ENERGIA, tregua e sblocco a Hormuz. Salpano le prime petroliere

In attesa degli sviluppi dei colloqui di pace in Svizzera tra iraniani e americani, gli operatori del settore Oil & Gas, registrato il crollo dei prezzi petroliferi, elaborano delle prime previsioni sul futuro andamento dei mercati nei prossimi mesi

Burgenstock, 17 giugno 2026 – Si profilano dunque i primi effetti dell’accordo quadro tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran, con le prime petroliere cariche di greggio estratto in Iran che hanno salpato una volta rimosso il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz, un primo risultato che precede di due giorni i colloqui finalizzati al raggiungimento di un accordo di pace che avranno luogo a partire da venerdì nella località montana svizzera di Burgenstock. Nel frattempo, la notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz ha prodotto i suoi effetti sui mercati delle materie prime energetiche, provocando un crollo dei prezzi petroliferi. Una ventata di ottimismo tuttavia raffreddata dagli ennesimi attacchi israeliani nel Libano meridionale.

RIAPRE LO STRETTO DI HORMUZ E CROLLANO I PREZZI DEL PETROLIO

In ogni caso, i negoziati per un accordo definitivo dovrebbero avere inizio immediatamente dopo la cerimonia della firma dell’accordo, per proseguire poi nei successivi due mesi allo scopo di pervenire auna soluzione delle questioni oggetto di maggiore controversia: il programma nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni economiche alla Repubblica islamica. Sulla base dell’accordo quadro, Washington consentirà a Teheran di commercializzare idrocarburi e prodotti raffinati, questo in virtù di una deroga alle sanzioni sulle vendite di petrolio, i servizi bancari, di trasporto e assicurativi, che entrerà in vigore all’atto della formalizzazione ufficiale dell’accordo. La riapertura dello Stretto di Hormuz ha influito sui mercati, abbattendo il prezzo del Brent (greggio di riferimento internazionale) a 78,74 dollari al barile nelle, mentre la quotazione del West Texas Intermediate (Wti) si è attestata a 75,85 dollari al barile. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) prevede una graduale ripresa del settore dell’Oil&Gas a seguito dello sblocco di Hormuz, che potrebbe tradursi in un significativo surplus entro il 2027.

RIPRESA DEL SETTORE OIL&GAS: LE PREVISIONI DELL’AIE

La revoca del blocco navale pone fine alla maggiore interruzione dell’offerta di petrolio mai verificatasi nella storia, un evento della portata pari a oltre quattordici milioni di barili al giorno di produzione mediorientale. Qualora l’accordo dovesse reggere, le esportazioni e la produzione dei paesi del Golfo dovrebbero riprendere gradualmente, portando il mercato a una significativa situazione di eccesso di offerta nel prossimo anno. Secondo le stime dell’AIE l’offerta globale di petrolio è destinata ad aumentare di otto milioni di barili al giorno, a fronte di una domanda in crescita di soli due milioni di barili al giorno. Se dovesse essere, si tratterebbe di una dinamica che porrebbe i mercati in una condizione di tregua, utile alla ricostituzione delle scorte esaurite e/o alla costituzione di nuove riserve strategiche, questo contestualmente ai processi di revisione delle strategie in politica energetica avviate nei vari paesi in risposta alla crisi.

IL FONDO PER LA RICOSTRUZIONE E LO SVILUPPO DELL’IRAN

Un fondo privato ammontante a trecento miliardi di dollari (gli iraniani ne avevano richiesti quattrocento) sarebbe stato contemplato nel quadro degli accordi tra Teheran e Washington allo scopo di incentivare gli investimenti nella Repubblica Islamica una volta raggiunto un accordo di pace. Si tratterebbe di risorse finanziarie stanziate da privati e allocate (al momento non vi sono comunque conferme ufficiali in merito) al fine di fornire a entrambe le parti un incentivo economico agli investimenti che ponga nelle condizioni ottimali per concludere un accordo definitivo e porre fine al conflitto. I settori che verrebbero interessati dagli investimenti dal citato fondo sono quelli dell’energia, della logistica, della produzione e dei trasporti. Il meccanismo contempla diverse modalità di erogazione: prestiti, costituzione di linee di credito, finanziamento diretto della ricostruzione dei siti danneggiati durante la guerra: impianti industriali, complessi siderurgici, raffinerie, aeroporti e più in generale infrastrutture colpite durante il conflitto.

NOTEVOLI POTENZIALITÀ

L’Iran, una delle maggiori economie del Medio Oriente, non ha attratto praticamente alcun investimento estero diretto significativo negli ultimi quarant’anni, essendo stato escluso dai mercati finanziari globali a causa delle successive ondate di sanzioni statunitensi e internazionali. Il Paese possiede le seconde riserve al mondo accertate di gas naturale e le quarte di petrolio. Ha una popolazione giovane e istruita di novantadue milioni di persone, una base industriale diversificata e un notevole potenziale ancora inattualizzato in settori chiave come il petrolchimico, l’industria mineraria, il turismo e l’agricoltura. Il fondo di investimento verrà completamente separato dal parallelo processo negoziale per la revoca delle sanzioni statunitensi e lo sblocco dei beni sovrani iraniani congelati all’estero, poiché saranno meccanismi finanziari distinti con scopi e tempistiche differenti. Esso non sarà operativo fino alla formalizzazione di un accordo definitivo tra le parti.

IL NODO LIBANESE

Il conflitto parallelo in corso nel Libano, che vede opposte le forze armate di Israele e i la struttura combattente del movimento sciita filoiraniano Hezbollah, permane però la minaccia maggiore sulla strada del disgelo diplomatico. Al riguardo, i leader del G7 riuniti al vertice di Evian-les-Bains hanno chiesto un cessate il fuoco nel Paese dei cedri, accogliendo contestualmente con favore l’accordo con l’Iran. Essi hanno dichiarato che comunque diversificheranno le rotte di approvvigionamento energetico allo scopo di ridurre la dipendenza dai flussi nello Stretto di Hormuz. Riguardo alla tregua, l’Iran afferma che il cessate il fuoco tra Iran e Usa deve porre fine anche alle ostilità in Libano e che un accordo permanente dovrà condurre al ritiro israeliano, ma Gerusalemme ha sempre replicato con fermezza che non si ritirerà, riservandosi il diritto al ricorso alla forza militare. Da Beirut, il presidente libanese Joseph Aoun ha sostenuto che i negoziati con Israele sono «indipendenti dall’accordo tra Stati Uniti d’America e Iran».

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