Roma, 24 giugno 2026 – «Il Kaos di cui parliamo non è disordine – prosegue la Kustermann, attrice, direttrice artistica del Teatro Vascello di Roma e Signora del teatro sperimentale -, è un sistema deterministico la cui evoluzione è talmente sensibile alle condizioni iniziali da risultare imprevedibile. È un troppo pieno dove risulta impossibile l’applicazione certa di una norma».
CONTENERE IL KAOS
Di fronte a questo il quesito che si ingenera in maniera ricorrente è quello relativo a dove trovare rifugio. «Ma esso – suggerisce la Kustermann – va formulato con precisione», poiché «non si tratta di cercare un bunker, un’isola, una nostalgia, ma uno spazio in cui la complessità possa essere tenuta e non eliminata. In cui il Kaos non venga negato, ma contenuto, come un argine contiene il fiume senza annullarlo. E il Teatro è da sempre questo contenitore, lo è stato prima dei sistemi filosofici, prima delle religioni codificate, prima della psicanalisi, perché c’era il rito. Un luogo circoscritto. Un tempo separato. Una comunità riunita. La catarsi aristotelica non era evasione, ma metabolismo collettivo».
ATTUALE ESAURIMENTO DEGLI STIMOLI E SCOMMESSE ANTROPOLOGICHE
«Oggi contenere il Kaos è più difficile – conclude dunque la direttrice artistica del Teatro Vascello -, lo spettatore arriva esausto di stimoli. Il rito condiviso è in crisi e la platea è fatta di solitudini plurali. Eppure il Teatro possiede ciò che nessun algoritmo può generare: la fisicità irripetibile, il tempo vivo, il corpo vulnerabile dell’attore con la sua centralità. Scegliere “Contenere il Kaos” come leitmotiv è una scommessa antropologica. La convinzione che l’essere umano abbia ancora bisogno di ritrovarsi nello stesso luogo, nello stesso momento, davanti alla stessa storia. Dentro uno spazio necessariamente imperfetto a riaffermare ciò che è grezzo, ciò che è umano. Se il Teatro smette di contenere il Kaos, non scompare il Teatro, scompare un’umanità capace ancora di guardarsi».
PROGRAMMA DELLA STAGIONE 2026-2027
15 e 16 settembre 2026, martedì e mercoledì alle ore 21:00
Glass with silence
Per la regia e le coreografie di Lucinda Childs; direttore artistico Michele Pogliani; musiche Philip Glass; video Roberto Berta e Babette Mangolte; interpreti: danzatori MP3 Dance Project; costumi Tiziana Barbanelli; project manager Martina Galbiati; foto di scena Denise Prandini; coordinatore di produzione Fabrizio De Aangelis; produzione MPTRE Project e Change Performing Arts; durata dello spettacolo 60 minuti. Programma: Katema – dancers: Sara Mignani e Irene Venuta; Philip Glass: Etude#18 – dancers: Agnese Trippa e Nicolò Troiano; Calico Mingling Video 1973 Pastime – dancers: Sara Mignani, Irene Venuta e Agnese Trippa; Philip Glass: Etude#5 – dancers: Nicolò Troiano, Sara Mignani e Irene Venuta. Un viaggio straordinario nell’universo coreografico di Lucinda Childs, una delle voci più influenti e innovative della danza postmoderna americana. La serata celebra la sua straordinaria capacità di intrecciare movimento, spazio e tempo in un racconto visivo e corporeo che unisce passato e presente. Il programma si apre con Katema, una video installazione esclusiva che rivisita il video originale del 1978. Grazie a un nuovo montaggio e all’intervento dal vivo di due danzatrici, le immagini si trasformano in un dialogo vibrante tra storia e contemporaneità, costruendo un ponte dinamico tra memoria e innovazione. In programma due nuove coreografie firmate dalla stessa Lucinda Childs, ispirate alle celebri Études di Philip Glass. La struttura ipnotica e stratificata della musica diventa il terreno ideale per esplorare i temi cari alla coreografa: la ripetizione, il minimalismo e la metamorfosi del movimento nello spazio. In questo dialogo profondo tra danza e musica, l’eleganza e l’intensità della ricerca artistica di Childs trovano una nuova espressione. Segue la proiezione di Calico Mingling, una delle coreografie più iconiche dell’artista datata 1973. Questo video storico offre al pubblico una preziosa retrospettiva sul suo linguaggio unico, senza tempo, e sulla visione rivoluzionaria che ha trasformato il mondo della danza contemporanea. A completare il programma vi sarà Pastime, primo solo della coreografa riproposto in una nuova versione con un trio di danzatrici. Una serata che celebra la poesia del movimento e l’eredità immortale di una delle menti più visionarie della danza moderna.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/glass-with-silence/303926
Dal 23 al 27 settembre dal mercoledì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
Liberamente tratto da R.L. Stevenson; drammaturgia di Federico Bellini; regia di Fabio Condemi; con Christian La Rosa; drammaturgia delle immagini e spazio scenico Fabio Cherstich; scenografo collaboratore Andrea Colombo; luci Veronica Varesi Monti; audio e video Francesco Sileo; assistente alla regia Andrea Lucchetta; produzione Compagnia Umberto Orsini, La Fabbrica dell’Attore, Elsinor Società Cooperativa Sociale, LAC Lugano Arte Cultura.
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde nasce da un incubo che Stevenson si affrettò a trascrivere in modo febbrile. La storia di Jekyll e Hyde è fatta (e scritta) con la stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi e lascia nel lettore un senso di inquietudine misto a esaltazione. L’ossessione per gli esperimenti e l’ambiguo potere della scienza, gli sdoppiamenti di personalità e i rischi della repressione fanno di questo romanzo scritto nel 1886 una riflessione sulla natura umana che seduce anche i lettori di oggi. Basti pensare a queste parole sull’immaterialità del corpo: L’elogio del crimine in De Sade, gli incubi postindustriali di Ligotti, i deserti geografici e metafisici di Roberto Bolaño e ora il signor Hyde in persona\e. Con questo lavoro indago nuovamente un tema che attraversa molti dei miei lavori precedenti. È difficile per me dargli un nome preciso ma credo sia un’indagine sul male, una domanda sul male e sul suo rapporto con la rappresentazione e la creazione artistica. Anche la struttura del romanzo di Stevenson è quella frammentaria e dell’indagine. Come il notaio Utterson (vero protagonista del romanzo di Stevenson), il lettore segue le tracce di mr. Hyde, del male nascosto in evidenza nelle città, nei rapporti umani, nelle istituzioni senza mai afferrarlo del tutto in un inquietante nascondino (hide and seek in inglese).
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/lo-strano-caso-del-dottor-jekyll-e-del-signor-hyde/303599
Dal 29 settembre al 4 ottobre 2026 dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Il canto di Edipo
Tragedia liberamente ispirata alle opere di Sofocle e ai racconti del mito, di Alessandro Serra; regia di Alessandro Serra; con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini e Felice Montervino; regia, scene, luci, suoni, costumi di Alessandro Serra; traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera; voci e canti Bruno de Franceschi; costruzione scena Daniele Lepori, Serena Trevisi Marceddu e Loic Francois Hamelin; produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale Fondazione Teatro Due Parma, in collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia; durata 80 minuti.
https://www.youtube.com/watch?v=hoIeyD4DtHk&list=RDhoIeyD4DtHk&start_radio=1
64th International Theater Festival Mess:
Golden Laurel Wreath Award Grand Prix per il miglior spettacolo
Golden Laurel Wreath Award, miglior regista Alessandro Serra
Golden Laurel Wreath Award, miglior attore/attrice Chiara Michelini
Premio Radio Sarajevo Sound of MESS per il miglior uso dei suoni in teatro
Scrive Antifane nella commedia Poiesis: «La tragedia è un’arte fortunata, perché gli spettatori conoscono l’intreccio già prima che il poeta lo racconti, basta ricordarglielo. Appena pronunziato il nome di “Edipo”, già si sa tutto il resto: il padre Laio, la madre Giocasta, le figlie, i figli, che cosa ha sofferto, la sua colpa». Come ricostruire oggi quel sapere collettivo che esonerava il poeta tragico dal dover volgere in prosa il mito e lo legittimava a sollecitare immediate visioni nel pubblico? Come compiere il tragico oggi? Quale linguaggio è, ciò che tramite Sofocle, vogliamo dire allo spettatore? E in quale lingua? Il greco di Sofocle era volutamente alto e musicale, una lingua che ci strappa dal piano di realtà e ci pone su un livello di trascendenza. Come consegnare al pubblico la drammatizzazione perfetta del mito perfetto in una lingua non ostile e concettuale ma musicale, istintiva e sensuale? L’italiano sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico. È stato dunque scelto il grecanico, lingua che ancora oggi risuona in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte scrutando all’orizzonte l’Etna.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/tragudia-il-canto-di-edipo/303954
Spettacolo in collaborazione con Romaeuropa Festival, dal 7 al 11 ottobre da mercoledì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00 (7 e 10 ottobre date del REF)
Lemnos
Regia, drammaturgia, scene e video Giorgina Pi; drammaturgo Massimo Fusillo; con Gaia Insenga (Filottete), Giampiero Judica (Ulisse), Aurora Peres (Deus Ex), Gabriele Portoghese (Neottolemo) e Alexia Sarantopoulou (Il Coro); ambiente sonoro: Collettivo Angelo Mai; arrangiamenti e cura del suono Cristiano De Fabritiis, Valerio Vigliar; costumi Sandra Cardini; luci Andrea Gallo; produzione Bluemotion /Teatro Nazionale di Genova / ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione –Teatro Nazionale / TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione Angelo Mai; durata un ora e quindici minuti.
https://drive.google.com/file/d/1UZhXG6VDOM0c6SBO4dK7xHK2hGAILMYO/view
Lemnos è la prima tappa di un progetto performativo che attraversa mito, poesia e paesaggio contemporaneo. Il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemnos dopo essere stato ferito da un serpente. La sua ferita, incurabile e maleodorante, lo rende intollerabile alla comunità dei guerrieri che lo lasciano solo sull’isola durante la spedizione verso Troia. Anni dopo, quando la guerra sembra impossibile da vincere, i Greci scoprono che solo il suo arco — l’arco di Eracle — può garantire la vittoria. Sono così costretti a tornare a cercare proprio colui che avevano espulso. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos, per sottrargli l’arco con l’inganno. Alla fine, però, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente, da viaggi nei luoghi della ricerca, da incontri e interviste. Da diari scritti nei mesi di lavoro. Il progetto assume questo mito come una figura nodale per interrogare i meccanismi di esclusione che attraversano le comunità politiche e le narrazioni storiche. Nella riscrittura scenica di Lemnos, Filottete è una donna: un gesto che si pone come omaggio alla poesia e al pensiero di Adrienne Rich, che sceglie proprio Filottete come suo alter ego che re-visiona il mondo da una prospettiva femminista e radicale. La ferita di Filottete diventa così il punto di emergenza di un corpo che la comunità non riesce a contenere ma di cui continua ad avere bisogno. Anche Eracle è una donna, ma ha perso le sue doti di deus ex machina. Queste due polarità circondano i due diversi modelli maschili: Ulisse archetipo di una strategia stanca accanto a Neottolemo che porta il peso di essere figlio di un eroe. E poi c’è il coro che dal presente racconta, sa, rende testimonianza parlando in greco.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/lemnos/303938
Dal 14 al 18 ottobre dal mercoledì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00 (prima nazionale mercoledì 14 ottobre alle ore 21:00)
L’orologio americano
Di Arthur Miller, traduzione di Cristina Viti; regia Elio De Capitani; scene e costumi Carlo Sala; musiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo; con gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Chaigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’Andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini e Nicola Vantaggi; luci Nando Frigerio; suono Hubert Westkemper; costruzione scene Tommaso Frigerio; una co-produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Teatro dell’Elfo. Dalle note di regia di Elio De Capitani: «er incarnare la mia visione di quest’opera, la più aperta e sperimentale di Miller, ho subito pensato a un circo, tra Brecht e Fellini, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali. Sotto la maschera di un clown, l’uomo si mostra nella sua sempre vulnerata grandezza. Dietro al ghigno di un ambiguo maestro di cerimonie, come nel Kit-Kat Club del film Cabaret di Bob Fosse, l’uomo mostra il suo lato mefistofelico. Miller ci porta nel pieno della Grande depressione e della crisi che investe l’America nel 1929. Rispetto ai testi precedenti, qui allarga il campo del suo racconto: il ring delle azioni non è circoscritto alla famiglia americana, ma guarda all’intero paese, da Brooklin alle pianure dell’Iowa, dalle sponde del Mississippi a quelle dei grandi laghi in Michigan. La famiglia Baum, che è lo specchio di quella di Arthur Miller, un tempo benestante, vede restringersi i propri privilegi e scivola progressivamente nell’indigenza, dopo che il capofamiglia perde il lavoro. La sua storia è raccontata intrecciando i ricordi del giovane figlio e di Arthur Robertson, un uomo di affari che è scampato al collasso finanziario prevedendo gli esiti della grande bolla che ha trascinato il Paese nella più grave crisi economica e sociale conosciuta sino ad allora. I due evocano e mettono in scena una girandola di decine di personaggi, una folla proveniente dai più diversi contesti sociali, un grande affresco corale: la società stessa diventa protagonista e con essa la sua responsabilità nei confronti dell’individuo e quella del potere politico ed economico nei confronti della collettività.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-orologio-americano/303931
In co-realizzazione con Romaeuropa Festival: mercoledì 28 ottobre alle ore 21:00 (data Romaeuropa) e giovedì 29 ottobre alle ore 21:00 (data Teatro Vascello)
La medium
Spettacolo di mentalismo femminista ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy, di e con Marta Cuscunà, liberamente tratto da “Incantagioni” di Mariano Tomatis; set & lighting design Paola Villani; assistenza alla regia e direzione tecnica Marco Rogante; foto Alessandro Ruzzier; produzione Etnorama Cultura per nuovi ecosistemi, in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Bolzano, realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia in co-realizzazione con il Teatro Vascello in collaborazione con Teatro Piccolo di Milano; la durata prevista sarà di circa sessanta minuti senza intervallo.
Con La Medium, Marta Cuscunà prosegue il suo percorso di ricerca tra artigianalità scenica, teatro di figura e sperimentazione, tornando a misurarsi con i dispositivi del potere e con le radici storiche della violenza di genere. Al centro dello spettacolo c’è la storia vera di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy (celebre per il numero de La Donna Invisibile in cui delle donne venivano fatte scomparire attraverso scatole magiche), rinchiusa in manicomio per quattordici anni. Durante la prigionia, Hersilie scrive con il proprio sangue un diario-denuncia in cui registra i soprusi subiti, diventando la voce ribelle delle internate della Salpêtrière, luogo simbolico della psichiatria ottocentesca e degli studi sull’isteria femminile. Tra illusionismo, sedute spiritiche, guarattelle napoletane e dispositivi tecnologici, Cuscunà costruisce un immaginario scenico che riporta alla luce le “donne invisibili” dello spettacolo e delle istituzioni manicomiali del XIX secolo. La magia, qui, non serve a produrre meraviglia, ma a rendere visibile ciò che è stato rimosso. La vicenda di Hersilie (che dopo la liberazione riuscì a incidere sulla modifica della legge francese del 1838 sull’internamento) diventa così il punto di partenza per una riflessione lucida su emancipazione, resistenza e memoria, ma anche sui meccanismi con cui le istituzioni disciplinano, cancellano e riducono al silenzio i corpi femminili.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-medium/303939
In co-realizzazione con Romaeuropa Festival: sabato 31 ottobre alle ore 19:00 (data RomaEuropa) e domenica 1 novembre alle ore 17:00 (data Teatro Vascello)
Catalogo
Da un’idea originale di Marta Ciappina, Marco D’Agostin e Damien Modolo; creazioni di Silvia Gribaudi, Francesca Pennini e CollettivO CineticO, Sotteraneo, Emio Greco | Pieter C. Scholten; con Marta Ciappina; suono Simone Arganini; drammaturgia Marco D’Agostin; cura, promozione Damien Modolo; organizzazione e amministrazione: Eleonora Cavallo, Irene Maiolin e Paola Miolano; produzione VAN; coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; ERT Emilia Romagna Teatro; Romaeuropa Festival; CDCN Pôle Sud; ICK Dans Amsterdam, con il sostegno di Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di Trieste; Atcl / Spazio Rossellini, in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, in co-realizzazione con Teatro Vascello; durata: sessanta minuti senza intervallo.
Come si orchestra la propria sparizione? M. è una danzatrice che intende congedarsi dalle scene. Ogni suo giorno in sala prove sembra essere l’ultimo. Ogni frammento di danza è un affondo in un’estetica, in un linguaggio, in un tempo specifico. Marco D’Agostin e Marta Ciappina orchestrano Catalogo come una rete di collaborazioni, sguardi, intenzioni e prospettive intorno al corpo e alla danza, riunendo in un’unica serata gli sguardi di alcuni tra i più importanti coreografi della scena italiana e internazionale. Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco insieme a Pieter C. Scholten compongono un brano per M. senza averla mai incontrata prima. Ne nasce un blind date coreografico, come lo definisce D’Agostin, dagli esiti imprevedibili, in cui i diversi pezzi, cuciti dalla drammaturgia del coreografo Premio Ubu, compongono una partitura sull’addio, sulla fine e sulla sopravvivenza.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/catalogo/303922
In corealizzazione con Romaeuropa Festival: mercoledì 4 novembre alle ore 21:00 (data di Romaeuropa) e giovedì 5 novembre alle ore 21:00 (data del Teatro Vascello)
Starman: la vera storia di Leon Skum
Di e con Pietro Giannini; produzione del Teatro Nazionale di Genova; durata cinquanta minuti. Chi è Leon Skum? L’uomo più ricco del mondo, genio visionario, imprenditore discusso, pioniere dello spazio e delle nuove tecnologie. Ma cosa si nasconde davvero dietro questo mito? Con Starman, la vera storia di Leon Skum, Pietro Giannini porta in scena la ricostruzione della vita di un Leonardo ai tempi di Elon Musk mettendo insieme tasselli o tracce che compongono un nero mosaico del XXI secolo. Dall’infanzia in Sudafrica fino alla costruzione dell’impero economico che tutti conosciamo. Da un vortice di testimonianze e quadri in salsa barbecue, linguaggio contaminato dai musical e dai talk show, saghe galattiche e l’enigmatica presenza del robot Prometheus, prende forma la figura prismatica e controversa di Leon. Un ritratto tra mito e spettacolo, frutto di un percorso di studio e letture onnivore di saggistica americana per raccontare la morte dei “padri”, tra ambizione smisurata e fantasmi del passato, per provare a capire come nasce – e cosa diventa – un uomo deciso a cambiare il destino dell’umanità.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/starman/303950
Martedì 10 novembre alle ore 21:00 danza contemporanea
C’era una volta
Coreografia: Danzatori LIM Jinho, JI Kyung Min, LEE Kyunggu; strumentista (Gayageum) Kim Minjeog; Lighting Designer: LEE Seungho; stage manager Kwak Yongmin; producer: Lee Yeong Chan; durata sessanta minuti.
C’era una volta è un’opera basata sul movimento; utilizziamo elementi come l’hanbok (abito tradizionale coreano), il ventaglio, la pipa coreana, e il cappello tradizionale realizzato in bambù e crine di cavallo, oggetti impiegati nelle performance tradizionali coreane. Attraverso questi elementi, diamo nuovi significati alle figure storiche e reinterpretiamo eventi della storia. Quest’opera, che rappresenta anche una riflessione su come i giovani artisti contemporanei possano portare avanti la tradizione, porta in scena elementi del passato coreano tramandati nel tempo; i costumi tradizionali hanbok, il pansori, l’immagine degli aristocratici yangban e i racconti antichi. Una volta sul palco, questi elementi vengono smembrati e, con l’aggiunta dell’immaginazione, viene costruito il racconto trasmesso al pubblico. Allo stesso tempo, l’opera può essere considerata un rito in danza contemporanea dedicato agli antenati che ci hanno lasciato tale eredità.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/c-era-una-volta/303919
Mercoledì 11 novembre alle ore 21:00 lettura concerto con musica dal vivo
Il giorno della civetta
Musiche originali e direzione artistica di Paolo Vivaldi; pianoforte Paolo Vivaldi; voce recitante di Vita Villi; I Solisti dell’Augusteo ensemble musicale, organico musicale Quintetto d’archi, batteria, clarinetto, fisarmonica e pianoforte; durata sessanta minuti. Il giorno della civetta (lettura concerto) è un omaggio intenso e raffinato alla letteratura, alla legalità e alla memoria civile. Ispirato all’opera di Leonardo Sciascia, lo spettacolo intreccia la forza della parola recitata con la potenza evocativa della musica dal vivo, dando vita a un’esperienza scenica capace di emozionare, interrogare e coinvolgere profondamente il pubblico. La voce di Vita Villi attraversa le pagine più significative del romanzo, restituendo la tensione morale dell’indagine, la solitudine del Capitano Bellodi, il peso dell’omertà e la presenza invisibile di un potere che condiziona vite, coscienze e destini. Le musiche originali del maestro Paolo Vivaldi, eseguite dal vivo, creano una partitura intensa e cinematografica, in cui ogni nota diventa memoria, sospensione e denuncia. Il Giorno della Civetta non è soltanto un romanzo sulla mafia. È una riflessione universale sulla verità, sul coraggio e sulla responsabilità. È la storia di chi cerca giustizia in un mondo che preferisce tacere. Una domanda ancora aperta.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-giorno-della-civetta/303930
In co-realizzazione con Romaeuropa Festival, dal 13 al 22 novembre (debutto venerdì 13 novembre alle ore 21:00), 13, 14 e 15 novembre date di Romaeuropa, dal 17 al 22 novembre dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17 (date del Teatro Vascello)
Il prodigio
Tratto dal romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi, edito da Mondadori; adattamento di Giacomo Bisordi e Fabrizio Sinisi; regia Giacomo Bisordi; con Chiara Ferrara, Candida Nieri, Gabriele Portoghese e Federica Rosellini; scene Marco Giusti; costumi e scenografa collaboratrice Caterina Rossi; suono Dario Felli; aiuto regia Paolo Costantini; assistente alla regia Marta Dellabona; dramaturg Dimitri Galli Rohl; produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, realizzato in coproduzione con Romaeuropa Festival e LAC Lugano Arte e Cultura
Giacomo Bisordi porta in scena Il Prodigio, primo romanzo del drammaturgo Fabrizio Sinisi, accolto con entusiasmo dalla critica, trasformandolo in un dispositivo scenico visionario che interroga il nostro bisogno di credere. Più che una semplice trasposizione, il lavoro prende forma come un’apocalisse contemporanea nel senso originario del termine: una rivelazione. Nel cielo di una grande città italiana appare un volto dai tratti rozzi, quasi infantili; all’inizio è un’anomalia, poi una presenza, infine un enigma capace di catalizzare desideri, paure e tensioni collettive. Attorno a quell’apparizione si moltiplicano segni, guarigioni, eventi inspiegabili: proiezione, inganno o manifestazione divina? Al centro di questo smottamento del reale ci sono Don Luca, sacerdote mediatico più abituato a raccontare la fede che a praticarla, Marta, figura enigmatica e sfuggente, e Folker, profeta magnetico capace di intercettare il bisogno di spiritualità e trasformarlo in una nuova, inquietante forma di culto. Con la sua regia tesa e lucidissima, Bisordi attraversa il romanzo come un libro di visioni, costruendo una sequenza di immagini, crolli e apparizioni che incrinano ogni sistema di senso. In scena, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini, Chiara Ferrara e Candida Nieri danno corpo a un universo sospeso tra desiderio, fede e dissoluzione. Di fronte all’inspiegabile, quando ogni certezza vacilla, a che cosa scegliamo di credere?
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-prodigio/303928
Dal 24 al 29 novembre, dal martedì al venerdì alle ore 21:00, sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00:
Quinto: Non Uccidere
Spettacolo di Massimiliano Civica con Maria Vittoria Argenti, Monica Demuru, Luigi Fedele, Francesco Rotelli, Marcello Sambati e Paola Tintinelli; collaborazione all’elaborazione del testo Maria Vittoria Argenti; scene Loris Giancola; costumi Daniela Salernitano; luci Gianni Staropoli; produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa; riproduzione in scena di un’opera di Annibale Carracci su concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte; durata ottanta minuti.
Si può chiedere perdono per un gesto irreparabile? Si può perdonare chi ha ucciso il proprio figlio? Durante la Prima guerra mondiale, Henri, un giovane soldato francese, ha ucciso Peter, un soldato tedesco, suo coetaneo. Nel primo anniversario dell’Armistizio, in una Parigi in festa, Henri è nella chiesa di Notre-Dame per chiedere l’assoluzione per l’omicidio che ha commesso. Non riesce a fuggire dallo sguardo dell’uomo che ha ucciso. Il prete, dopo aver ascoltato la sua confessione, lo benedice dicendogli che non ha nessun crimine da farsi perdonare: ha solo compiuto il suo dovere di soldato. «Io sono venuto qui per trovare pace. E tu non me l’hai data», risponde Henri, decidendo così di partire per andare in Germania dai genitori di Peter e chiedere a loro il perdono. Una volta conosciuti gli anziani genitori di Peter e la sua promessa sposa, Annette, Henri si rende però conto di essere andato lì a chiedere loro un gesto disumano: ripetere “lo scandalo” di Gesù che perdona i suoi assassini, di Dio che perdona agli uomini l’uccisione del figlio. Di fronte a questo, Henri esiterà tra il suo bisogno di trovare pace e quello umano, troppo umano, di dire una bugia. Lo spettacolo è ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/quinto-non-uccidere/303948
Dal 1 al 6 dicembre dal martedì al venerdì dal martedì al venerdì alle ore 21:00, sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00:
The sleeping queeen
Coreografia e regia di Mauro Astolfi; interpreti: Maria Cossu, Marco Prete, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida e Giuliana Mele; disegno luci Marco Policastro; realizzazione delle scene: Marco Fieni; musiche Pëtr Il’ič Čajkovskij; musiche originali Davidson Jaconello; costumi Anna Coluccia; assistente alle coreografie Elena Furlan; una produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza; durata sessantaquattro minuti.
https://youtube.com/shorts/DqRi9F5XBUY
Sleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La bella addormentata nel bosco, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale. La figura centrale non è una principessa, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino, ma una figura di potere e autorità, intrappolata nei suoi nuovi poteri, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa. Il cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba, il bacio del principe è un atto d’amore esterno, salvifico. Qui, invece, il risveglio è un processo interno, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che, nella struttura gerarchica del potere, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico, ma un confronto diretto con la sofferenza, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda. Sleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza, ma attraverso l’ascolto, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina, alla fine, non si risveglia per essere salvata, ma per riscoprire se stessa come donna, leader e, soprattutto, come essere umano.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/the-sleeping-queen/303952
Dal 10 al 20 dicembre dal martedì al venerdì dal martedì al venerdì alle ore 21:00, sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00, debutto giovedì 10 dicembre alle ore 21:00
Hospitality suite
Di Roger Rueff; traduzione italiana di Paola Ponti e Paola Ermenegildo, in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff; regia Francesco Scianna; con Francesco Scianna, Sergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026), Lorenzo Crovo e Fabrizio Romano; scene e luci Angelo Linzalata; costumi Stefania Cempini; musiche Paolo Spaccamonti; regista assistente Luca Bargagna; produzione Marche Teatro, Goldenart Production, Teatro Biondo Palermo, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello; durata un’ora e quindici minuti (atto unico).
Hospitality Suite è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. Il dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità, ambizioni e illusioni, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita. Si tratta di uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/hospitality-suite/303927
Dal 22 dicembre al 17 gennaio; dal 22 dicembre al 3 gennaio con replica speciale lunedì 28 dicembre alle ore 21:00 e speciale capodanno giovedì 31 dicembre alle ore 21:30 (chiusura 24 e 25 dicembre 2026 e 1 gennaio 2027)
Rezza Mastrella
Spettacolo di Flavia Mastrella e Antonio Rezza con Antonio Rezza e Ivan Bellavista; habitat Flavia Mastrella, (mai) scritto da Antonio Rezza; assistente alla creazione Massimo Camilli; luci e tecnica Alice Mollica; macchinista Eughenij Razzeca; organizzazione generale Stefania Saltarelli; ufficio stampa Artinconnessione; organizzazione e comunicazione This is Acqua; una produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, Rezza Mastrella; durata novanta minuti (atto unico).
Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato. Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire. Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile. Improvvisamente cessa il legame con il passato: corde, reti e lacci tengono in piedi la situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto, tradotto in tre dimensioni, sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in verticale si muove solo l’uomo. Qui non si racconta la storiella della buona notte, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto. Con la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono. Fine delle parole. Inizio della danza macabra.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/7-14-21-28/303918
Dal 5 al 17 gennaio, dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Metadietro
Di Flavia Mastrella e Antonio Rezza; con Antonio Rezza e Daniele Cavaioli; habitat Flavia Mastrella, (mai) scritto da Antonio Rezza; assistente alla creazione Massimo Camilli; luci e tecnica Alice Mollica; voci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci, montaggio traccia sonora Barbara Faonio; mix traccia sonora Stefano G.; Falcone; macchinista Eughenij Razzeca; organizzazione generale Stefania Saltarelli, sartoria Atelier Sara Baldazzi; metalli Cisall; foto Flavia Mastrella, Annalisa Gonnella, Giulio Mazzi; ufficio stampa Artinconnessione; organizzazione e comunicazione This is Acqua; una produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e Rezza Mastrella; durata un’ora e trentacinque minuti.
L’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio, che non è la migrazione di un popolo, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà. E vissero tutti relitti e portenti. Tornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia, un ecopentagono provoca il vuoto, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e, nonostante tutto, la realtà non è mai uniforme, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia. La crudeltà tecnologica permea l’essere vivente. È la scomparsa dell’eroe.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/metadietro/303941
Dal 19 al 24 gennaio, dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Il viale del tramonto
Progetto di Muta Imago, interpretato da Iaia Forte, Massimo Verdastro e Giovanni Onorato; regia e scene Claudia Sorace; drammaturgia Riccardo Fazi; musiche Lorenzo Tomio; luci Maria Elena Fusacchia; una produzione Argot Produzioni in coproduzione con Index, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e con Solares Fondazione delle Arti, in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito.
«Un giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle – testimonia Claudia Sorace d Muta Imago -, non ci conoscevamo davvero, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme”. Per noi Iaia era un mito, una chimera, una sfinge. Un mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana, piena di segni e voci di una vita enorme. Davanti al caminetto acceso, ci è venuto in mente Viale del Tramonto. Avevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata, abbracciata solo dal suo primo marito, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata. Abbiamo continuato a incontrarci, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro. Poi ci siamo detti: “Se ha senso farlo, va fatto come nel film”. Viale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film, facendola dialogare con la storia del teatro italiano». Norma è una diva dimenticata, Max il suo cameriere e grande regista del passato. La loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva, come accade nelle migliori favole nere. Un gioco di specchi tra finzione e realtà, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica. Il fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia. Norma è un fantasma che continua a infestare il presente, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo, alle estetiche, ai gusti che si trasformano. Avere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto, personale e collettivo. acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-viale-del-tramonto/303929
Dal 26 al 31 gennaio, dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
L’ultimo nastro di Krapp
Di Samuel Beckett, traduzione Carlo Fruttero; Press conference di Harold Pinter, traduzione Alessandra Serra, regia Roberto Andò; con Renato Carpentieri; il bambino è Agostino Cossia; le voci della stampa sono di Valentina Acca, Annalisa D’Amato, Patrizia Lopez, Andrea Renzi e Lorenzo Vacalebre; scene e luci Gianni Carluccio; costumi Daniela Cernigliaro; suono Hubert Westkemper; aiuto regia Luca Bargagna; direttore di scena Teresa Cibelli; assistente ai costumi Pina Sorrentino; assistente al suono Italo Buonsenso; assistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang; datore luci Francesco Adinolfi; video Pietro Di Francesco; macchinisti Enzo Pamieri, Daniele Di Fronzo; sarta Nunzia Russo; segretario di produzione Antonio Turco; trucco Vincenzo Cucchiara; L’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd, produzione Teatro di Napoli Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival Campania Teatro Festival; durata sessanta minuti.
Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola, memoria e potere, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. Ne L’ultimo nastro di Krapp, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio, traccia, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp «archivista del nulla», sospeso tra ironia e struggimento, tra lucidità e disfatta. In ideale e inquietante contrappunto, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci, evidenziando, attraverso l’ironia tagliente di Pinter, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. Se in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-ultimo-nastro-di-krapp-press-conference/303933
Dal 3 al 14 febbraio, dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Orestea, di Eschilo
parte prima: Mithos, dal 3 al 5 febbraio
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea-1-mithos/303946
parte seconda: Logos, dal 9 al 12 febbraio
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea-2-logos/303947
Orestea (integrale) il 6,7, 13 e14 febbraio
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea/303945
Orestea, di Eschilo; traduzione di Riccardo Favaro e Carmelo Rifici; regia di Carmelo Rifici; con Fausto Cabra, Alfonso De Vreese, Igor Horvat, Stefano Iagulli, Marta Malvestiti, Giusi Merli, Valeria Milillo, Francesca Osso, Valentina Picello, Monica Piseddu e Anahì Traversi; scene Daniele Spanò; costumi Margherita Baldoni; disegno luci Marzio Picchetti; musica Federica Furlani, Zeno Gabaglio; sound design Andrea Gianessi; produzione LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa, La Fabbrica dell’attore Teatro Vascello, Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa, Teatro Nazionale di Fiume HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci.
Orestea, Parte prima: Mithos
Si apre con l’Agamennone e si chiude con la prima lamentazione del coro delle Coefore. Si tratta di decifrare, nella storia dell’uccisione di Agamennone e Cassandra da parte di Clitemnestra ed Egisto, e nel riconoscimento di Elettra del fratello Oreste come unico vendicatore, portatore di giustizia, un trauma fondativo della civiltà occidentale. In questo mondo, fatto soprattutto di dèi del sottosuolo, i morti non muoiono se non vendicati. Qui la violenza è regolata dalla giustizia della vendetta. Su questa certezza si costruisce il primo pilastro della società occidentale e su questa evidenza si chiude la prima parte della tragedia.
Orestea, Parte seconda: Logos
Inizia con Oreste e Pilade e il loro destino di uccisori di Clitemnestra; si apre con il matricidio e si chiude con il tribunale di Atene, dove il processo ai danni di Oreste termina con la sua assoluzione, grazie all’intercessione di Apollo, ma soprattutto alla strategia di Atena. Si abbandona la riva del mito per entrare nel territorio della storia dell’uomo; l’assoluzione di Oreste sancisce la nascita della democrazia occidentale, che poggia il suo primo pilastro sull’assassinio di una Grande Madre. La democrazia non nasce dalla pace ma da una violenza regolata: la polis non elimina la barbarie, la trasforma. Il logos non risolve ma è contenimento della forza arcaica.
Carmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine, di trauma fondativo: non un racconto antico, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. In questa nuova produzione LAC, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo, composta dalle tragedie Agamennone, Coefore ed Eumenidi. Al centro del lavoro vi è l’ipotesi che la democrazia non nasca da una volontà di pace, bensì dall’esigenza di regolare la violenza ineliminabile; la polis, la città-stato non è l’alternativa alla barbarie della guerra e della vendetta, ma la sua trasformazione migliore. Questo pensiero, così nitido già in Eschilo, getta una luce malinconica sul nostro stesso concetto di democrazia. In scena si confrontano due mondi: le forze arcaiche, antica sapienza politeista che incarna la memoria sacrificale, e l’astrazione del logos, sotto l’egida di un unico Dio, che tenta di contenere – più che superare – il concetto di vendetta. Il tribunale di Atene che assolve Oreste dalla colpa di matricidio, grazie alle strategie oratorie e incantatrici di Atena, nata dal cervello di Zeus, mostra come, alla luce della storia contemporanea, l’uomo moderno sia il risultato di un fragile e pericoloso compromesso, sempre minacciato dagli eventi, e non il frutto della sapienza umana.
Martedì 16 febbraio alle ore 21:00
Vai pure: autocoscienza di una coppia
Gli anni Settanta fra arte e femminismo nella storia di Pietro Consagra e Carla Lonzi; riduzione teatrale a cura di Paola Pitagora, con Paola Pitagora e Fernando Maraghini; scene Johanna Tedde; musiche Mirio Cosottini; regia a Massimo Luconi; produzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello; un progetto in collaborazione con il festival di Radicondoli, durata sessanta minuti. Un dialogo intenso e avvolgente fra un famoso artista come Pietro Consagra e Carla Lonzi, la più importante teorica del femminismo italiano fra gli settanta e Ottanta. Una massacrante autocoscienza che scava senza pudori e senza reticenze nell’intimità della relazione di due personaggi importanti mettendo a nudo il ruolo della donna e le debolezze dell’uomo. Nel 1980, per quattro giorni, un uomo e una donna si siedono davanti a un registratore per parlare della relazione che li ha uniti per molti anni e che ha attraversato dei cambiamenti ineluttabili, e discutono accanitamente dell’incomprensione di fondo, insanabile che mina la loro relazione e il rapporto uomo donna. È un colloquio intimo, impegnativo e a tratti struggente, che non nasce per diventare pubblico, ma si rivela da pubblicare alla luce della forza della conversazione. Sono Carla Lonzi e Pietro Consagra, due figure che hanno dedicato tutto il loro talento e la loro originalità all’arte e al femminismo, qui a confronto innanzitutto come uomo e come donna intenti a spezzare «l’omertà del rapporto a due». Vai pure è uno straordinario match, serrato e avvincente che scavando nell’esperienza di una relazione, mette in luce tematiche ancora terribilmente attuali nell’insanabile magma di incomprensioni che avvolge la coppia e di un dibattito che a quasi cinquant’anni di distanza è ancora attualee.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/vai-pure-autocoscienza-di-una-coppia/303956
Dal 18 al 21 febbraio, il giovedì e il venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Ma a che serve la luce?
Le Ceneri di Gramsci
Tratto dal poemetto “Le ceneri di Gramsci”, scritto nel 1954 da Pier Paolo Pasolini; coreografia, regia, spazio e interpretazione di Virgilio Sieni; voce registrata di Pier Paolo Pasolini; musica a cura di Virgilio Sieni (Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes); luci Virgilio Sieni, Marco Cassini; sound design Mauro Forte; diapositive Pietro Viti; produzione Teatro della Toscana, Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango Firenze; durata cinquantacinque minuti.
Gli autori ringraziano Mimmo Cuticchio per avergli donato Ossatura/Pupo palermitano; la prima assoluta ha avuto luogo il 26 novembre 2025 al Teatro della Pergola di Firenze in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Ma a che serve la luce? / Le ceneri di Gramsci ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variations con la sua personale e unica ricerca sui linguaggi del corpo in relazione alle opere d’arte. Sieni plasma il gesto sull’opera letteraria di Pasolini con uno spettacolo che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla società contemporanea, immergendosi nella profondità dell’opera del poeta di Casarsa. La scrittura della danza compone una partitura di battiti, gesti e respiri, in cui le terzine scivolano l’una nell’altra secondo una prospettiva che esplode dai dettagli. Il corpo diviene forma del sensibile, elaborando stratificazioni che convivono con la storia. La coreografia è un incontro organico tra voce e movimento: una «meloterapia coreutica» dove il gesto si fa dissidente e il corpo si apre alla comunità attraverso un’oratura cantata e danzata, cercando un punto d’incontro tra materia celeste e impegno civile.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/ma-a-che-serve-la-luce-le-ceneri-di-gramsci/303940
Dal 23 al 28 febbraio, dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Edipus
Di Giovanni Testori trent’anni dopo; uno spettacolo di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi con Sandro Lombardi e Antonio Perretta, regia Federico Tiezzi; scene Pier Paolo Bisleri; costumi Giovanna Buzzi; luci Gianni Pollini; regista assistente Giovanni Scandella; produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori. Durata dello spettacolo un’ora e venti minuti.
A distanza di trenta anni dal suo apparire, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi riallestiscono uno dei loro maggiori successi, quell’Edipus di Giovanni Testori che, all’indomani della morte del suo autore, ne rilanciò la drammaturgia. Con Edipus (1977) Testori conclude, dopo l’Ambleto e Macbetto, la trilogia degli “Scarrozzanti”, fantastica reinvenzione tutta in chiave barocca del mondo tragico, grottesco e disperato di un’accolita di guitti plebei che girano le periferie d’Italia, contaminando il piano mitico e alto della rappresentazione (desunta volta a volta da archetipi della grande letteratura teatrale), a quello delle vicende personali, innescando un meccanismo scenico di prodigiosa, intensa teatralità dove Sofocle e Shakespeare convivono con l’avanspettacolo, il melodramma con il varietà, il mito con il presente. In Edipus si narra di un capocomico abbandonato da tutti: il primo attore ha preferito andare a fare il travestito in una compagnia di cabaret, mentre la prima attrice ha lasciato il teatro per sposare un mobiliere brianzolo. Serata dopo serata e, tutto da solo, lo Scarrozzante mette su l’Edipo di Sofocle coprendo tutti i ruoli e tutte le funzioni: da Laio a Giocasta, da Edipo a Dioniso, nel progressivo intensificarsi di una tensione al delirio e alla follia.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/edipus/303923
Dal 2 al 14 marzo dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Fuggire, cadere e altre cose inutili
Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo, drammaturgia di Gabriele Di Luca, regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, con Sebastiano Bronzato, Sara Cianfriglia, Aldo Ottobrino, Massimiliano Setti e due attori in via di definizione; assistente alla regia Matteo Berardinelli; musiche originali di Massimiliano Setti; scene Enzo Mologni; organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini; ufficio stampa Raffaella Ilari; una produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatro Nazionale di Genova, Teatri di Bari, Teatro Elfo Puccini, Teatro Biondo Stabile di Palermo.
Dopo “Misurare il salto delle rane”, Premio della Critica ANCT 2025, Carrozzeria Orfeo prosegue la sua osservazione poetica e ironica sulla condizione umana contemporanea. Un’esplorazione, tra realismo e simbolismo, nelle contraddizioni dell’esistenza e nella complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi. «Per Fuggire, cadere e altre cose inutili, il mio nuovo testo, ho trovato ispirazione nella poetica dello scrittore statunitense Raymond Carver, pur mantenendo alcuni elementi di continuità con lo stile che contraddistingue da sempre le nostre creazioni. Partendo da alcuni spunti narrativi mutuati dai racconti di Carver, ho lavorato sulla costruzione di un mio personalissimo mondo ispirato al suo, ma che per molti versi si allontana da esso, in cui trovano più spazio momenti di poesia e immagine. Personalmente, mi sembra si respiri la continua sensazione di essere immersi in una sorta di bolla, come in un grande sogno immaginifico sempre sospeso tra realismo, realismo magico e metafora. Partendo dalla narrazione, nel continuo alternarsi di momenti dialogati a momenti narrati in scena, accade che questa si evolva improvvisamente in un dialogo catapultando immediatamente il pubblico in una situazione concreta fatta di azione e carnalità per poi ritirarsi nuovamente all’interno della narrazione con un cambio repentino, anche se, a mio avviso, armonico, di stile e linguaggio». Un testo per molti versi esistenziale che prova a ricercare attraverso la bellezza della parola e dell’immagine, una sua delicatezza e un suo equilibrio tra classico e contemporaneo.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/fuggire-cadere-e-altre-cose-inutili/303924
Dal 16 al 21 marzo dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Misurare il salto delle rane
Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo, Premio della Critica ANCT 2025; drammaturgia di Gabriele Di Luca, regia di Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti; con Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris) e Chiara Stoppa (Betti); assistente alla regia Matteo Berardinelli; musiche originali di Massimiliano Setti; scene di Enzo Mologni; costumi di Elisabetta Zinelli; ideazione luci Carrozzeria Orfeo; direzione tecnica e luci Silvia Laureti; macchinista Cecilia Sacchi; realizzazione delle scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due; realizzazione dei costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due; illustrazione locandina di Federico Bassi e Giacomo Trivellini; foto di scena Simone Infantino; organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini; ufficio stampa Raffaella Ilari; una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47. Durata dello spettacolo un’ora e quaranta minuti.
https://www.youtube.com/watch?v=gg27zjXAlIM
Vincitore del Premio della Critica ANCT 2025, arriverà al Teatro Vascello dal 27 gennaio all’8 febbraio lo spettacolo di Carrozzeria Orfeo che vede in scena le tre attrici Elsa Bossi, Marina Occhionero e Chiara Stoppa. Ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni Novanta, Misurare il salto delle rane è una dark comedy che vede protagoniste tre donne di diverse generazioni (Lori, Betti e Iris) unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate. Partendo da questo habitat, Misurare il salto delle rane vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell’intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l’una nell’altra e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte dall’esterno.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/misurare-il-salto-delle-rane/303942
Dal 23 al 27 marzo dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00
Scemi del villaggio
Progetto teatrale di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, drammaturgia di Niccolò Fettarappa; aiuto regia Maria Chiara Arrighini; contributo intellettuale di Christian Raimo; sound designer Lorenzo Minozzi; regia e interpretazione di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri; produzione AGIDI Artisti Associati Centro di Produzione Teatrale, realizzato grazie al sostegno del MiC e della SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea 2024. Durata dello spettacolo: un’ora senza intervallo.
https://www.youtube.com/watch?v=OIiu5cKoglw
Le città sono un inferno, ma in campagna manco morto. I mezzi non passano, allora resto a casa. Ma a casa mi sfrattano e sono di nuovo per strada. Daspo, zone rosse, aiuole e carrarmati: tutto aspira al malessere pubblico. Turisti e militari fanno festa per il centro, mentre gli ultimi vengono scortati in periferia. Le città diventano sempre più macchine di espulsione, enclave chiuse di ricchi privilegiati. Venezia può essere affittata per eventi privati, mentre intanto i centri sociali vengono sgomberati. Insomma, come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male. Scemi del villaggio è un grido teatrale che vuole riscoprire la città con lo sguardo satirico e surreale, tipico di Fettarappa/Guerrieri. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, dai paesi di provincia alle metropoli. Al centro dello spettacolo, le nevrosi del vivere cittadino, le citta di tutto il mondo che tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i diktat del mercato e del turismo.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/scemi-del-villaggio/304070
Dal 30 marzo al 4 aprile dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Riccardo III
Di William Shakespeare, traduzione di Federico Bellini, adattamento di Antonio Latella e Federico Bellini, regia di Antonio Latella; con Vinicio Marchioni (Riccardo III),Silvia Ajelli (Regina Elisabetta), Anna Coppola (Regina madre, Duchessa di York), Flavio Capuzzo Dolcetta (custode), Sebastian Luque Herrera (Principe York, Richmond), Luca Ingravalle (Principe Edoardo), Giulia Mazzarino (Lady Anna), Candida Nieri (Regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham), Annibale Pavone (Clarence, Re Edoardo, Stanley) e Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco); dramaturg Linda Dalisi; scene Annelisa Zaccheria; costumi Simona D’Amico; musiche e suono Franco Visioli; produzione Teatro Stabile dell’Umbria e LAC Lugano Arte e Cultura. Durata dello spettacolo: due ore e quaranta minuti incluso l’intervallo.
https://youtube.com/shorts/jN4tGaPnX90
Il male è. Non è una forma, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera, molto più vicino a un giullare di corte, al fool, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori, come la gobba, che, nel tempo, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori. Non è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio. «La traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia, direi wildiana, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana. Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi del testo, di ampliarne uno già esistente, chiamandolo Custode, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III, che, con l’andare della narrazione, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto».
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/riccardo-iii/303949
Dal 6 all’11 aprile dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Too Late
Di Jon Fosse; traduzione Thea Dellavalle; progetto di Dellavalle/Petris; con Anna Bonaiuto (Nora), Irene Petris (donna), Roberta Ricciardi (ragazza), Emanuele Righi (ombra) Giuseppe Sartori (uomo); regia di Thea Dellavalle; suono di Franco Visioli; scene di Francesco Esposito; costumi di Marta Balduinotti; produzione Teatro Nazionale di Genova, TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Lido51, in accordo con Arcadia & Ricono Ltd; per gentile concessione di Colombine Teaterförlag. Durata dello spettacolo: un’ora e dieci minuti.
https://youtube.com/shorts/axB4GuR_xho
In Too Late, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, Jon Fosse ci mette di fronte alla scelta di una «nuova Nora» (Anna Bonaiuto), una donna che ha lasciato il marito e i figli per diventare un’artista. Si è lasciata la vita alle spalle per ricominciare e non è mai tornata indietro. Siamo nel suo sguardo e nel suo pensiero mentre, a distanza di anni, si lascia visitare dalle ombre e dai ricordi della sua vita e si accorge che quei frammenti di passato non si ricompongono. Too Late nasce come progetto, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, a partire da un testo inedito con una radice non puramente teatrale (un libretto d’opera) da cui trapelano atmosfere che vanno oltre il tempo e lo spazio e, nella maestria della scrittura di Jon Fosse, si evocano fantasmi o accenti del teatro di Henrik Ibsen, ma anche di Čechov e Samuel Beckett. Benché l’autore norvegese abbia più volte sottolineato che non bisogna «leggere i suoi testi per la trama» e che «scrivere dischiude dimensioni dell’esistenza che non si possono spiegare», Too Late ritorna ai temi cari a Ibsen, immaginando un «ritorno alla di Casa di bambola», con una Nora anziana che fa i conti con le scelte di una vita, scoprendo che il «troppo tardi» le fa scoprire che i conti con il passato e i frammenti di una vita non sempre si ricompongono. Le ombre si allungano, ma, sono ombre che appartengono a tutti. La vita, i rapporti, i momenti, le fratture si ripetono: abbandoniamo e siamo abbandonati, siamo egoisti per noia o per necessità interiore, amiamo e non siamo ricambiati, spesso non riusciamo a non mentire, raramente ci sentiamo compresi. Il titolo lo dice, è troppo tardi: «C’è qualcosa per cui è troppo tardi?»
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/too-late/303953
Dal 13 al 18 aprile dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Troubleyn / Jan Fabre – La poésie del la Résistence
Dal 13 al 17 aprile, dal martedì al venerdì alle ore 21:00 e il sabato alle ore 19:00: La poésie del la Résistence; ideazione, testo e regia di Jan Fabre; traduzione in italiano di Franco Paris; con Annabelle Chambon e Cédric Charron; drammaturgia di Miet Martens; musiche con improvvisazioni al corno di Gustav Koenigs; luci e progetto tecnico di Wout Janssens; spettacolo in lingua francese con sopra titoli in lingua italiana; produzione Troubleyn/Jan Fabre Carnezzeria; la compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sponsorizzata da Katoen Natie. Durata dello spettacolo: un’ora.
La poésie de la résistance è un testo teatrale potente e impegnato, scritto da Jan Fabre nel 2024, che celebra la forza dell’arte, della poesia e della resistenza contro l’oppressione. In un manifesto poetico e ritmico, due performer si presentano come membri di un movimento di resistenza artistica, che lotta in modo non violento contro la censura, la soppressione e il conformismo. I loro corpi e le loro parole diventano armi di bellezza, amore e creatività. L’opera è ricca di simbolismi e ripetizioni. I performer vengono “giustiziati” più e più volte da revolver, fucili, mitragliatrici, ma si rialzano, trasformando la violenza in movimento e poesia. Motivo ricorrente è l’atto di tatuare un nome sul corpo, presentato come una tela vivente, uno strumento di sfida che pensa e sente. Dai piedi alla lingua, dal cuore al cervello, ogni parte porta l’impronta dell’amore, della memoria e della lotta. Il nome inciso ancora e ancora è sempre lo stesso: Libertà. «Créer, c’est résister. Résister c’est créer» (Creare è resistere. Resistere è creare) Stéphane Hessel, Indignez-vous! La vera libertà vive nell’arte e in coloro che continuano a sognare, a danzare, a parlare e ad amare, anche se i proiettili continuano ad arrivare. Lo spettacolo è ispirato al pamphlet Indignez-vous! di Stéphane Hessel e alla poesia Liberté di Paul Eluard.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-poesie-de-la-resistance/303934
Domenica 18 aprile alle ore 17:00
Una tribù, ecco quello che sono
Testo, concetto, regia di Jan Fabre; traduzione di Franco Paris; con Irene Urciuoli; drammaturgia di Miet Martens; disegno delle luci e tecnica di Wout Janssens; produzione Troubleyn/Jan Fabre Carnezzeria; la compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sponsorizzata da Katoen Natie. Durata dello spettacolo: un’ora.
Una tribù, ecco quello che sono (2004) è la prospettiva poetica di Jan Fabre sul lavoro del visionario del teatro Antonin Artaud, il «fondatore» del Théâtre de la Cruauté (1938). Questa crudeltà non è fisica, ma spirituale: un invito a tornare alla verità cruda e non filtrata. Alla ricerca di un rituale segreto per risvegliare il divino dentro di sé, Artaud si recò presso le tribù indiane; cercava la purificazione e la scoperta di sé come modo per rivelare la malattia spirituale dell’umanità. «Mi spoglio del mio corpo fino all’osso», si legge nel testo di Fabre. L’umanità è spiritualmente incapace di affrontare la natura. L’umanità soffre di insoddisfazione spirituale. Da qui il desiderio di tornare a uno stato primordiale. Parlare di vita significa anche parlare di morte. Possiamo solo gridare alla morte. Il linguaggio deve tornare a essere un grido. Il cambiamento avverrà attraverso incontri che curano le ferite del nostro cuore.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/una-tribu-ecco-quello-che-sono/303955
Dal 20 al 25 aprile dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
The forest: so dove sono, mi sono già persa qui
Di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir; con Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai; regia di Claudio Tolcachir; coreografie di Cristiana Morganti; assistente alla regia Tommaso De Santis; scena di Cosimo Ferrigolo; costumi di Nika Campisi; luci di Alice Colla; tratto da un’idea di Gaia Silvestrini; laboratorio di scenografia Attosecondo, immagine fondale Lorem, foto di scena di Alfredo Toriello; produzione Carnezzeria con Théâtre de la Ville de Paris, Teatri di Pistoia, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Timbre4 Madrid, coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone. Durata dello spettacolo: un’ora e dieci minuti
https://www.youtube.com/watch?v=rwZA9DOHVgg&t=19s
Claudio Tolcachir e Cristiana Morganti si incontrano per dare vita a un racconto che parte da riflessioni e spunti autobiografici, ma che trova eco nelle vicende di personaggi del teatro classico, archetipi della sensibilità e del mondo femminile. Scegliendo di intrecciare storie solo apparentemente distanti fra loro, la danzatrice, attrice Cristiana Morganti, per oltre vent’anni solista del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, ora coreografa indipendente, e il regista e drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, costruiscono una fiaba contemporanea per esplorare il tema del tradimento emotivo, riflettendo sulla crisi delle relazioni sentimentali tra genitori e figli e sul tempo che scorre. La pièce unisce la costruzione narrativa alla poesia del movimento, mescolando fiabe, autobiografia ed echi shakespeariani. Come tipico dei due artisti, lo sguardo è sempre ironico e disincantato, attento a cogliere i risvolti tragicomici, a volte grotteschi delle ferite sentimentali. Le figure portate in scena da Morganti, affiancata in scena dall’interprete Lisa Lippi Pagliai, appaiono e scompaiono nella suggestiva scenografia di Cosimo Ferrigolo, dove anche le voci fuori campo interagiscono con la protagonista, dando vita a un luogo emotivo complesso e affascinante, un mondo popolato anche di ombre, fantasmi e visioni. In questo universo variopinto si muovono altri temi, dalla memoria ingannevole alla demenza senile, dalla morte alla possibilità di trasformare il dolore in energia vitale.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/the-forest/303951
Dal 27 aprile al 2 maggio dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Giulio Cesare o La Notte della Repubblica
Da William Shakespeare; adattamento drammaturgico e riscrittura di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo; progetto de Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory; Regia Marco Lorenzi; collaborazione artistica Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti e Daniele Russo; con Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino, Angelo Tronca e con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli; regista assistente Barbara Mazzi; assistente alla regia Federica Gisonno; training a cura di Rebecca Rossetti; disegno sonoro di Massimiliano Bressan; progettazione della regia video PiBold / PaoloArlenghi; progettazione delle luci Umberto Camponeschi; tecnico di compagnia Pietro Pagliana; produzione A.M.A. Factory in coproduzione La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello; consulenza per scena e costumi Gregorio Zurla; ufficio stampa Raffaella Ilari. Durata dello spettacolo: due ore.
https://www.youtube.com/watch?v=y8-P1uG45i4
Giulio Cesare o La motte della Repubblica, da un adattamento drammaturgico di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo, è un progetto nato per indagare il rapporto tra potere, individuo e fragilità degli ordinamenti democratici nel nostro tempo. È pensato per coinvolgere emotivamente il pubblico in una delle congiure più celebri della Storia, raccontata da Shakespeare con lucidità e contraddizione. Lo spettacolo ha un duplice obiettivo, quello di affrontare con radicalità uno dei testi shakespeariani più potenti e quello di «usare» la storia di Bruto, Cassio, Antonio e del crollo della Repubblica romana, per interrogare il nostro presente. Le domande sono molte: cosa spinge alcuni a ribellarsi, anche con l’uso delle armi? Che rapporto abbiamo con la responsabilità legata alla libertà e alla democrazia? Quando smettiamo di credere nei nostri ideali? Che ruolo hanno i media nella costruzione del reale? Non si tratta di una ricostruzione storica, ma di un’indagine del nostro rapporto, oggi, con questi temi e questo testo. Cassio dice a Bruto: «La colpa non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi». Da lì, parte il nostro viaggio nell’imperfezione umana di quel male che, moltiplicato, diventa motore delle forze sociali, le quali impediscono che lo sviluppo si trasformi in progresso.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/giulio-cesare-o-la-notte-della-repubblica/303925
Dal 4 al 9 maggio dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Congiura
Testo e regia Stefano Ricci; con Francesca Bonelli, Stefania Micheli, Barbara Piovella, Rita Quaglia e Fulvia Roggero; movimenti di Stellario Di Blasi; suono di Andrea Cera; scene di Rosita Vallefuoco; assistente alla regia Ada Delogu; produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello.
Congiura è una creazione che attraversa la terza età come territorio di resistenza, di lucidità e di sopravvivenza. Non come tema o categoria anagrafica ma condizione esistenziale e politica: quella di un corpo che continua a esistere quando il mondo smette di interpellarlo. Il progetto nasce da una riflessione sul rapporto tra tempo, organismo e memoria, su ciò che accade quando l’illusione della possibilità infinita si incrina e l’esperienza accumulata non coincide più con un riconoscimento sociale. In questa frattura si apre uno spazio fragile e radicale, in cui il soggetto non è più chiamato a produrre. In scena, cinque donne intorno ai settant’anni occupano lo spazio: il loro stare non è sola rappresentazione; i loro volumi, attraversati dalle stagioni, diventano misura, soglia, materia viva. Non offrono un racconto ma una durata condivisa. Non chiedono attenzione: la reclamano attraverso l’esistenza stessa. Liberamente ispirato a Mine-Haha di Frank Wedekind, Congiura rovescia l’idea di educazione. Non più giovani fanciulle addestrate al futuro ma donne mature che disimparano l’obbedienza al declino. Il palco si trasforma in uno spazio di rieducazione al presente, un luogo in cui il gesto più semplice (stare, respirare, attendere) riacquista densità e senso. Il lavoro manuale, la ripetizione, la fatica e il silenzio diventano linguaggio. In un tempo dominato dall’immateriale e dalla velocità, Congiura insiste sulla realtà del corpo e dello spirito, sulla sua imperfezione, sulla sua tenacia. Il titolo stesso allude a un’impresa collettiva e segreta: una congiura nel senso originario del termine, con-giurare/cum spirare, respirare insieme. Un’alleanza silenziosa tra individui che condividono una condizione e scelgono di renderla visibile, senza chiedere permesso. Dopo anni di ricerca sulla fisicità come immagine, superficie di desiderio o luogo del sacrificio, Congiura segna un movimento inverso: un ritorno all’organismo residuo, non spettacolarizzato, non funzionale, e proprio per questo irriducibilmente politico.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/congiura/303921
Dall’11 al 16 maggio dal martedì al venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
La trilogia dei poveri cristi: Laika, Pueblo, Rumba
Di e con Ascanio Celestini; musica di Gianluca Casadei; suono di Andrea Pesce; organizzazione Sara Severoni; distribuzione a cura di Mismaonda. Laika e Pueblo durata: novanta minuti senza intervallo. Rumba durata centodieci minuti senza intervallo.
https://youtube.com/shorts/i9hwqP7x_yg
LAIKA
Voce fuori campo di Alba Rohrwacher; immagine: Riccardo Mannelli; produzione: Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano.
PUEBLO
Voce di Ettore Celestini; immagine: Riccardo Mannelli; luci di Danilo Facco; produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano.
RUMBA
L’Asino e il Bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato. Voce: Agata Celestini; immagini dipinte da Franco Biagioni; luci di Filip Marocchi; produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano, commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023
martedì 11 maggio 2027 alle ore 21:00 e domenica 16 maggio 2027 alle ore 17 Laika acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-laika/303935;
mercoledì 12 maggio 2027 alle ore 21:00 e sabato 15 maggio 2027 alle ore 19:00 Pueblo acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-pueblo/303936;
giovedì 13 maggio 2027 alle ore 21 e venerdì 14 maggio 2027 alle ore 21:00 Rumba acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-rumba/303937.
Laika e Pueblo, durata dello spettacolo: novanta minuti senza intervallo; Rumba, durata dello spettacolo: centodieci minuti senza intervallo.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-trilogia-poveri-cristi/303964
Martedì 18 maggio alle ore 21:00
Non seppellitemi viva: vita e poesie di Marina Cvetaeva
Di Vico Faggi; con Raffaella Azim; produzione La Fabbrica dell’Attore. Nata a Mosca, figlia di un professore di Belle Arti all’Università di Mosca, e di una eccellente pianista che fu tra le migliori allieve di Nikolaj Rubinštejn. Marina Cvetaeva scrisse le prime composizioni all’età di sei anni esprimendosi, oltre che in russo, anche in francese e in tedesco. Diventò una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l’esponente di maggior spicco del locale movimento simbolista. Il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell’armata bianca, in cui il marito Sergej Jakovlevič Ėfron militava come ufficiale; emigrò prima a Berlino e poi a Praga nel 1922. Seguendo gli orientamenti della comunità russa emigrata, si trasferì a Parigi nel novembre 1925. Tornò a Mosca insieme al figlio Georgij nel 1939, con la speranza di ricongiungersi al marito, di cui si erano perse le tracce e che in realtà non era fuggito in Spagna, ma era stato arrestato e fucilato dall’NKVD, e alla figlia Ariadna Ėfron, tornata a Mosca nel 1937 e subito mandata in un campo di lavoro. In uno stato di estrema povertà e di isolamento dalla comunità letteraria, il 31 agosto 1941 s’impiccò nella casa che aveva affittato nel villaggio di Elabuga, sulle rive del fiume Kama. La riabilitazione della sua opera letteraria e la pubblicazione di molte sue opere avvennero solo a partire dagli anni sessanta, vent’anni dopo la sua morte. Fu il premio Nobel Iosif Brodskij il primo a tradurla direttamente dal russo, definendola la più grande poetessa russa del novecento insieme ad Anna Andréevna Achmátova.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/non-seppellitemi-viva/303944
Dal 20 al 23 maggio giovedì e venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
Cinema Cielo
Scenografia, maschere, manichini, costumi di Danio Manfredini; con Patrizia Aroldi, Vincenzo Del Prete, Danio Manfredini e Giuseppe Semeraro; assistente alla regia Patrizia Aroldi; luci di Maurizio Viani; realizzazione della colonna sonora: Marco Olivieri; direttore di scena Alex Carnevali; elettricista Luisa Giusti; produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale. Spettacolo vincitore Premio Ubu 2004 per la Miglior regia. Durata dello spettacolo: un’ora e venti minuti
A oltre vent’anni dalla vittoria del Premio Ubu per la miglior regia, è ancora in scena Cinema Cielo, lo spettacolo cult dell’autore, attore e regista Danio Manfredini, che combina la storia dell’omonima sala a luci rosse di Milano, ora chiusa, con il romanzo di Genet Notre Dame des Fleurs. Rievocando i frequentatori di quel cinema, l’artista propone un ritratto poetico e carnevalesco di un’umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d’amore. C’era una volta a Milano il Cinema Cielo, una sala cinematografica a luci rosse ora chiusa. Lo spettacolo è ispirato a questo luogo e mette una lente di ingrandimento su un’umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d’amore. Lo sguardo dello spettatore è rivolto alla sala cinematografica e spia le presenze che abitano il luogo. Il sonoro del film è liberamente ispirato a un romanzo di Jean Genet e racconta di Louis, che tutti chiamano Divine, dei suoi amanti e di Nostra Signora dei Fiori, seducente assassino. Trasferendo la storia del romanzo in una partitura sonora per quadri e intrecciandola con la vita di un cinema a luci rosse, prende forma un’opera che risuona della poetica genettiana e la aggancia fortemente a una realtà di vita concreta. L’universo carcerario, diventa il buio mondo del cinema, metafora della stessa esclusione, le voci del film si fanno evocazione dello spessore poetico dei personaggi. Lo spettacolo vive dell’incontro di due mondi che si appartengono, indissolubilmente legati: le ombre che abitano il Cinema Cielo, fanno riemergere le ombre e il mondo di Genet.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/cinema-cielo/303920
martedì 25 e mercoledì 26 maggio alle ore 21:00
Notti
Tratto da “Le notti bianche” di Dostoevskij; ideazione Rajeev Badhan ed Elena Strada; regia, video, luci e musiche di Rajeev Badhan; drammaturgia e adattamento di Elena Strada e Rajeev Badhan; con Elena Strada, Alberto Baraghini, Ruggero Franceschini e la partecipazione di allieve e allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Feltre e Belluno; scene Badhan/Strada realizzate da Matteo Menegaz; assistente alla regia Harbans Badhan; assistente alla produzione Alex Paniz; operatore video Federico Boni; fotografa di scena Elisa Calabrese; produzione esecutiva Rajeev Badhan; produzione SlowMachine con il sostegno di Fondazione Teatri delle Dolomiti, Funder 35, Fondazione Cariverona. Durata dello spettacolo: un’ora e quindici minuti.
https://youtube.com/shorts/nRV1PeN_3Tg
Può “Le notti bianche”, a duecento anni dalla nascita del suo autore, parlare ancora alle generazioni di oggi? Quali universi può aprire? Quali immaginari può svelare? Quali contrasti può portare alla luce? Uno spettacolo dalla forte tensione visionaria, un dialogo tra teatro, video e video live, realizzato partendo da una riflessione sul racconto “Le notti bianche” di Dostoevskij, passando attraverso “Amore liquido” di Bauman, in cui due e più livelli visivi e temporali si intrecciano nella ricerca di un senso profondo nelle relazioni ai nostri tempi. In scena tre attori/autori di una storia che si sdoppia, tra parallelismi e seconde dimensioni, producendo nuovi interrogativi: può la liquidità della nostra epoca, intesa come la fragilità di qualsiasi costruzione, influire anche sui sentimenti più forti e apparentemente solidi? Il concetto di amore ha un denominatore comune? Amore e libertà sono un binomio così incompatibile? Afferma al riguardo Rajeev Badhan, che «l’opera dell’autore russo Dostoevskij è il punto di partenza, drammaturgico e narrativo, dell’intera performance teatrale che, con forza, riemerge attraverso il mezzo del video, quasi fosse un sogno o una proiezione caleidoscopica di ciò che è accaduto o potrebbe accadere. Il testo diventa sia elemento d’indagine che strumento metateatrale, all’interno del quale i personaggi stessi si immergono e si perdono, facendo affiorare nuove domande sull’amore nella liquidità dell’oggi attraverso una recitazione desaturata, “liberata” da cliché o sovrastrutture teatrali che possa così correre in parallelo alle emozioni e mettersi in dialogo con la costruzione registica che viaggia tra il video e il reale».
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/notti/303943
Dal 27 al 30 maggio giovedì e venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 19:00 e la domenica alle ore 17:00
L’ostaggio
Scritto e diretto da Valentina Esposito; con Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia; costumi di Mari Caselli; musiche originali di Luca Novelli/Mokadelic; produzione Fort Apache Cinema Teatro, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello con il sostegno di Ministero della Cultura e della Regione Lazio. Durata dello spettacolo: un’ora e quindici minuti.
In uno spazio vuoto che sembra non avere via d’uscita, un giovane uomo vive e racconta di un’esistenza vissuta ferocemente nella criminalità, in un’escalation di violenza e perdizione, tra sogno e rimorso, piacere e dolore, rabbia, risentimento, solitudine profonda. Un altro, più vecchio, lo sorveglia, lo giudica implacabilmente, lo tortura. Gli sta addosso, come un mastino affamato, un cane da guerra, lo tiene in ostaggio, gli rende impossibile precipitare fino in fondo, ma nemmeno gli permette di salvarsi, di redimersi. Il vecchio lo costringe ma è costretto a sua volta, trascinato dal desiderio, dalla voluttà, dalla smania volitiva dell’altro. Tra i due pende un cappio di corda che dondola inesorabile come un ammonimento, il segno di un presagio che li lega a doppio filo in un unico destino. Liberamente ispirato a una storia vera.
Note di regia: Un uomo solo è alle prese con se stesso e il suo passato nel carcere della sua interiorità. La memoria riempie lo spazio che si anima filtrato dalla soggettività, con le sue distorsioni, le sue proiezioni, il cranio spaccato in due con un’ascia, un chiodo piantato nel mezzo… Il dissidio prende voce, il tormento diventa visibile, la tortura dell’anima si fa materia, sulla scena la persona genera il suo doppio, un personaggio prende forma dal ricordo costretto a interpretare la persona, il soliloquio diventa dialogo e relazione. La dimensione onirica e archetipica deforma il realismo delle situazioni sceniche e del linguaggio. In testa quest’uomo vorrebbe solo silenzio, ma silenzio non c’è, mentre devoto all’altare dei soldi firma la sua condanna all’inferno.
acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-ostaggio/303932
INFO
Teatro Vascello: Via Giacinto Carini 78 Roma,
+39065881021,
+39065898031,
promozioneteatrovascello@gmail.com,
acquisti in biglietteria: https://www.teatrovascello.it/biglietteria-26-27/
acquisti dell’intera stagione: https://www.vivaticket.com/it/search?q=teatro+vascello



