Rimini, 24 giugno 2026 – Due itinerari artistici differenti ma capaci, con la stessa immediatezza e forza, di raccontare epoche diverse della cultura visiva più prossima. Ai Palazzi dell’Arte di Rimini debutta infatti l’Estate Contemporanea, nuovo evento espositivo che raccoglie sotto lo stesso tetto due mostre distinte nei temi, nei linguaggi, nelle poetiche e negli stili, che insieme offrono al visitatore l’opportunità di immergersi in un percorso tra fantasia, sperimentazione, immaginario pop.

SUMMER DREAM. LUCA GIOVAGNOLI
Un’estate che non esiste nel tempo ma nella memoria. Tra spiagge sospese, atmosfere felliniane, desiderio ed eros. Summer Dream è il titolo dell’antologia del pittore Luca Giovagnoli, a cura di Valentina Ciarallo. Quaranta opere, dalle grandi tele ai lavori di piccolo formato, a una collana di disegni, per un percorso che attraversa i nuclei tematici della sua ricerca artistica. mettendo in luce la poetica e il profondo legame con la sua città, Rimini. In Summer dream l’estate non è una stagione, bensì una condizione psicologica in cui il reale lascia posto al sogno, in uno spazio illusorio sospeso. Spiagge, trampolini, sdraio di tela, ombrelloni bicolore, costumi da bagno fuori dal tempo sono gli elementi che rimandano a quell’immaginario balneare che appartiene a una visione onirica della memoria collettiva. Attraverso una tavolozza dominata da rosa e azzurri irreali, l’artista reinventa il passato trasformandolo in racconto emotivo, dove ogni immagine diventa una traccia di memoria e una ricerca di felicità possibile. Il suo universo visivo dialoga apertamente con l’immaginario felliniano: così come nei suoi bozzetti erotici il regista fissava le proprie visioni notturne, nei dipinti di Giovagnoli il desiderio si fa materia narrativa e teatrale, l’erotismo diviene cinematografico e le presenze vere apparizioni.

SAILING TO BYZANTIUM. 6 ARTISTS FROM NEW YORK
Al primo piano trova spazio Sailing to Byzantium. 6 Artists from New York, un progetto internazionale a cura di Richard Milazzo già esposto a Venezia a Palazzo Tito. Il progetto, frutto di una stretta collaborazione con Fabjbasaglia Contemporary Prints di Giovanni Tiboni raccoglie oltre sessanta stampe di sei artisti. Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson, per un concerto di immagini che guida il visitatore in un lungo viaggio dalla scena di New York degli anni Ottanta. Le tecniche a stampa impiegate (tra cui acquaforte, acquatinta, serigrafia, stampa digitale e collage) sono come un grande atelier di visioni ed esperienze, offerti su grandi superfici di potente suggestione estetica. La mostra propone insieme le incisioni vibranti ed elegantissime di Donald Baechler, le sperimentazioni di Ross Bleckner, i rilievi materici e scintillanti di Peter Halley, i virtuosismi percettivi di Vik Muniz, le sperimentazioni simbolico-semiotiche di Peter Nagy e l’energia cinematografica e cartellonistica dell’immaginario pop di Walter Robinson. “Le mostre Summer Dream e Sailing To Byzantium dimostrano, ognuna a modo proprio, come l’arte viva nell’incanto di una giovinezza invalicabile – sottolinea il direttore dei Musei di Rimini Alessandro Giovanardi – in un luogo privilegiato che, come dice il Poeta, «non è un paese per vecchi».

LUCA GIOVAGNOLI
La pittura di Luca Giovagnoli nasce da un impulso semplice e radicale: raccontare la vita senza eroismi e spettacolarizzazioni, semplicemente mostrando l’esistenza umana attraversata da gesti minimi, desideri, nevrosi, tensioni silenziose che abitano i corpi e le relazioni fino a posare lo sguardo sull’aspetto più intimo dell’erotismo. Le sue figure sono colte in un momento di sospensione narrativa, ogni quadro rappresenta il fotogramma di un film interrotto un istante prima dell’evento decisivo, microstorie che congelano il momento in cui sogno e realtà si sfiorano. Come ha scritto il poeta Davide Rondoni, le figure di Giovagnoli appaiono «non voler entrare nell’oblio» manifestando con intensità la loro appartenenza a un passato che continua a chiedere di essere custodito e ricordato. Luca Giovagnoli, Summer dream riunisce ai Palazzi dell’Arte oltre trenta opere, dalle grandi tele ai lavori di piccolo formato, a una collana di disegni, realizzate negli ultimi anni. Il percorso espositivo si articola attorno ai principali nuclei tematici della sua ricerca, mettendo in luce la poetica e il profondo legame con la sua città, Rimini, che oggi lo accoglie e ne celebra il lavoro.

ESTATE: UNA CONDIZIONE PSICOLOGICA
In Summer Dream l’estate non è una stagione, bensì una condizione psicologica in cui il reale lascia posto al sogno, quel sogno estivo che occupa uno spazio illusorio sospeso. Spiagge, trampolini, sdraio di tela, ombrelloni bicolore, costumi da bagno fuori dal tempo sono gli elementi che rimandano a quell’immaginario balneare che appartiene a una visione onirica della nostra memoria collettiva. Le scene sembrano provenire da un’estate mai realmente esistita, filtrata dall’inconscio e dal desiderio. Nel lavoro di Giovagnoli vive un nostalgico richiamo all’infanzia: il nonno era bagnino sulle spiagge riminesi e Luca ha vissuto tante stagioni in riva al mare, osservando e custodendo ricordi del passato, ritrovati successivamente nelle fotografie d’archivio della dolce vita nella riviera romagnola. Nel suo lavoro emerge un rimando esplicito, non tanto storico quanto simbolico, agli anni Cinquanta e Sessanta. Gli anni della spensieratezza del dopoguerra, del boom economico, di un tempo idealizzato, di un benessere costruito che nei suoi dipinti risulta svuotarsi. Affiora una malinconia filtrata, straniante. Le figure, in pose rilassate, appaiono vicine e complici, ma nello stesso tempo distanti, in una tensione silenziosa e in un senso di isolamento. La scena diviene rarefatta, il tempo rallenta, i volti sono semplificati nel segno, ricordi sbiaditi di una vecchia fotografia.

COLORE: VISIONI RAVVICINATE E PERDITE DI CONSISTENZA
La visione ravvicinata rivela una pittura essenziale in cui il soggetto perde progressivamente consistenza descrittiva per trasformarsi in traccia e memoria. Il colore è fondamentale per Giovagnoli: la pittura a olio è materica, solida, stesa con pennellate larghe e ampie campiture di pigmento che oscillano tra tonalità pastello e punte acide dove le nuances del rosa e dell’azzurro diventano il suo timbro riconoscibile. Il rosa domina la sabbia, i corpi, la stessa atmosfera della tela. Un colore quasi innaturale, sintetico, artificiale che genera una dimensione emotiva ambigua, un rosa candy che evoca sdolcinatezza, ma, allo stesso tempo, inquietudine, una tonalità che appartiene a una memoria alterata. Nei fondi rosati di Beach games la donna indossa un costume intero retrò e occhiali da sole, l’uomo una camicia a righe sbottonata: c‘è intimità tra loro, i volti ricordano maschere; posano accanto a un gonfiabile a forma di cavalluccio marino, la scena rievoca un set cinematografico dove l’inquadratura sta per chiudersi svanendo in un’atmosfera allusiva. Quando usa l’azzurro del mare, Giovagnoli lo fonde con il cielo e le superfici diventano piatte, fredde, uniformi, prive di profondità atmosferica. L’azzurro intenso diventa un miraggio lontano, un vuoto sospeso, uno spazio spirituale.

AZZURRO INTENSO
Ed ecco che in “The trampolin” si staglia il tuffatore di un’utopica piscina. Una figura isolata, congelata nell’attimo prima del lancio, troppo perfetta per essere vera, un corpo classico e scultoreo che rivela fragilità, crepature temporali. Scene che sentiamo vicine, come se avessimo anche noi abitato quegli stessi spazi nella vita o avessimo voluto abitarli. Una pittura «familiare», che suggerisce desideri inespressi, sogni inattesi e un senso di evasione con il colore che diventa il vero dispositivo narrativo. L’artista alterna scene all’aperto agli interni. Dalle “microstorie” con amiche sensuali in abito corto bianco e nero che mangiano un gelato, ai dipinti dove l’immagine di un’America lontana, quanto vicina, viene abitata da figure seducenti che posano accanto a grandi automobili laccate in un tempo allungato, ancora da decifrare. Giovagnoli non ricostruisce un passato, lo reinventa, e il suo universo visivo dialoga apertamente con l’immaginario felliniano. Gli stessi luoghi li accomunano. Nei disegni erotici bozzetti senza veli il regista riminese fissava le proprie visioni notturne.
EVOCAZIONE DELL’OSSESSIVO EROTISMO FELLINIANO
La stessa ossessione poetica si ritrova nei dipinti di Giovagnoli: il desiderio si fa materia narrativa e teatrale, l’erotismo diventa cinematografico, le presenze vere apparizioni. Le figure femminili ammalianti, a volte deformate, enigmatiche e senza compiacimenti estetici trovano una tensione emotiva con quelle maschili rappresentate in uno stato tra desiderio e smarrimento. Theater ritrae quattro uomini che, seduti in un bistrò, riecheggiano i “vitelloni” di Fellini. Un bacio profondo e un abbraccio sentito diventano close up, ricordi di un rapporto amoroso, una relazione clandestina, la fine di un amore. Anche il matrimonio, l’unione felice, sono temi ricorrenti assieme ai ritratti di famiglia, generazioni che svaniscono nel colore e nel tempo. Il maschio in “I love you” diventa un Pinocchio, il naso lungo richiama inevitabilmente l’inganno, lo stesso il naso rosso da clown. Giovagnoli esplora l’eros con donne coniglietto e volti bendati, orsacchiotti di peluche che diventano spettatori di uno strip tease in una camera d’albergo, corpi avvinghiati in penombra frammentati dalla luce filtrata delle veneziane. Le scene sono campi stretti, inquadrature frammentarie, istantanee di un film nelle quali lo spettatore è invitato a immergersi e immaginare ciò che precede o segue l’azione.
IL CORPO QUALE SUPERFICIE EMOTIVA FONTE DI NARRAZIONE
Nelle opere di Giovagnoli il corpo diventa una superficie emotiva e narrativa, una presenza silenziosa tra desiderio, memoria e finzione, consumata dalla luce e dal tempo. Le scarpe, iconico feticcio femminile, sono tra i soggetti più ricorrenti. Il pittore si concentra sul dettaglio, predilige il rosso e il nero, décolleté dai tacchi vertiginosi sempre accompagnate da candidi calzini bianchi. E l’inquadratura lascia fuori campo il resto della figura, generando il desiderio di conoscere chi indossi quelle calzature. Le presenze femminili appaiono fragili e vulnerabili, spesso colte in ambienti domestici spogli e silenziosi. In “Laundry” una giovane donna in déshabillé, immersa in una gamma di grigi e neri, è occupata a fare il bucato. La scena è pervasa da un senso di solitudine e desiderio, tra dimensione intima e immaginazione; soltanto l’oblò azzurro della lavatrice cerca di aprire uno spiraglio verso un altrove possibile. In “Levitation”, invece, la ragazza appare in un limbo senza tempo, in un’ascesa lieve e spirituale. Il bianco dell’abito contrasta con il nero corvino dei capelli accentuando una bellezza eterea che si sottrae alla gravità e alla realtà stessa. Guardare un dipinto di Luca Giovagnoli significa entrare in una stanza sconosciuta e sentirsi improvvisamente a casa. Perché quelle atmosfere diluite, i corpi malinconici, i sogni estivi, le visioni dell’eros parlano di noi, delle nostre emozioni, delle nostre intime fragilità e della continua ricerca di una felicità possibile.
INFO
Estate Contemporanea:
Summer Dream. Luca Giovagnoli a cura di Valentina Ciarallo;
Sailing to Byzantium. 6 Artists from New York, a cura di Richard Milazzo;
Palazzi dell’Arte Rimini dal 26 giugno al 13 settembre 2026;
ingresso gratuito; accessi al pubblico dal martedì alla domenica dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00; nei mesi di luglio e agosto apertura serale il mercoledì dalle ore 21:00 alle ore 23:00.



