategica”, quello di indipendenza energetica, in particolare nucleare, nonché l’approfondimento vitale di un mercato interno. In tale contesto, il riavvicinamento tra Parigi e Roma allarga il centro di gravità dell’Unione europea al di là del tradizionale partenariato franco-tedesco. La cooperazione industriale è già presente nei settori della difesa, aerospaziale, ferroviario, energetico, automobilistico e dei beni di lusso. Il Trattato del Quirinale del 2021 ha gettato le basi istituzionali per questo riavvicinamento e, adesso, il vertice di Antibes gli conferisce una dimensione davvero strategica.

SINTESI TRA SOVRANITÀ NAZIONALE E SOVRANITÀ EUROPEA

Giorgia Meloni, la nuova grande d’Europa: questa sintesi tra sovranità nazionale ed europea si allinea alle analisi dei predecessori della Presidente del Consiglio italiana, Mario Draghi ed Enrico Letta, che auspicavano il rafforzamento della competitività europea attraverso ingenti investimenti, un’unione dei mercati dei capitali, un mercato unico più integrato e un allentamento delle normative eccessive di fronte alla concorrenza di Stati Uniti d’America e Cina Popolare. Una convergenza che non elimina tutte le divergenze, in particolare i diversi approcci ad alcune politiche migratorie, poiché, se da un lato è vero che la Meloni ha dimostrato un notevole pragmatismo con un decreto triennale sui flussi migratori, autorizzando 500.000 nuovi ingressi tra il 2026 e il 2028, dall’altro è evidente che questo ha avuto scarso impatto sulla frontiera franco-italiana, e lo stesso vale per le questioni agricole, in particolare per quanto riguarda il Mercosur. I due leader sembrano ora considerare questi disaccordi secondari rispetto ai loro comuni interessi strategici. Questo sviluppo rappresenta il principale successo del vertice di Antibes. L’Europa sta forse entrando in una nuova fase di maturità geopolitica? Sarebbe certamente un fatto positivo, vista l’arroganza e il determinismo strategico mostrati dagli Stati Uniti al vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio.

DIVERGENZE E GRANDI PROGRESSI

I grandi progressi spesso derivano dalla capacità dei leader di superare le proprie divergenze ideologiche. Francia e Italia insieme vantano numerosi vantaggi, con quasi 130 milioni di abitanti; un prodotto interno lordo complessivo di oltre 5 trilioni di euro, dei quali quasi cento destinati alla difesa (oltre la soglia del 2% stabilita nei recenti vertici NATO); due seggi di rilievo nelle Istituzioni europee, all’interno del G7 e del G20; industrie della difesa leader, tra cui i colossi Airbus e Leonardo, con un fatturato complessivo di quasi 30 miliardi di euro; e leader mondiali nei settori aeronautico, spaziale, dell’energia nucleare, dei beni di lusso, delle infrastrutture, dell’automotive e delle tecnologie industriali. La storia europea dimostra che i grandi progressi spesso scaturiscono dalla capacità dei leader di superare le proprie divergenze ideologiche in nome del bene comune. Questo vertice segna la fine di un’illusione: quella della Germania come motore capace di guidare da sola l’Europa del XXI secolo. In un mondo dominato dalle dinamiche di potere, l’Unione deve imparare a funzionare come una coalizione di potenze.

NUOVO METODO NELLA GOVERNANCE

Questo approccio, guidato dal pragmatismo e dall’attenzione all’efficienza, si basa su un’Europa capace di agire con “chi vuole e chi può”, secondo il principio di una «coalizione dei volenterosi», al fine di superare l’impasse intrinseca ai processi decisionali basati sul consenso tra i ventisette Stati membri, garantendo al contempo che gli interessi strategici dei fianchi meridionali e orientali dell’Unione siano pienamente rappresentati da attori credibili e complementari. Al di là di una semplice riconciliazione bilaterale, Emmanuel Macron e Giorgia Meloni hanno così delineato un nuovo metodo di governance europea: più pragmatico, più flessibile e più adatto alle realtà strategiche del XXI secolo.

 

Emmanuel Dupuy è presidente dell’Istituto per la Prospettiva e la Sicurezza in Europa (IPSE), segretario nazionale responsabile per le questioni di difesa e sicurezza di Les Centristes e docente di geopolitica (Università Cattolica di Lille, HEIP, ISG).

Pierre Maurin è un imprenditore, ricercatore associato (IPSE) e segretario nazionale per l’economia e l’occupazione di Les Centristes.

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