Pechino, 29 maggio 2026 – La Repubblica Popolare Cinese non ha impedito ai funzionari del Governo della Repubblica di Cina (Taiwan) di partecipare alle riunioni dell’APEC (Cooperazione Economica Asia-Pacifico, che non presuppone necessariamente che i partecipanti siano stati sovrani) che hanno avuto luogo a Suzhou, nella Cina continentale, dal 22 al 23 maggio, questo malgrado la politica generale di Pechino tradizionalmente contraria alla partecipazione di funzionari di Taipei ai fora internazionali. Della delegazione taiwanese faceva parte il ministro senza portafoglio Yang Jen-ni, personalità che è anche a capo dell’Ufficio per i negoziati commerciali.
MEMBRI DEL GOVERNO DI TAIPEI AL VERTICE APEC DI SUZHOU
Attualmente, Yang è il più alto funzionario taiwanese che riveste una carica istituzionale ad aver visitato la Cina Popolare in occasione di eventi ufficiali da quando Pechino nel 2016 ha interrotto le relazioni con Taipei in risposta all’elezione dell’ex presidente del Partito progressista democratico Tsai Ing-wen. La Repubblica Popolare ribadisce come le relazioni tra le due sponde dello Stretto debbano basarsi sul cosiddetto Consenso del 1992, che Tsai, unitamente all’attuale presidente William Lai Ching-te e il Partito progressista democratico non riconoscono. Il Consenso del 1992 è un accordo verbale intercorso tra rappresentanti semiufficiali del Partito comunista cinese e del Kuomintang, allora partito politico al governo a Taipei, sulla base del quale «Taiwan fa parte della Cina». All’inizio di quest’anno Taipei ha inviato Jonathan Sun (direttore generale del Dipartimento per le Organizzazioni internazionali del Ministero degli Affari esteri), alle riunioni degli alti funzionari dell’APEC. Taiwan partecipa all’APEC con denominazione di «Taipei Cinese» fin dalla sua adesione all’organizzazione nel 1991.
TRUMP «CONGELA» LA FORNITURA DI ARMI A TAIWAN
Intanto si discute sugli effetti della decisione assunta dalla Casa Bianca di sospendere la cessione di armi a Taiwan, che mina profondamente la fiducia riposta da Taipei nell’impegno che gli Stati Uniti d’America dovrebbero mantenere ai fini della difesa militare dell’isola di Formosa da un eventuale attacco sino popolare. Allo specifico riguardo il presidente Donald Trump ha dichiarato che la vendita di armi «è in fase di valutazione», suggerendo che potrebbe trovare un impiego quale merce di scambio in una trattativa con la Repubblica popolare cinese. Si tratta di forniture di armamenti per un valore complessivo di quattordici miliardi di dollari e includono sistemi antiaerei e antimissile Patriot, missili NASAMS e munizionamenti tecnologicamente avanzati, ritenuti da Taipei necessari allo sviluppo di una propria rete difensiva aerea e missilistica integrata, nota come T-DOME, indicata dal presidente Lai come una «priorità chiave» della sua amministrazione ai fini della capacità di resistenza agli eventuali attacchi di precisione delle forze di Pechino.



