Roma, 7 luglio 2026 – Mentre sull’afosa piazza michelangiolesca gli operai e i tecnici del suono allestivano il palco sul quale in serata si sarebbero esibiti i musicisti nell’evento in ricordo di Ennio Morricone, poco distante, nella splendida Esedra di Marco Aurelio ai Musei Capitolini (rinfrescata dai potenti condizionatori d’aria), aveva luogo un interessante dibattito sul tema della sicurezza e delle sue criticità.
CONTRO LA PAURA E LE POLITICHE SECURITARIE DELLA DESTRA
L’occasione è stata la presentazione di un libro sulla situazione nel Paese, un volume scritto a quattro mani dal giornalista de “la Repubblica” Carlo Bonini e dal prefetto Franco Gabrielli, funzionario toscano di formazione cattolica già elemento apicale della Digos, capo della Polizia e direttore di Sisde e dell’Aisi, persona che ebbe modo di confrontarsi e approcciare le non poche criticità rilevanti dell’Ordine Pubblico, “Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica”, edito per i tipi di Feltrinelli. Un evento che ne segue alcuni altri che hanno fatto molto discutere, due in particolare: il recente immotivato accoltellamento di un cliente di un bar a Milano da parte di un giovane cosiddetto di «seconda generazione» (cittadino italiano figlio di immigrati africani) e, stavolta a Roma, il violento show della banda di maranza nordafricani che imperversano ormai da anni a ridosso del Colosseo tra turisti e venditori ambulanti abusivi, che questa volta hanno pensato bene di assaltare a beneficio di videocamere e telefonini un’autovettura recante i colori d’Istituto della Polizia Municipale (Polizia Roma Capitale), con l’equipaggio al suo interno che è miracolosamente sfuggito all’aggressione dei violenti teppisti. Quanti di questi avevano realmente diritto a essere nel territorio della Repubblica Italiana?
UN PROBLEMA URGENTE
Il problema della sicurezza è oltremodo serio e impellente, ed è la conseguenza (strategicamente voluta o per inerzia o incapacità lasciato aggravarsi) di politiche o non politiche. Ora, evidentemente la sveglia è suonata, dunque anche la sinistra moderata e progressista oggi all’opposizione ne ha preso atto. Questa presentazione ufficiale al Campidoglio ne è una conferma. Ma basterà blandire i penultimi, cioè il cittadino medio vittima della globalizzazione sempre più impoverito ed esposto, con delle enunciazioni e dei piani che (almeno da quanto ascoltato ieri all’Esedra di marco Aurelio) ricalcano schemi di riferimento già nel passato, per intervenire con efficacia a una manciata di mesi da complicate elezioni parlamentari per passare dall’evergreen dell’insicurezza soltanto «percepita» e alimentata nelle coscienze dell’opinione pubblica da schiere di biechi e scaltri «retequattristi»? Gli autori del libro si dicono convinti che sia possibile agire nel senso di una sicurezza che non sia forcaiola, poiché loro stessi di sicurezza oggi ne riconoscono il bisogno. Ma, come anni fa avrebbe detto e scritto qualcuno: che fare?
MODELLI DI SICUREZZA RELAZIONALE E PARTECIPATA E TEMPESTE PERFETTE
Nel tentativo di accreditare una «sicurezza (anche) di sinistra» essi muovono dal presupposto che la sicurezza non debba in ogni caso compromettere la libertà e, data la complessità del problema, pur non proponendo ricette salvifiche tornano sul modello di sicurezza relazionale e partecipata, che oppongono al securitarismo e alla paura indotta che attribuiscono alle destre. Risulta tuttavia evidente che si tratti di un tentativo, auspicabilmente efficace ma tardivo, di aggredire questo tema essenziale a un anno dalle elezioni, quando ormai (testuali parole del Prefetto Gabrielli) «in Italia c’è una tempesta perfetta». Come dunque smontare le certezze securitarie dell’avversario politico che tanto fanno presa in ampi settori dell’elettorato che subisce la depressione indotta dalla globalizzazione (si pensi all’erosione di quel cuscinetto sociale che è stata la classe media). Gli ultimi non saranno più i primi, proletari (ciò che ne resta almeno, e sottoproletari vengono scavalcati da masse di stranieri che vantano diritti prioritari rispetto a loro e che, percentualmente, incidono maggiormente sul piano criminale.
NON POCHI INTERROGATIVI
Una narrazione divenuta difficile, anche alla luce dei dati statistici e contabili su redditi, rimesse degli immigrati ai loro paesi di origine (assolutamente legittime, ma non per questo non incidenti sulla bilancia dei pagamenti italiana) e copertura contributiva (bassi o inesistenti salari che abbattono la curva sfatando così il mito degli immigrati che pagano le pensioni dei sempre più vecchi italiani). Per non parlare poi dell’evasione fiscale e dello sfruttamento delle reti imprenditoriali etniche. Infine, la violenza, sia essa gratuita, o indotta dalla frustrazione e dell’emarginazione, generata da comunità che non si integrano e non vogliono integrarsi (altro che l’ubbìa dell’assimilazione), ovvero sapientemente costruita da religiosi e apparati fomentatori d’odio a fini ideologici e strategici. Se, come ha affermato ieri uno degli autori, il giornalista Carlo Bonini, «l’errore è stato quello di abbandonare il tema della sicurezza dapprima alla narrativa e poi alla legislazione della destra», ora che la sinistra apre gli occhi, si pone il tema di come intervenire efficacemente senza scontentare troppi mondi a lei vicini.
SCARSE RISORSE
Forse non basterà superare il politicamente corretto, poiché le risorse disponibili per intervenire sono poche, e il Paese, come del resto l’Europa, si dirige verso orizzonti economici non certo rassicuranti. Allora cosa fare? Assumere un maggior numero di personale delle forze di polizia o allocare meglio le risorse attualmente disponibili? Risorse che, come ha ricordato il Prefetto Gabrielli, si contraggono sempre più anche a causa del progressivo invecchiamento del personale in servizio, una lotta, quella contro l’anagrafe e la demografia, impari e difficile. Ieri è stato un momento importante. Una coraggiosa presa di coscienza anche da parte degli amministratori pubblici di sinistra, che non possono più esimersi dall’affrontare concretamente il problema, poiché si tratta della sorte del sistema di sicurezza collettiva, ergo, «nessuno potrà più girarsi dall’altra parte», altrimenti… beh, altrimenti basta osservare le cronache delle ultime settimane in Europa, malgrado i media main stream e certi deep sistemi abbiano cercato di occultare o misinformare. A meno che a Bruxelles non vogliano percorrere strade (in parte già praticate) che ricalcano tracciati propri delle demokrature liberticide.
LA SICUREZZA NON SI COSTRUISCE ALIMENTANDO LA PAURA
Ecco perché la sicurezza non si dovrà costruire alimentando la paura, come ha affermato ieri a conclusione dell’evento all’Esedra di Maro Aurelio la Presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli, ma – si aggiunge qui sommessamente – neppure nascondendo la polvere sotto il tappeto oppure soffocando la legittima denuncia e la protesta della gente. «La sicurezza si costruisce con responsabilità, presenza e comunità – ha sottolineato ancora Svetlana Celli -, questo è il messaggio del libro “Contro la paura” di Gabrielli e Bonini, un’occasione importante per confrontarci su un tema che riguarda ogni cittadina e ogni cittadino. E per Roma significa scegliere una strada chiara: investire in politiche integrate, quartieri più vivibili, servizi, illuminazione, lotta alla povertà e una collaborazione sempre più efficace tra tutte le Istituzioni. Per questo ho annunciato in Campidoglio l’istituzione della Commissione speciale sulla sicurezza urbana, uno strumento che ci permetterà di approfondire i bisogni dei territori e costruire risposte concrete, insieme al nuovo Piano Sicurezza di Roma Capitale. Perché la sicurezza non è uno slogan, ma è un diritto di tutti».



