Milano, 25 maggio 2026; a cura di Altroconsumo – Guerra in Iran: impatta sulla vita di molti italiani, tanta preoccupazione per gli aumenti. Indagine sul peso del conflitto sulla quotidianità dei cittadini: il 44% avverte un forte impatto sui viaggi, il 38% sulla situazione finanziaria familiare. Crescono i timori per costo della vita, sicurezza europea e scenario globale. A preoccupare sono soprattutto i prezzi. La maggioranza chiede un intervento più incisivo dell’Ue e ha scarsa fiducia nell’affidabilità degli Stati Uniti d’America.
EFFETTI DELLE TENSIONI INTERNAZIONALI
Le tensioni internazionali e la guerra in Iran proseguono ormai da quasi tre mesi e hanno avuto un forte impatto sulla vita di molti cittadini, su più fronti. A dircelo è la nostra indagine, in cui abbiamo chiesto agli italiani se la situazione geopolitica ha un effetto sulla loro quotidianità e cosa pensano del futuro (indagine svolta tra il 20 e il 21 aprile su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età dai dai diciotto ai settantaquattro anni). Abbiamo inoltre confrontato i risultati con quelli dell’indagine che avevamo svolto a febbraio, insieme ad Euroconsumers, poco prima dello scoppio della guerra. Quanto sono peggiorate le cose e le possibili evoluzioni secondo gli italiani? Nel frattempo i dati europei già ci dicono che le preoccupazioni si stanno trasformando in prospettive. Dalle ultime rilevazioni dell’Unione europea sulle previsioni economiche degli Stati membri emergono già gli effetti della crisi geopolitica, con lo shock energetico che pesa su inflazione e crescita minando la fiducia di imprese e famiglie: la crescita media europea è vista al ribasso allo 1,1% e l’Italia è fanalino di coda con appena lo 0,5% di crescita del Prodotto interno lordo (Pil). Quanto all’inflazione (e quindi all’aumento dei prezzi), è attesa a oltre il 3% nell’area euro.
MENO VIAGGI IN TEMPO DI GUERRA
La guerra pesa soprattutto su viaggi e finanze. È l’ambito dei viaggi (programmati o da programmare), quello in cui più persone (44%) avvertono un impatto alto o molto alto della situazione internazionale: e non stupisce, tra aumenti del carburante, problemi nel suo reperimento e vacanze estive all’orizzonte, con tutti i possibili timori del caso (per i voli aerei, ma anche per i traghetti). Ma l’impatto è forte anche sulla situazione finanziaria familiare (per il 38% degli italiani). Non è da trascurare neanche l’effetto sulla salute mentale dei cittadini, alto o molto alto per quasi un quarto della popolazione. Le ripercussioni della situazione geopolitica sono peggiorate praticamente in tutti gli ambiti rispetto alla stessa indagine svolta a febbraio, quando la guerra ancora non era scoppiata ma lo scenario internazionale non era già dei migliori, tra altri conflitti, dazi e non solo. Il tracollo maggiore lo abbiamo visto rispetto alla situazione finanziaria familiare: se a febbraio l’impatto delle tensioni globali sul proprio benessere economico era alto o molto alto per il 24% degli italiani, ad aprile (dunque a guerra in corso) siamo saliti a ben il 38% delle persone. Quanto alla qualità della vita in generale, gli italiani particolarmente impattati sono saliti dal 25% al 33%, per la salute mentale dal 15% al 23 per cento.
ASPETTATIVE NEGATIVE RIGUARDO AL FUTURO
Sullo sfondo del conflitto in Iran, si incupiscono anche le aspettative e cresce il pessimismo: ancora più persone, rispetto a prima dello scoppio della guerra, pensano che scenario globale, sicurezza nell’Ue e costo della vita peggioreranno. A preoccupare, e molto, sono gli aumenti dei prezzi e quindi del costo della vita in generale, di energia e carburante. Ma non sono pochi neanche coloro che si dicono preoccupati o estremamente preoccupati di possibili limitazioni all’uso del riscaldamento e dell’auto o degli aumenti dei prezzi dei voli. Gli italiani chiedono una maggiore capacità di intervento dell’Unione europea rispetto alla situazione globale. Quanto agli Stati Uniti d’America, il loro atteggiamento si raffredda ulteriormente rispetto alla precedente indagine, poiché essi da un lato riconoscono il ruolo forte che le Istituzioni europee dovrebbero avere su vari fronti in momenti come questi, tuttavia ne percepiscono poco l’efficacia e vorrebbero una maggiore incisività. L’orientamento complessivo che emerge dall’indagine non è comunque antieuropeo, dato che gli Italiani chiedono piuttosto un’Unione europea più autonoma economicamente e dal punto di vista regolatorio, senza trasformarla necessariamente in una potenza militare globale.
L’EUROPA DOVREBBE FARE DI PIÙ
Emerge la richiesta di fare di più rispetto alla situazione legata alla guerra in Iran, con il 42% che ritiene che al momento l’Unione europea non stia reagendo in maniera adeguata. Inflazione e costo della vita, crisi energetica, guerra in Medio Oriente e situazione geopolitica mondiale: sono i temi su cui più della metà dei cittadini dice di avere poca o nessuna fiducia nella capacità di intervento delle istituzioni europee. Il 69% degli intervistati vorrebbe che l’Unione europea si impegnasse attivamente per la pace in Medio Oriente, principalmente attraverso la diplomazia, mentre soltanto il 26% ritiene invece che dovrebbe impegnarsi militarmente allo scopo di garantire il libero transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Anche quando si parla delle politiche commerciali dell’amministrazione americana presieduta da Donald Trump in molti vorrebbero di più e il 49% ritiene che l’Unione europea non stia reagendo in maniera adeguata. Alla luce dell’attuale situazione internazionale tra gli italiani è emerso un atteggiamento ancora più critico nei confronti degli Stati Uniti d’America. Infatti, se già nell’indagine di febbraio solo il 27% riteneva gli Usa un partner affidabile, adesso la percentuale è scesa ancora, al 14%, con il 31% che, quale conseguenza delle politiche varate dall’amministrazione Trump, ha ridotto o smesso di acquistare prodotti e servizi made in Usa.
COSA PENSANO GLI ITALIANI DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP
Il 52% pensa che l’Unione europea non dovrebbe restare alleata di Washington in politica internazionale e la grande maggioranza ritiene, infine, che l’Europa dovrebbe piuttosto rafforzare le relazioni commerciali con altri paesi (78%) e all’interno del mercato europeo (85%). Federico Cavallo, responsabile Corporate Affairs & Public Relations di Altroconsumo, sottolinea come dall’indagine emerga un quadro nel quale le persone risultano significativamente esposte agli shock internazionali, con impatti ormai strutturali sul reddito disponibile, sulla qualità della vita e, financo, sul benessere psicologico. «Oltre l’80% dei cittadini segnala un impatto almeno moderato sulla situazione finanziaria – afferma Cavallo -, dimostrando una diffusa consapevolezza degli effetti delle dinamiche globali. Si conferma inoltre un peggioramento delle aspettative future con un aumento significativo nella percezione del costo della vita e dell’insicurezza globale. Questo rafforza il quadro di incertezza e si traduce in una crescente domanda di risposte pubbliche più tempestive e coordinate».
LE POSSIBILI POLITICHE
«Sul piano delle politiche – conclude il responsabile Corporate Affairs & Public Relations di Altroconsumo -, i dati indicano chiaramente la necessità di misure di protezione mirate alle famiglie vulnerabili, interventi di contenimento dei prezzi nei settori essenziali e il rafforzamento della vigilanza contro pratiche scorrette. All’Unione europea i cittadini riconoscono un ruolo centrale, chiedendo integrazione economica e regolamenti a tutela dei loro diritti; emergono però aspettative più elevate sulle scelte di politica estera e sicurezza, dove prevale una preferenza per approcci diplomatici. In questo contesto, la richiesta dei cittadini di una maggiore autonomia strategica europea non è scontata e va tradotta in concreto: serve lavorare tutti insieme, sia a livello nazionale che comunitario, per proteggere meglio le persone dagli effetti delle crisi globali, difendere il potere d’acquisto e consolidare standard comuni capaci di rendere il mercato unico e la società europea più equi, coesi e resilienti».


