IMPRESE, manifattura e terziario. AmCham: GE Vernova rilancia la fiducia nell’energia italiana

All’incontro del 29 giugno scorso, promosso da AmCham Italy al Gioia 22 di Intesa Sanpaolo, Roger Martella ha raccontato «un’Italia rimasta resiliente», mentre altri paesi abbandonavano la manifattura per concentrare l’economia reale sui i servizi. Trenta milioni di dollari di nuovi investimenti, con UL Solutions e Vaultica Data Centers hanno fatto il punto su reti, LNG e data center

Milano, 2 luglio 2026 – Il 29 giugno scorso si è tenuto al Gioia 22, sede milanese di Intesa Sanpaolo, l’incontro sul tema dell’energia come infrastruttura strategica, evento promosso da AmCham Italy nel quadro del ciclo Walk the Talk: ottimismo. Keynote. Speaker è stato Roger Martella, Chief Corporate & Sustainability Officer di GE Vernova, che dopo due settimane di viaggi tra Europa e Stati Uniti d’America ha definito l’Italia «il punto più alto» del suo tour.

L’EVENTO MILANESE NELLA SEDE DI INTESA SANPAOLO

Ad avviso di Martella, «mentre altri paesi sono passati a un’economia basata maggiormente sui servizi, l’Italia è rimasta resiliente. Il mondo ha bisogno di una mentalità industriale, di una forza lavoro industriale, di infrastrutture industriali e l’Italia non ha mai smesso di crederci». Egli ha quindi argomentato le sue affermazioni ricorrendo alle cifre di un’azienda che produce un quarto dell’elettricità mondiale, appunto la GE Vernova, che opera in un centinaio di mercati e copre il 25% dell’elettricità richiesta a livello globale. Tuttavia, è sull’Italia che il gruppo ha scommesso: «Venticinquemila dipendenti in Europa impiegati in sessanta stabilimenti, si tratta di un volume di personale maggiore di quello impiegato negli Stati Uniti d’America  – sottolinea Martella – e una presenza del Gruppo in Italia da un secolo, attivo nella produzione non di componentistica marginale, ma di apparecchiature critiche e necessarie alla rete, che non potrebbe funzionare di esse».

INDUSTRIA ITALIANA E NUOVA GENERAZIONE DI TECNOLOGIE NUCLEARI

Quindi l’annuncio ufficiale: «Qui in Italia investiremo trenta milioni di dollari in una delle nostre fabbriche, e a breve arriveranno nuovi annunci, con una ricaduta importante sulla crescita occupazionale nel Paese». Alcuni precedenti incoraggianti pervengono da un cantiere in Ontario, a Darlington, dove GE Vernova sta costruendo il primo piccolo reattore modulare del mondo occidentale, impiegando cinquecento lavoratori, con una commercializzazione prevista a partire dal 2029 e la piena operatività dal 2030. Ebbene, le macchine del reparto più delicato dell’intero impianto, cioè le fucinature per il recipiente in pressione del reattore, arrivano dall’Italia, un aspetto che colloca il Paese al centro della filiera della prossima generazione di tecnologie nucleari. Gli indirizzi di saluto sono stati di Simone Crolla, consigliere delegato di AmCham Italy, a Daniel Cederberg, Console per gli affari politici ed economici del Consolato Generale statunitense a Milano, e a Stefania Crotta, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

MODELLI ENERGETICI A CONFRONTO

Crolla ha messo a confronto i due modelli energetici dell’Atlantico: gli americani puntano su investimento e scalabilità per idrogeno, CCS e infrastrutture low carbon, mentre «in Italia – ha affermato -, dentro la cornice europea, la competitività passa invece da regolazione, reti, semplificazione autorizzativa e integrazione tra transizione e sicurezza del sistema». Nel 2024, ha ricordato, circa un quarto dell’import italiano di gas è arrivato in forma di LNG, con gli Stati Uniti d’America primo fornitore (35%, oltre cinque miliardi di metri cubi), citando anche gli investimenti nei data center italiani di Microsoft (4,3 miliardi) e AWS (1,2 miliardi in cinque anni) a prova di un’interdipendenza che «non è a senso unico». Della complessità normativa e tecnologica del settore ha parlato Diego Levati, Global Accounts Manager di UL Solutions, nella tavola rotonda moderata dalla giornalista di Class CNBC Annalisa Lospinuso. Ad avviso di Levati, «tra codici di rete in evoluzione, tecnologie emergenti da integrare e aspettative crescenti su sostenibilità e resilienza, un partner indipendente serve a prendere decisioni chiare lungo tutto il ciclo di vita dell’energia e dell’investimento». UL Solutions conta oltre duecento progetti rinnovabili e quasi dieci GW installati.

LA CORSA ALLE INFRASTRUTTURE DIGITALI

A chiudere il cerchio digitale, Sherif Rizkalla (CEO di Vaultica Data Centers), che ha descritto la fase attuale come «una corsa all’armamento sulle infrastrutture digitali, in cui il vero vantaggio competitivo dell’Europa resta il proprio mercato, il terzo mercato mondiale per tessuto industriale». Tre le sfide che egli ha indicate: una normativa più rapida, nuovi talenti tecnici e l’accesso a all’energia a costi competitivi, che oggi risultano essere anche doppi rispetto a quelli pagati nel Nord Europa. Rizkalla ha anche sfatato il mito del litro d’acqua per ogni domanda a ChatGPT, ricordando il raffreddamento a circuito chiuso di Vaultica e un PUE non superiore a 1,3, citando Siziano (Lombardia), dove ha realizzato il suo sesto data center. Con gli interventi di Alice Iaia (BCG), Luca Matrone (Intesa Sanpaolo) e Lorenzo Mottura (Edison) e di Guido Guidesi (assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia), si è concluso l’incontro.

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