INTELLIGENCE, formazione. Guerra cognitiva e sicurezza nazionale: le nuove frontiere dell’intelligence e della difesa psicologica

Per la prima volta in Italia, il convegno organizzato dall'Istituto Gino Germani discute pubblicamente il tema della criminalità organizzata come strumento della guerra ibrida russa contro i paesi dell’Occidente. Appuntamento alla Casa dell’Aviatore di Roma o in live streaming dal 18 al 20 giugno 2026

Roma, 20 maggio 2026 – La guerra cognitiva (Cognitive Warfare) trasforma la mente umana nel nuovo campo di battaglia ed è oggi una delle dimensioni più critiche del conflitto ibrido. Sfruttando tecnologie digitali, intelligenza artificiale e scoperte nelle neuroscienze, il conflitto moderno non punta più solo alla distruzione fisica dell’avversario, ma al controllo del suo pensiero condizionandone i processi decisionali. Nel 2023 la NATO ha ufficialmente riconosciuto la cognizione come il «sesto dominio di guerra», accanto a quelli terrestre, marino, dell’aria, spaziale e cyber. Attori statuali e non, quali quelli del mondo non occidentale (Federazione Russa, Repubblica Popolare Cinese, Repubblica Islamica dell’Iran e Corea del Nord), movimenti come Hamas ed Hezbollah e organizzazioni eversive e/o terroristiche, ricorrono sistematicamente alla guerra cognitiva allo scopo di tentare di influenzare e destabilizzare le democrazie occidentali mediante la diffusione capillare di narrazioni strategiche false o fuorvianti, oltreché attraverso l’alterazione delle percezioni e delle emozioni delle opinioni pubbliche e dei decisori politici.

GUERRE IBRIDE NEL XXI SECOLO

Data la sua posizione strategica nel Mediterraneo, la sua appartenenza alla NATO e all’Unione europea e alle molteplici vulnerabilità strutturali e culturali che ne caratterizzano il tessuto sociale, l’Italia, anche a causa della riduzione della coesione sociale e della polarizzazione politica, costituisce un obiettivo ideale per coloro i quali si pongono l’obiettivo di destabilizzare l’Occidente. Minare la fiducia nella democrazia, indebolire le capacità cognitive e il pensiero critico (specie nelle giovani generazioni), scardinare il consenso interno e la coesione sociale attraverso forme di manipolazione sistematica della percezione della realtà, sono risultati perseguiti gli attori sopracitati. La principale differenza negli approcci alla guerra cognitiva da parte della di Russia, della Cina, dell’Iran e di movimenti strutturati come Hamas ed Hezbollah risiede negli obiettivi finali e nello stile operativo di ciascuno di essi.

DIVERSI APPROCCI E MODALITÀ DI AZIONE

Ad avviso del corpo docente dell’Istituto Gino Germani la Russia mira a destabilizzare e polarizzare le società occidentali attraverso il controllo riflessivo, ovvero la diffusione di informazioni che inducono l’avversario ad assumere volontariamente una decisione che si rivelerà poi, nei suoi concreti effetti, nell’interesse di Mosca. La Cina Popolare tende invece a plasmare un’immagine positiva di sé, assicurandosi un’influenza sistemica sul lungo termine silenziando il proprio dissenso interno; Pechino agisce attraverso la cooptazione di voci straniere (politici, accademici, media) e l’utilizzo della leva economica al fine di incoraggiare l’autocensura. La guerra cognitiva dell’Iran è maggiormente reattiva e regionale, fortemente influenzata dalla necessità di contrastare le sanzioni economiche e le pressioni esercitate dall’Occidente. Teheran si pone l’obiettivo di dissuadere gli avversari regionali (principalmente Israele e l’Arabia Saudita), riducendo al contempo l’influenza degli Stati Uniti d’America in Medio Oriente attraverso intimidazioni mirate. Infine, Hamas e Hezbollah operano mediante la manipolazione della percezione dei fatti allo scopo di influenzare le decisioni tattiche e il supporto delle popolazioni coinvolte, sfruttando la velocità insita nei social media.

IL SOMMERSO: SOCIETÀ PRIVATE DEL SETTORE

Esiste inoltre un mercato sommerso ma in forte espansione noto come «Disinformation-as-a-Service» (DaaS) o «Black PR», dove società private di intelligence e info war commercializzano a clienti aziendali campagne di guerra cognitiva per colpire i competitor di questi ultimi. Si tratta di attacchi che non mirano soltanto ai sistemi informatici, bensì anche alla percezione delle opinioni pubbliche, un modo per abbattere il valore del brand e del titolo azionario avversario. Anche determinati gruppi e movimenti politici si avvalgono dei servizi offerti sul mercato da queste società private allo scopo di accrescere il proprio consenso e danneggiare o distruggere l’immagine di attori politici concorrenti. Queste società di guerra cognitiva privata, che operano frequentemente in zone grigie della legalità, offrendo negabilità plausibile ai loro clienti, si presentano come agenzie di black PR e marketing oscuro (che operano principalmente tramite la creazione di contenuti falsi o manipolati al fine di screditare un’azienda), team specializzati (consorzi segreti che dichiarano di aver influenzato decine di elezioni e processi aziendali usando hackeraggio, sabotaggio e botnet coordinate), aziende di intelligence privata (alcune società di investigazione o sicurezza oltrepassano il limite ricorrendo a tattiche di guerra informativa per spiare o diffondere dati sensibili, leaks, atti a causare panico negli investitori).

CORPO DOCENTE DEL CORSO

Vincenzo Camporini (già Capo di Stato Maggiore della Difesa), Beniamino Irdi (CEO di HighGround e Senior Fellow del German Marshall Fund), Antonio Scala (direttore di ricerca presso l’Istituto per i sistemi complessi, Consiglio Nazionale delle Ricerche), Nicola Cristadoro (Generale di Brigata in ausiliaria dell’Esercito italiano, esperto di intelligence e sicurezza, in particolare in materia di dottrina e organizzazione delle Forze armate russe, di information operations e PsyOps), Luca Alagna (Senior Advisor specializzato in information integrity, Strategic Communications & Hybrid Threats), Giovanni Ramunno (generale dell’Esercito italiano), François Géré (presidente dell’Institut Français d’Analyse Stratégique di Parigi), Giulia Pompili (giornalista di Asia Desk e de Il Foglio), Massimiliano Di Pasquale (ricercatore associato presso l’Istituto Germani e responsabile dell’Osservatorio Ucraina dell’istituto medesimo), Claudio Bertolotti (Ph.D., direttore di Start InSight e ricercatore associato ISPI), Chiara Borgini (psicologa e psicoterapeuta esperta di psicologia dell’intelligence), Aldo Torchiaro (giornalista de Il Riformista), Silvano Lucini (ricercatore presso Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies, Università Cattolica del Sacro Cuore), Alessandra Pugnana (ricercatrice presso Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies, Università Cattolica del Sacro Cuore), Federico Oreste Petrozzi (psicologo, psicoterapeuta, Master Certified Coach, docente di Neuro leadership presso il Master Universitario di secondo Livello del CASD), Eugenio Bilardo (Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri Ruolo d’Onore, già Capo Ufficio analisi della Direzione centrale servizi antidroga del Ministero dell’Interno, e Unità tecnico operativa della Direzione generale per gli Affari politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale), Emanuela Dyrmishi (psichiatria e psicoterapeuta, psicofarmacologa, esperta di dipendenze patologiche, analista d’intelligence, terrorismo e sicurezza cibernetica), Massimo Panizzi (Generale di Corpo d’Armata, autore, formatore e consulente strategico), Davide Racca (Intelligence analyst, amministratore della società OFCS REPORT Srls-Observatory Focus for the Culture of Security, e del web magazine ofcs.it, già sottufficiale in forza ai reparti antiterrorismo della Polizia), Luigi Sergio Germani (direttore dell’Istituto Gino Germani).

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