Roma, 27 maggio 2026 – «Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fornito una conferma importante per tutto il settore: in merito alle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza il certificato di ultimazione dei lavori è valido ai fini della rendicontazione, anche se restano lavorazioni marginali, purché queste non incidano sulla funzionalità dell’opera». Lo dichiara in una nota diffusa alla stampa nel pomeriggio la parlamentare di Forza Italia Erica Mazzetti, responsabile del Dipartimento nazionale lavori pubblici del suo partito politico, che in precedenza aveva presentato una specifica interrogazione al Dicastero al cui vertice vi è Matteo Salvini nel corso del question time alla Camera dei deputati.
Erica Mazzetti
LA QUESTIONE SOLLEVATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Nella sua risposta in Aula, il MIT ha richiamato il quadro normativo vigente e le linee guida Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dell’aprile 2026, che stabiliscono che «Il direttore dei lavori può emettere il certificato di ultimazione anche qualora residuino lavorazioni di piccola entità, non incidenti sull’uso e sulla funzionalità dell’opera (…) Ai fini della dimostrazione del raggiungimento del target Pnrr assume rilievo esclusivamente, la data di emissione del certificato, restando irrilevante il termine concesso all’operatore economico per il completamento delle lavorazioni residuali, entro il limite massimo di sessanta giorni». Ad avviso dell’Onorevole Mazzetti «si tratta di un chiarimento operativo fondamentale per gli ultimi passaggi del Pnrr, che potrebbe venire reso ulteriormente più chiaro inserendolo nell’ultima revisione che lo Stato italiano potrà effettuare entro il 31 maggio».
INTERVENIRE IN UNA SITUAZIONE CRITICA
Aggiunge la Mazzetti che «a causa del caro materiali derivante dalla guerra e delle scadenze inderogabili del 30 giugno per la fine lavori e del 31 agosto 2026 per la rendicontazione, che non possiamo sicuramente superare, è opportuno valutare di definire a centoventi giorni i termini per il rilascio del collaudo tecnico amministrativo e di regola esecuzione. Era necessario evitare che lavori di dettaglio bloccassero il collaudo e mettessero a rischio i 159 target della decima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che porta ben 28,4 miliardi. Ora le stazioni appaltanti e le imprese hanno certezza in più: si può chiudere formalmente il cantiere, completare le opere residuali entro sessanta giorni e centrare l’obiettivo europeo manca questo ultimo passaggio al fine di non bloccare l’ultimo miglio».
OCCASIONE IRRIPETIBILE
Permane invariato il termine fissato per i collaudi e la certificazione di regolare esecuzione, che sono rispettivamente di sei e tre mesi dall’ultimazione. infine, sempre nella risposta della parlamentare di Forza Italia interrogante, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunque «assicurato il monitoraggio costante e il supporto alle amministrazioni per garantire il conseguimento dei target nel rispetto dei tempi, della qualità e delle regole europee». Al riguardo la Mazzetti ha ringraziato il Dicastero competente per materia, concludendo che «tale chiarificazione permetterà di lavorare bene e con serenità», poiché «il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un’occasione irripetibile che va strutturata fino in fondo».



