Roma, 25 giugno 2026; a cura di Giuseppe Morabito – Di esso non sono stati neppure divulgati dettagli specifici riguardanti equipaggiamenti, trasferimenti o impegni operativi. La Federazione Russa aveva formalmente riconosciuto il governo talebano nel luglio del 2025, fu la prima grande potenza a farlo, escludendo successivamente i talebani dalla propria lista delle organizzazioni terroristiche . L’accordo del 28 maggio è dunque un consolidamento operativo di tale posizione diplomatica. La capacità militare dei talebani si è notevolmente deteriorata a seguito del conflitto con il Pakistan lungo il confine comune divampato all’inizio dell’anno, che ha portato alla neutralizzazione di una parte sostanziale delle infrastrutture militari talebane. Le munizioni standard NATO abbandonate in territorio afghano nel 2021 sono ormai in gran parte esaurite, mentre altre sono state vendute oppure risultano inutilizzabili. Il bilancio della difesa dell’Afghanistan permane in deficit cronico.
DEFICIT CRONICO A KABUL
Internamente, il regime si trova ad affrontare una crescente instabilità: la competizione etnica tra le fazioni pashtun e tagike è sfociata in violenza nel Badakhshan e rinviene nel controllo delle entrate derivanti dall’estrazione dell’oro la fonte principale del contrasto. Ora Mosca e Kabul hanno invece deciso di sviluppare una relazione economica più ampia. Gli scambi commerciali bilaterali tra i due paesi sono aumentati vertiginosamente nel 2025, superando i 530 milioni di dollari. Va ricordato della guerra combattuta dell’Unione Sovietica in Afghanistan dal 1979 al 1989 ebbe lo scopo di sostenere il governo comunista locale contro i mujaheddin, ribelli islamisti allora finanziati e armati da Stati Uniti d’America, Pakistan e Arabia Saudita. La guerra si trasformò ben presto in una sanguinosa guerriglia combattuta in montagna, definita anche come «Vietnam sovietico», e si concluse con il ritiro completo dell’Armata Rossa tra il maggio 1988 e il febbraio 1989.
NUOVA INTESA TRA RUSSI E TALEBANI
Con la loro nuova intesa, Mosca e Kabul indicano agli attori regionali e all’Occidente che si tratta di una cooperazione istituzionalizzata. Ai talebani l’accordo nel campo della difesa con un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può conferire una legittimità internazionale che nessun’altra relazione al momento è in grado di offrire loro. Per il Cremlino si tratta di una leva negoziale che non impegna Mosca in obblighi specifici tali da generare immediate reazioni negative in Pakistan e nell’Asia centrale. Mosca ritiene che il Corridoio trans-afghano parte integrante della sua strategia logistica (con stime preliminari che vanno dagli otto ai quindici milioni di tonnellate di merci movimentate annualmente) vada sviluppato in funzione della possibile estensione del suo asse strategico Nord-Sud in direzione di Pakistan e India, lo storico anelito ai «mari caldi» dei russi.
CORRIDOI DI MOSCA VERSO I MARI CALDI
In parallelo, i ministri dei trasporti russo e uzbeko hanno formalizzato accordi allo scopo di avviare la fase di sviluppo del progetto ferroviario trans-afghano volto a creare corridoi internazionali di transito estesi fino al Pakistan. Va inoltre considerato come il sottosuolo afghano, con le sue potenzialità, rappresenti una dimensione importante nel rapporto tra Mosca e Kabul. Al riguardo, il ministro talebano ad interim dell’Industria e del Commercio ha recentemente dichiarato che il suo paese dispone di ingenti riserve di litio e rame, oltre a minerali preziosi, esprimendo al contempo la speranza che le imprese russe investano in questi settori. Mosca non ha un’immediata necessità industriale di litio afghano, poiché detiene le terze riserve al mondo di questo minerale, tuttavia, porre le aziende russe tra gli attori dell’estrazione in Afghanistan potrebbe portare al conseguimento di un duplice scopo: generare entrate per il governo talebano (quindi stabilizzare un partner) e impedire l’accesso occidentale o esclusivamente alla Cina Popolare ai giacimenti.
PROTEZIONE DALLE PRESSIONI OCCIDENTALI
L’ambasciatore afghano a Mosca ha dichiarato che «Kabul ritiene opportuno partecipare nuovamente in modo attivo all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai», della quale l’Afghanistan è stato osservatore. L’integrazione di Kabul nella SCO ancorerebbe i talebani a un quadro multilaterale dominato da Russia e Repubblica Popolare Cinese, proteggendolo ulteriormente dalle pressioni occidentali. Qualsiasi assistenza di natura tecnico militare fornita dai russi ai talebani, qualunque ne sia il contenuto, comporterebbe una tensione strutturale con Islamabad, che quasi certamente interpreterebbe questa in forma ostile. Ma l’interesse russo alla ferrovia transafghana, che non può prescindere dal Pakistan, si pone quale contrappeso nella dinamica in atto, data la necessaria cooperazione di Islamabad ai fini del funzionamento del corridoio. Questa contraddizione strutturale tra l’armamento di Kabul e la liaison con i pakistani difficilmente potrà venire gestita in caso di un’ulteriore escalation bellica lungo la Linea Durand.
INCOGNITE E PROSPETTIVE
Al momento la Russia appare quale sostenitrice della ripresa economica afghana, addossando al contempo l’onere morale e finanziario alle capitali dell’Occidente. Una impostazione che pare destinata a guadagnare terreno nei fora del Sud del mondo, complicando la comunicazione degli occidentali, soprattutto considerando la difficoltà nella difesa delle politiche di congelamento dei beni afghani, con la popolazione in condizioni di grave disagio, prossima a una crisi umanitaria. I decisori dell’Occidente dovranno attendersi che questo argomento venga utilizzato nei contesti multilaterali, tra cui le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e i fora affini ai BRICS. La frammentazione interna della galassia talebana, in particolare la resistenza armata delle fazioni tagike nel Badakhshan, crea infine il rischio che qualsiasi percepito allineamento della Russia con la leadership pashtun di Kandahar venga interpretato dalle fazioni settentrionali nelle forme di un’ingerenza esterna in favore dei loro rivali. Il ruolo storico di Mosca permane in ogni caso un riferimento politico nel nord dell’Afghanistan e, qualora le tensioni interne dovessero conoscere una intensificazione, gli interessi di Mosca associati al governo talebano diverrebbero bersagli utili a rendere nulli gli accordi conclusi.



