Roma, 2 luglio 2026 – Sarà dunque una mostra antologica quella sulla vita, le esperienze e le opere di Vasilij Vasil’evič Kandinskij (Kandinsky), ritenuto il più grande rivoluzionario dell’arte del Novecento, geniale innovatore che fu padre dell’astrattismo, storico momento di rottura che aprì la transizione all’arte moderna.
KANDINSKY A ROMA
Infatti, il circuito espositivo che, anche in virtù delle opere prestate dal Centre Pompidou di Parigi, verrà allestito da Arthemisia il prossimo settembre nelle sale di Palazzo Bonaparte, in Piazza Venezia a Roma, si articolerà nelle cinque fasi dell’esistenza dell’uomo, dagli incunaboli della sua maturazione artistica stimolata dalle sensazioni e dai luoghi fino all’ultimo, fecondo, periodo parigino, passando attraverso anni intensi di ricerca e realizzazione di opere in un moto di transizione continuo. Su alcuni fondamentali elementi, necessariamente posti in relazione tra loro, si sono soffermate le promotrici e curatrici dell’evento: colore, linea, forma e ritmo; e ancora, la musica e il diapason, seconda grande forza che caratterizzò l’esperienza di Kandinskij; quindi le dissonanze e la loro messa in relazione col concetto di sinestesia, questo a cavallo del primo decennio del XX Secolo, quando egli superò il naturalismo per giungere totalmente all’astratto.
ASTRATTO GENERATO DAL RIGORE ANALITICO
Kandinskij libera la pittura dall’oggetto. Ma per comprendere meglio il suo percorso esistenziale (che è indissolubilmente artistico) si rende necessaria una indagine sulla formazione del suo pensiero, sul suo rigore analitico sullo sviluppo della sua vita, poiché la sua è un’astrazione che non viene generata da un impulso di rottura, bensì da «mezzi propri», da come i quattro elementi per primi citati, appunto colore, linea, forma e ritmo, vengono fatti interagire tra loro. Meticoloso, egli ricerca una spiegazione logica nella dinamica e, grazie a questo sforzo, si forma il suo metodo: impressioni suscitate dal colore, turbamento dal nero, le emozioni delle luci della sera a Venezia. Il colore evoca la memoria, è dunque un codice, un linguaggio in grado di dare accesso alla dimensione interiore. Ed ecco la musica, altro elemento fondamentale.
CINQUE FASI DI UN’ESISTENZA IN CONTINUA TRASFORMAZIONE
La musica libera il suo occhio dalla forma, che nella visione viene disturbato dall’oggetto, fonte di limitazione della libertà dell’artista di imprimere ciò che davvero vorrebbe sulla tela. Punto e linea divengono dunque protagonisti di un linguaggio nuovo che non ha più bisogno della forma. È un lungo percorso quello compiuto da Kandinskij in direzione di quello che sarebbe stato l’astrattismo, egli infatti attraversa impressionismo e avanguardia, stimolato vieppiù dagli incontri e dalle amicizie tedesche e soprattutto parigine. È in questa fase che matura esperienze fondamentali che lo guidano nella transizione, interamente e puntualmente rappresentata dalla mostra di Arthemisia, evento presentata nel tardo pomeriggio di ieri a Roma, presso la Sala Walter Mauro di Palazzo Firenze del quale del quale di seguito è possibile ascoltare la registrazione integrale degli interventi (insidertrend.it A795-01LUG26).



