CINEMA, estate ed eventi. LX Festival teatrale di Borgio Verèzzi

Sessanta volte teatro tra tempo, magia e incanto: mercoledì 8 e giovedì 9 luglio il sipario si alzerà con la prima nazionale del Don Giovanni di Molière. In scena, Simone Toni nel ruolo del famoso libertino ed Enzo Paci nei panni di Sganarello, affiancati da un cast tutto femminile, alla regia Carlo Sciaccaluga

Borgio Verèzzi (SV), 4 luglio 2026 – Il festival diretto da Maximilian Nisi proseguirà poi nel fine settimana di sabato 11 e domenica 12 luglio con “Elettra 1944”, scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti e interpretato da Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti e Alice Spisa.

LX FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VERÈZZI

Il sessantesimo Festival Teatrale di Borgio Verezzi prenderà dunque avvio in piazza Sant’Agostino mercoledì 8 e giovedì 9 luglio. Un formidabile cast di attori diretto da Carlo Sciaccaluga porterà in scena il Don Giovanni di Molière nella celebre traduzione di Edoardo Sanguineti. Sul palco nei ruoli del grande libertino e del servitore Sganarello ci saranno Simone Toni ed Enzo Paci. Mentre Federica Castellini, Giorgia Coco e Francesca Osso interpreteranno la moltitudine di personaggi, maschili e femminili, che popolano le avventure dei due, opponendosi a Don Giovanni o restandone vittime, fino alla grande vendetta del Commendatore.

AL VIA CON IL DON GIOVANNI

«Chi è Don Giovanni? – si chiede retoricamente il regista -, è uno di quei personaggi che hanno inventato l’uomo, è più vero del vero e più grande della vita». Simbolo di un’arte della seduzione che ha ispirato tante opere diverse, nella geniale tragicommedia di Molière non è solo un seduttore, ma «una straordinaria raffigurazione del nostro inconscio, perché in ciascuno di noi c’è veramente Don Giovanni, il suo grande sogno di libertà». Una libertà che cerca di insegnare anche al servo Sganarello, che non può permettersela. «La loro coppia è inscindibile e tra l’intellettuale e l’analfabeta, tra il servo e il padrone, è difficile stabilire se uno dei due abbia un primato morale sull’altro». Scene e costumi sono ideati e realizzati dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, un’iniziativa in linea con una delle scelte più importanti fatte quest’anno dal direttore artistico Maximilian Nisi, quella di conferire massimo spazio e visibilità ai giovani artisti. Don Giovanni è prodotto dalla compagnia Gli Incauti e dal Teatro Nazionale di Genova, che il 28 e il 29 luglio porterà al festival (non in piazza ma al Teatro Gassman di Borgio) una prima assoluta firmata da Davide Livermore: «Ci vediamo all’alba” di Zinnie Harris, un testo intenso e magico, interpretato da due attrici tra le più stimate nel nostro panorama teatrale, Anna Della Rosa e Linda Gennari. Don Giovanni ha rapito e sposato Donna Elvira strappandola al convento, per poi abbandonarla. Vagando per la Sicilia con il servo Sganarello, corteggia due contadine promettendo matrimonio a entrambe, e si scontra con i fratelli di Elvira venuti a vendicare l’onore della sorella.

IN SCENA L’OPERA DI MOLIÈRE

Salva la vita a uno di loro, Don Carlo, complicando la vendetta. Incontra un povero a cui chiede di bestemmiare in cambio di denaro, e si imbatte nella tomba del Commendatore, che aveva ucciso precedentemente, invitandone la statua a cena. La statua annuisce. Dopo aver umiliato il creditore Quaresima, subito la paternale del padre Don Luigi e rivisto Elvira che lo supplica pentita, Don Giovanni sceglie l’ipocrisia come strategia di sopravvivenza: ma la resa non basta. La statua del Commendatore viene a prenderlo, gli stringe la mano e lo trascina nell’abisso. A Sganarello non restano che i salari perduti. «Il nostro Don Giovanni è un rivoluzionario del pensiero critico – afferma Carlo Sciaccaluga -, un anarchico aristocratico che mette in discussione l’ordine della società. È un pedagogo un po’ perverso: insegna la libertà al suo servo Sganarello, che non può permettersela, perché la libertà è prerogativa dei ricchi. Don Giovanni e Sganarello si pongono le domande fondamentali dell’essere umano: chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? La loro coppia è inscindibile e tra l’intellettuale e l’analfabeta, tra il servo e il padrone, è difficile stabilire se uno dei due abbia un primato morale sull’altro. Nella nostra messinscena, l’azione si svolge sulle pendici di un vulcano. Una forza che non risponde a nessun ordine, che distrugge e crea senza progetto, che rivela la crosta del mondo per quello che è, una superficie sottile su un magma incandescente».

MA, CHI È DAVVERO QUESTO SICILIANO?

«Don Giovanni – prosegue il regista -, che per tradizione è siciliano, abita questo paesaggio come la lava abita la montagna. È la cosa viva sotto la crosta, la realtà che il sistema sociale cerca di contenere e che periodicamente esplode. Tre attrici interpretano tutti i personaggi, femminili e maschili, che vorticano intorno a Don Giovanni e Sganarello, si oppongono a loro o ne rimangono vittime. Don Giovanni ama l’umanità tutta, e la sua voracità sessuale non è tanto un trionfo del narcisismo quanto una delle espressioni della sua curiosità. Come tutti i rivoluzionari, è incapace di confrontarsi con il dolore degli altri, e dietro di lui i cadaveri rimangono sul campo. La sua ribellione metafisica non è solo quella di Epicuro e Gassendi, non c’è solo la geniale protesta libertina contro le pretese di ordine aristotelico del mondo. Don Giovanni vuole sapere, criticare, indagare anche l’invisibile. È il personaggio che ognuno di noi meriterebbe di incontrare per mettersi alla prova. Confrontarsi con lui significa smarrire le proprie convinzioni, o radicarsi ancor di più in esse; in fondo Molière ci propone una straordinaria raffigurazione del nostro inconscio, perché in fondo a ognuno di noi c’è veramente Don Giovanni: il nostro grande sogno di libertà».

INFO

Don Giovanni, di Jean-Baptiste Poquelin (Molière), traduzione di Edoardo Sanguineti; con Simone Toni, Enzo Paci, Federica Castellini, Giorgia Coco e Francesca Osso; regia di Carlo Sciaccaluga; luci di Aldo Mantovani; scene e costumi a cura degli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti: Arianna Roveri, Siria Siri, Olimpia Cecilia Tonini con Matilde Grillo, Andrea Parodi, Virginia Serino e Giulia Servili; assistente alla regia Leonardo Nicolini; una produzione Gli Incauti Teatro Nazionale di Genova

www.festivalverezzi.it

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