AGROALIMENTARE, bioeconomia circolare e ricerca. Dagli scarti delle mele si ricavano prodotti ad alto valore aggiunto

Si tratta del progetto Valmegrea, sviluppato da ENEA in collaborazione con l’azienda agricola Terra Nostra, pertiene al ciclo di trasformazione industriale del frutto, che concerne volumi oscillanti dal 10% al 35% della produzione complessiva, dal quale si riesce a ottenere sottoprodotti spesso trascurati, quali bucce, semi e torsoli. L’obiettivo perseguito è quello della riduzione degli sprechi e il vaglio di nuove opportunità in campo economico attraverso l’applicazione delle tecniche della liofilizzazione e dell’estrazione con CO₂ supercritica

Roma, 25 Maggio 2026 – Lo ha reso noto mediante un articolo a cura di Gianluigi Torchiani pubblicato sulla propria newsletter l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) – https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2026/agroalimentare-enea-prodotti-ad-alto-valore-aggiunto-da-scarti-di-mela-annurca-campana.html -, in esso viene illustrato come gli scarti di un prodotto italiano di eccellenza quale la mela annurca campana IGP possono venire trasformati in risorse a elevato valore aggiunto, utili per diverse applicazioni in campo alimentare, nutraceutico e cosmetico.

PROGETTO DI BIOECONOMIA CIRCOLARE

È questo l’obiettivo perseguito attraverso il progetto Valmegrea, sviluppato da ENEA in collaborazione con l’azienda agricola Terra Nostra, in linea con i principi di bioeconomia circolare. Nel settore agroalimentare, tra il 10% e il 35% della produzione di mele viene infatti destinata alla trasformazione industriale, ottenendo sottoprodotti spesso trascurati, come bucce, semi e torsoli. Un problema che investe anche la mela annurca, varietà del frutto nota sin dal tempo degli antichi romani che viene tradizionalmente coltivata nell’area flegrea e vesuviana. Il progetto Valmegrea punta a ridurre gli sprechi e aprire la strada a nuove opportunità economiche, attraverso l’applicazione delle tecniche della liofilizzazione (che consente di ottenere polveri concentrate preservando le proprietà nutrizionali e funzionali dei sottoprodotti) e dell’estrazione con CO₂ supercritica (che consente di ricavare oli e molecole lipofile senza residui di solvente nel prodotto finale).

OTTENIMENTO DI PRODOTTI DAL RECUPERO DEGLI SCARTI DELLA FRUTTA

Attraverso tali processi si rende possibile il recupero dei polifenoli e degli acidi grassi polinsaturi, utilizzati in seguito nella realizzazione di alimenti funzionali, oppure in nutraceutica, cosmetica e, più in generale, nel fiorente mercato degli ingredienti naturali di alta gamma. «Stiamo sviluppando un processo integrato che considera i bacini di approvvigionamento, i costi energetici e impiantistici, mettendo a sistema il valore commerciale dei diversi estratti per verificare l’applicazione in contesti reali delle soluzioni tecnologiche in campo – sostiene Antonio Molino, ricercatore dell’ENEA presso il Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa del Dipartimento Sostenibilità e artefice del progetto in fase di sviluppo -, questo approccio consente di passare da una fase iniziale di proof of concept a una reale scalabilità industriale, rendendo le tecnologie applicabili ai mercati di riferimento».

ATTIVITÀ DI RICERCA IN CORSO

Le attività concernono prove di estrazione con CO₂ supercritica su scala banco e pilota presso i Centri ricerche ENEA di Casaccia (Roma) e Trisaia (Matera), oltreché processi integrati e attività di caratterizzazione analitica presso il Centro di Portici (Napoli). Evidenzia al riguardo Patrizia Casella, ricercatrice dell’ENEA presso il Laboratorio Bioeconomia circolare rigenerativa e responsabile del progetto, che «il progetto Valmegrea dimostra come sia possibile trasformare i sottoprodotti agroalimentari in risorse concrete e preziose. L’obiettivo è ridurre gli sprechi e valorizzare al massimo le proprietà nutrizionali e funzionali dei composti bioattivi, creando al contempo nuove opportunità economiche sostenibili».

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